Mediazione: una chance perduta, o forse solo rinviata

Giuseppe De PaloLa riscrittura delle norme sulla mediazione era attesa da settimane, forse da tutti. Il Ministro Severino, da subito, aveva dichiarato di voler attendere le motivazioni della Consulta che, limitandosi all’eccesso di delega, di fatto le aveva lasciato campo libero. Nel frattempo, l’inevitabilità di un meccanismo che includa elementi di obbligatorietà è parsa incontestabile: le mediazioni sono calate del 80%, da quando la mediazione è tornata a essere volontaria. Persino quel 20% di procedure volontarie avviate nei mesi scorsi, “trainate” dall’obbligatorietà  è venuto meno: dimostrazione plastica che la mediazione solo volontaria è un ossimoro, non il contrario. Del resto, le mediazioni sono scarsissime in ogni Paese in regime di volontarietà.

Questa situazione, preludio alla decimazione di un settore economico nel quale sono stati fatti forti investimenti, da noi colpisce più duramente proprio gli organismi di mediazione degli avvocati, arrivati nelle grandi città a gestire diverse migliaia di procedure all’anno, e dove i mediatori sono sempre avvocati. Rischia così di chiudersi una porta d’accesso alla giustizia privilegiata per i legali, e un passaggio naturale verso le camere arbitrali forensi, cui il CNF lavora.

Il modello di mediazione emerso in questi giorni non avrebbe richiesto però alcun ‘mea culpa’. La proposta più convincente sul campo, per fare ripartire la mediazione, cambiava infatti aspetti fondamentali del vecchio istituto. Niente più obbligo di svolgere il tentativo di conciliazione, sostituito da un più agevole ed economico “incontro filtro” tra le parti e il mediatore: se le parti si convincono che il tentativo di conciliazione ha possibilità di successo, la mediazione vera e propria può iniziare; diversamente, nel massimo di trenta giorni la procedura finisce senza conseguenze negative. Da qui anche una naturale selezione degli organismi e dei mediatori: solo i migliori convinceranno le parti ad arrivare sino in fondo al tentativo. Cancellati poi gli effetti della vituperata “proposta del mediatore”, che pochi avevano gradito. Il tutto per un periodo sperimentale di quattro anni.

Bruxelles aveva più volte plaudito al modello italiano di mediazione, l’unico a produrre risultati numericamente apprezzabili. Ma l’avvocatura non ha mai digerito il D.lgs. 28/2010. Questo nuovo modello di mediazione avrebbe potuto non solo ridare al Paese uno strumento di cui vi è gran bisogno, ma anche fornire agli altri Paesi Ue, ove le mediazioni arrivano al massimo a poche migliaia all’anno, un esempio importante. Se la vedrà il prossimo Parlamento, che ora non troverà certo una situazione migliore della giustizia civile.

Giuseppe De Palo – Presidente di ADR Center

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