Il costo nascosto dei conflitti in azienda

C’è una voce di costo che non appare in nessun conto economico. Non perché qualcuno la nasconda, ma perché nessuno sa ancora come misurarla con chiarezza. Eppure è presente in ogni azienda, grande o piccola, ed erode margini, produttività, talento e reputazione ogni singolo giorno. È il costo nascosto dei conflitti. A nominarlo con questa chiarezza è Leonardo D’Urso, CEO di ADR Center, nel video introduttivo dedicato ai vertici aziendali: CEO, CFO, responsabili HR, general counsel e membri del board.

Una voce di costo invisibile ma reale

Il punto di partenza è spiazzante: nessun CFO vi mostrerà questa voce in una slide. Non perché voglia nasconderla, ma perché gli strumenti attuali non sono attrezzati per catturarla. I conflitti aziendali non si iscrivono in un capitolo di bilancio. Si manifestano in modo diffuso: in un progetto che rallenta, in un talento che se ne va, in una riunione improduttiva, in un fornitore perso.

Riconoscere questa voce di costo è già il primo passo per iniziare a gestirla.

I conflitti interni: la guerra silenziosa che consuma energia

Il primo fronte è interno. Conflitti tra colleghi, tra collaboratori e responsabili, tra soci, tra membri del board che hanno smesso di parlarsi da mesi. Non compaiono in nessun documento ufficiale, ma le conseguenze sono concrete: la produttività cala, i migliori se ne vanno, i progetti rallentano, le riunioni diventano campi di battaglia.

Come spiega D’Urso, “l’energia dell’azienda si consuma in una guerra silenziosa tra le mura dell’azienda.” È un costo che si paga ogni giorno, senza che nessuno lo quantifichi e senza che nessuno lo affronti in modo strutturato.

Il contenzioso esterno: il tempo sottratto al business

Il secondo fronte è quello dei rapporti con l’esterno: clienti strategici, fornitori chiave, partner nazionali e internazionali. Quando una relazione commerciale entra in contenzioso, la domanda non è solo chi vincerà in tribunale. La domanda è: a quale prezzo?

Il tempo del CFO e del direttore commerciale si sposta su fascicoli del passato invece che sul business del presente e del futuro. Gli accantonamenti gonfiano il bilancio senza prevedibilità. Il fornitore strategico si perde. I talenti più bravi, esausti da controversie che non finiscono mai, scelgono di andare altrove. Tutto questo mentre il processo medio in Italia dura tra i 3 e i 4 anni.

La funzione aziendale rimasta ferma

Negli ultimi vent’anni, quasi ogni funzione aziendale è stata ripensata: finanza, marketing, supply chain, HR. La gestione del rischio legale e del contenzioso, invece, è rimasta ancorata a un modello che D’Urso definisce ottocentesco: “il ricorso diretto al tribunale.”

Il tribunale, nella sua visione, deve essere l’ultima spiaggia, non la prima. Eppure, nella maggior parte delle aziende italiane ed europee è ancora la risposta automatica a qualsiasi disputa. Questo rende la gestione del contenzioso “una delle più grandi aree di inefficienza delle aziende italiane ed europee, ma anche la più facile da trasformare.”

La soluzione: la mediazione come policy aziendale

La proposta di D’Urso è concreta e operativa. Prevede due azioni integrate.

  • La prima è adottare come policy aziendale la partecipazione a un primo incontro di mediazione prima di qualsiasi ricorso in giudizio. Entro circa un mese dalla richiesta, le parti si siedono, in presenza o online, con un mediatore neutrale e indipendente. Due ore per valutare con metodo tutte le opzioni disponibili. Secondo i dati di ADR Center, nel 70% dei casi l’accordo si raggiunge durante il primo incontro o nelle settimane immediatamente successive. Tempi medi: 3 mesi, non 3 o 4 anni.
  • La seconda è inserire una clausola di mediazione in tutti i contratti aziendali: con i clienti, con i fornitori, con i partner strategici, nei patti parasociali, nei contratti con i dirigenti, nei regolamenti interni. Una clausola che impegna le parti, prima di ricorrere al tribunale, a sedersi per due ore con un mediatore. “La prevenzione si scrive con due righe nel contratto. La gestione si svolge in 2 ore di incontro.“

I risultati si misurano

I benefici non sono astratti. Si misurano in mesi risparmiati, relazioni commerciali preservate, margini difesi e talenti che restano in azienda. Aprire la porta alla mediazione, chiarisce il CFO, non significa rinunciare ai propri diritti: significa esercitarli in modo più rapido, riservato e misurabile.

 

 

ADR Center è il primo organismo di mediazione privato in Italia e in Europa, attivo da 27 anni nell’assistere aziende e multinazionali nella prevenzione e nella gestione efficiente del contenzioso. Per saperne di più o avviare una procedura, visita il nostro sito.

Articoli correlati

Accordo di conciliazione e atto notarile, il notaio Saraceno: «Per le agevolazioni serve un trasferimento con effetti reali immediati»

Leggi l’articolo

Usucapione in mediazione, il notaio Saraceno: «L’accordo non ha efficacia purgativa, le trascrizioni contro l’usucapito restano opponibili»

Leggi l’articolo

la mediazione è la strada del futuro

La mediazione è la strada del futuro: perché gli avvocati devono imparare a negoziare davvero

Per molti anni una parte dell’avvocatura ha considerato la mediazione quasi come un corpo estraneo al proprio lavoro: un passaggio imposto dalla legge, prima di fare causa. Credo che questa visione, fortunatamente, appartenga sempre più al passato. Non perché il processo sia destinato a scomparire e neppure perché tutte le controversie possano essere conciliate. Ci saranno sempre cause che devono essere decise da un giudice, questioni sulle quali è necessario ottenere una pronuncia, parti che non hanno alcuna intenzione di negoziare e situazioni nelle quali, semplicemente, un buon accordo non esiste. Ma pensare oggi che il lavoro dell’avvocato consista essenzialmente nel preparare atti, partecipare alle udienze e attendere una sentenza significa, a mio avviso, guardare a una professione che sta cambiando con gli occhi di ieri.

Leggi l’articolo

Migliaia di avvocati avviano mediazioni con noi. Mettici alla prova.

N.1

del registro al Ministero della Giustizia