All’interno del progetto finanziato dalla Commissione europea Promotion of International Commercial Arbitration and Other Alternative Dispute Resolution Techniques in MEDA Countries, è stata realizzata da ADR Center una indagine volta ad esaminare le esperienze di un campione esemplificativo di piccole e medie imprese dell’area MEDA – e di avvocati che le rappresentano – in merito alla gestione finanziaria del rischio nelle controversie commerciali internazionali, in particolar modo in riferimento al livello di conoscenza e di utilizzo delle procedure di ADR.
Il sondaggio ha permesso di ricavare dati affidabili, finora scarsi in tale settore Per riuscire a ottenere tutte le importanti informazioni necessarie e quindi anche aumentare l’affidabilità dei dati, il formato delle domande è stato elaborato molto attentamente e il sondaggio è composto di soltanto quindici domande – alcune esperienze precedenti in questo campo hanno ricevuto poche risposte in quanto gli esaminati erano scoraggiati dalla lunghezza del formulari-. Il formulario è stato redatto nelle tre principali lingue della regione (arabo, francese e inglese) e contiene domande dettagliate sull’azienda, sui tradizionali metodi di affrontare le controversie e sul loro costo, sull’ esperienza che hanno in materia di ADR, e su quanto viene percepito importante evitare una lite
Il questionario è stato inviato on-line a più di 1000 persone contattate o incontrate nel corso del progetto (tra loro avvocati, consiglieri generali di società , e rappresentanti di piccole e medie imprese) e a 48 associazioni di artigiani e imprenditori che lo hanno poi distribuito ai rispettivi membri.
I risultati della Survey confermano l’ipotesi dell’intero progetto: il rischio associato a una disputa internazionale costosa e time consuming limita il flusso degli affari sia all’interno dell’area MEDA che tra la sponda sud e nord del Mediterraneo.
L’indagine è stata volta a dimostrare tre importanti ipotesi: 1) l’ incertezza legata alla scarsa conoscenza del sistema legale e i rischi associati alle controversie internazionali possono limitare il flusso di commercio internazionale e 2) le piccole e medie imprese dell’area MEDA tendono ad evitare contratti scritti così che utilizzo di tecniche ADR non può essere stabilito anticipatamente 3) La scarsa conoscenza e il conseguente scarso utilizzo nei Paesi MEDA delle tecniche ADR è più diffusa che nel resto del mondo
Dai questionari emerge che l’arbitrato viene preferito alla mediazione come strumento per risolvere dispute internazionali. Più della metà degli intervistati (il 57%) non si è mai servito di un mediatore. È chiaro quindi che la domanda dei servizi di arbitrato e conciliazione ha enorme potenzialità di sviluppo.
La grande maggioranza degli intervistati (circa il 75%) ha stimato il costo di una lite tra lo 0 e il 2,5% delle sue entrate. Per circa il 6% questi costi rappresentano invece una seria minaccia allo svolgimento dei loro affari, e il loro impatto è stimato al 7,5% delle loro entrate.
Se la litigation fa parte di ogni affare ovunque nel mondo e non può essere eliminata, i costi ad essa associati possono però essere ridotti in modo significativo. Il costo reale del gestire una disputa è legato all’ammontare di tempo necessario per risolverla. Tale “distrazione”porta l’imprenditore a distogliere la sua attenzione dal business oltre al fatto che la lite porta all’interruzione della relazione commerciale con la controparte e quindi una perdita di reddito futuro.
Il rischio della lite associato all’intraprendere un affare con un paese straniero influenza la decisione se firmare o meno un contratto per più della metà degli intervistati (il 57%). Possiamo dedurre dalle risposte che il 14% dei rispondenti non firmerebbero un contratto per la incertezza o scarsa familiarità con il sistema giuridico di un paese straniero. A questo aggiungiamo che circa un quarto dei rispondenti non si serve di contratti scritti e solo la metà chiede un consiglio legale prima di firmare un contratto internazionale. Questa tendenza generale aumenta il rischio dell’insorgere di una controversia e allo stesso tempo la dissicoltà di trovare metodi di risoluzione e prevenzione delle dispute.
La Survey ha infine messo in luce che la maggior parte delle società preferisce
avviare una causa nel proprio paese di appartenenza o fare ricorso all’arbitrato piuttosto che tentare un procedimento di conciliazione. Nonostante i benefici riconosciuti diffusamente alla mediazione la maggioranza delle aziende non la utilizza o lo fa solo raramente. Ciò è dovuto, in parte, alla mancanza di conoscenza del processo e alla carenza di fornitori del servizio affidabili. La maggior parte degli intervistati non sa indicare un centro che offre il servizio di conciliazione nel proprio paese.