Nelle statistiche tre modelli di mediazione a confronto: obbligatorio puro, volontario e “misto”

Modelli di mediazione

Le statistiche della mediazione degli ultimi anni forniscono un quadro molto accurato e interessante, perché permettono il raffronto tra i tre “modelli” normativi utilizzati in Italia negli ultimi tre anni.

  1. Il primo, nel 2012, di mediazione obbligatoria pura, ove cioè i litiganti prima di iniziare una lite, in determinate materie, dovevano attivare una mediazione, pagando anticipatamente per il servizio.
  2. Il secondo, nel 2013, quando l’obbligo del tentativo preliminare di conciliazione era venuto meno per decisione della Corte costituzionale.
  3. Il terzo, da settembre 2013, quando il legislatore ha re-introdotto l’obbligatorietà del tentativo, limitandola però alla partecipazione a un primo incontro di mediazione gratuito, e lasciando alle parti la decisione se procedere o meno (e pagare per il servizio)

Scarica la presentazione delle statistche della mediazione civile al 30 settembre 2014

I dati appena pubblicati dal Ministero della giustizia parlano chiaro sia in termini di numero crescente di mediazioni avviate, sia di tasso di successo. Scontato il crollo delle domande nel 2013, quando il tentativo non era più obbligatorio, ed escludendo dal computo le domande di mediazione nel settore RC auto (oltre 10.000 a trimestre), la cui obbligatorietà è venuta meno con il Decreto del fare, le domande di mediazione, con il nuovo modello normativo, sono sensibilmente aumentate rispetto al 2012. L’adesione al primo incontro di mediazione nel 2014 è quasi del 40%, rispetto al 27% nel 2012. Con la prosecuzione volontaria dopo il primo incontro, poi, anche le percentuali di successo sfiorano il 50%, con una notevole differenza tra organismi: 57,2% delle Camere di Commercio; 38,1% degli organismi forensi.

Anche in termini di tasso di successo, quindi, il nuovo modello vince il confronto rispetto quello nel 2012, che era del 43,9%, e per giunta su un numero inferiore di mediazioni, per via del minor tasso di adesione a quel tempo. In sostanza, quando le parti restano al tavolo con il mediatore l’accordo oggi si trova una volta su due: in 76 giorni, invece dei 1132 necessari per una sentenza solo di primo grado. Al 50% di successo in mediazione va poi aggiunta la percentuale di accordi che si trovano non durante la procedura, ma grazie ad essa, di norma poco tempo dopo. Uno studio dell’Università di Firenze ha calcolato questa ulteriore percentuale si successo nel 28%.

Forza motrice della mediazione, con un 85% dei casi, è chiaramente la condizione di procedibilità, con effetto traino anche sulle procedure volontarie, che nella vigenza del modello volontario erano numericamente inferiori. Se le materie soggette alla condizione di procedibilità fossero ampliate, come ha proposto il Presidente di Corte d’appello di Palermo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, l’effetto deflattivo sulla giustizia civile in generale potrebbe essere imponente. In crescita anche la percentuale di mediazioni ordinate dal giudice: sfiora il 5% (dal modesto 1,7% del 2011) e rappresenta un grande potenziale, poiché incide sul pendente, vera palla al piede della giustizia civile.

La mediazione parrebbe meno performante in alcuni settori, come i contratti bancari, ma il dato è comunque in crescita, rispetto al passato. Anche il settore della responsabilità medica e sanitaria registra solo il 10% di successo. Le assicurazioni, tuttavia, continuano a partecipare molto raramente, rendendo zoppo il tavolo della mediazione. Rafforzare incentivi e sanzioni perché al tentativo di conciliazione partecipino tutti i soggetti necessari pare dunque la strada maestra su cui proseguire la sperimentazione.

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