L’annoso problema del danno da amianto

Negli Stati Uniti il problema dei risarcimenti per i danni causati dall’amianto è all’ordine del giorno da oltre 20 anni. L’amianto è stato definito il “più grave incidente industriale nella storia americana”.

L’istituto di ricerca RAND ha stimato che fino al 2000 oltre 600.000 persone avevano intentato una causa per i danni da amianto. Diversi studi hanno dimostrato che il contenzioso giudiziale non rappresenta nè il metodo di gestione più efficiente nè il più equo.

Già  nel 1983 il RAND aveva mostrato che le vittime dell’amianto ricevono in media 37 centesimi per ogni dollaro speso in costi legali, cioè una somma inferiore a quanto avviene per altri tipi di lesione. Migliaia di vittime dell’amianto, colpite da gravi malattie, non ricevono alcun risarcimento perchè le aziende sono fallite, spesso proprio a causa delle numerose cause multimilionarie. All’ingiustizia di questa situazione si aggiunge la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Il Congresso degli Stati Uniti sta per approvare un progetto di legge che prevede un sistema uniforme di compensazione per le vittime dell’amianto. È prevista l’istituzione di un fondo di 140 miliardi di dollari destinato a risarcire le vittime in base a un sistema di responsabilità  oggettiva simile a quello previsto per gli infortuni sul lavoro.

In questo modo, il risarcimento verrebbe calcolato in base alla gravità  del danno subito, senza dover provare i fatti in giudizio, secondo i principi della responsabilità  civile extracontrattuale, riducendo notevolmente i costi del contenzioso. Questo assetto rappresenta il risultato di oltre due anni di negoziati fra aziende, sindacati, assicurazioni e avvocati.

Oggi tuttavia una massiccia campagna pubblicitaria accusa i promotori della legge di voler accollare alle finanze federali gli oneri del provvedimento, anche se in base allo schema dovrebbero essere le aziende e le rispettive assicurazioni ad addossarsi le spese di istituzione del fondo.

Secondo i critici, il fondo avrebbe anche previsto una forte contropartita monetaria per gli avvocati, come compensazione per il tetto del 5% fissato per i loro onorari (c.d. patto di quota lite), oggi invece al 33%.

Il sospetto è che dietro a questa campagna vi sia il massiccio sostegno finanziario di quanti sono interessati a non perdere alcuni dei vantaggi legati al vecchio sistema.

Altre obiezioni alla legge sembrano più motivate, come quelle che da un lato intravedono il pericolo di una crescita incontrollata del fondo, o quelle di coloro che all’opposto giudicano le somme stanziate insufficienti e i requisiti per il risarcimento troppo restrittivi.

Luigi Cominelli

 

 

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