Scarica Sentenza Corte d’Appello di Salerno n. 668-2026
Il caso: un socio, una cooperativa in liquidazione e un lodo su spese di gestione
Un socio di una cooperativa edilizia, posta in liquidazione coatta amministrativa, si era visto notificare un decreto ingiuntivo per il pagamento di circa 25.000 euro, dovuti in forza di un lodo arbitrale irrituale del 2020 che aveva accertato il suo inadempimento rispetto alle spese di gestione sociale maturate fino al 2016. Il socio proponeva opposizione, respinta in primo grado dal Tribunale, e successivamente appello, articolato su tre motivi: la nullità del lodo per violazione del contraddittorio, l’estraneità della pretesa creditoria all’ambito della clausola compromissoria statutaria, e l’omessa pronuncia sulla compensazione con un proprio controcredito di 142.500 euro, relativo alle somme versate per l’acquisto dell’alloggio, ammesso al passivo della liquidazione della cooperativa.
Il contraddittorio nell’arbitrato irrituale: un vizio della volontà, non del procedimento
Il primo motivo di appello viene respinto sulla base di un principio di grande interesse per chi si occupa di arbitrato irrituale anteriore alla riforma del 2006. La Corte ricorda che l’art. 808 ter c.p.c., che disciplina espressamente i motivi di impugnazione del lodo irrituale, si applica solo alle convenzioni arbitrali stipulate dopo il 2 marzo 2006. Per le clausole compromissorie anteriori, come quella statutaria in esame, risalente al 2005, vale il principio, ormai consolidato, secondo cui la violazione del contraddittorio nell’arbitrato irrituale non si configura come un vizio procedimentale in senso proprio, ma come una violazione del contratto di mandato conferito agli arbitri, rilevante solo nella misura in cui abbia determinato un errore essenziale nella loro volontà decisionale, ai sensi dell’art. 1429 c.c.
Ne consegue che chi impugna un lodo irrituale per violazione del contraddittorio deve dimostrare in concreto l’errore di percezione della realtà in cui l’arbitro sarebbe incorso, e non può limitarsi a lamentare di non essere stato ascoltato o di non aver potuto depositare una memoria. Nel caso di specie, il socio aveva presentato il proprio unico atto difensivo fuori dai termini procedimentali stabiliti, dopo aver lasciato decorrere invano due termini precedentemente concessi: la Corte ha quindi escluso qualsiasi effettiva lesione del diritto di difesa, avendo il socio avuto ampia possibilità di partecipare alla formazione del convincimento dell’arbitro.
I limiti della clausola compromissoria: una questione di interpretazione contrattuale
Il secondo motivo di appello contestava che la pretesa della cooperativa, relativa alle spese di gestione sociale, rientrasse nella clausola compromissoria statutaria, che devolveva ad arbitrato le sole controversie sui “diritti disponibili relativi al rapporto sociale”, sostenendo che la pretesa derivasse invece dal diverso rapporto di scambio relativo al trasferimento dell’alloggio assegnato al socio.
La Corte respinge anche questo motivo, ricordando che l’accertamento dei limiti del mandato arbitrale si risolve in un’indagine sull’effettiva volontà delle parti nella stipula della clausola compromissoria, riservata al giudice di merito secondo i criteri di ermeneutica contrattuale. Nel caso concreto, la domanda della cooperativa riguardava specificamente le spese di gestione e amministrazione maturate a carico del socio, questione che rientra pienamente nel rapporto associativo e non nel diverso rapporto di scambio per l’acquisto dell’immobile, per il quale il socio aveva già versato l’intero corrispettivo.
Il motivo accolto: l’omessa pronuncia sulla compensazione
L’unico motivo accolto riguarda la mancata pronuncia, da parte del giudice di primo grado, sull’eccezione di compensazione tra il credito azionato in via monitoria dalla cooperativa e il maggior controcredito vantato dal socio, ammesso al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha ritenuto fondata la violazione dell’art. 112 c.p.c. (corrispondenza tra chiesto e pronunciato), e in riforma della sentenza di primo grado ha dichiarato l’estinzione del credito azionato dalla cooperativa per compensazione con il maggior credito del socio, revocando il decreto ingiuntivo opposto e compensando integralmente le spese del doppio grado di giudizio.
Implicazioni operative per chi assiste parti in arbitrati societari
La sentenza offre indicazioni pratiche di rilievo per chi assiste soci o cooperative in controversie arbitrali fondate su clausole statutarie risalenti. In primo luogo, la distinzione temporale legata all’entrata in vigore del D.Lgs. 40/2006 continua a produrre effetti su arbitrati e lodi che, pur discussi oggi, traggono origine da clausole compromissorie più datate, con conseguenze rilevanti sul regime di impugnabilità. In secondo luogo, chi intende contestare un lodo irrituale per violazione del contraddittorio deve essere pronto a dimostrare, con elementi concreti, come la mancata considerazione delle proprie difese abbia inciso sulla formazione della volontà arbitrale, non essendo sufficiente la sola doglianza procedurale.