La conciliazione non decolla nella World Trade Organization (II parte)

Perchè i metodi di ADR non vengono utilizzati nelle controversie commerciali tra Stati? Abbiamo cercato di dare una prima risposta a questa domanda in un articolo apparso nel numero gennaio di Soluzioni.

Siamo giunti alla conclusione che il procedimento di conciliazione previsto dall’articolo 5 dell’Accordo WTO è utilizzato raramente perchè assomiglia più a una valutazione neutrale effettuata da un terzo nominato da soggetti estranei alla disputa, che non a una conciliazione in senso stretto.

Tuttavia, la Conciliazione ai sensi dell’art. 5 dell’Accordo WTO non costituisce l’unica ipotesi in cui gli Stati coinvolti in una controversia commerciale possono tentare di transigere una disputa con l’assistenza di un terzo neutrale.

L’Accordo WTO prevede diverse “finestre”durante le quali le parti possono avviare altre forme di conciliazione. Ad esempio, la fase di Consultazione prevista all’art. 4, che deve precedere ogni richiesta formale di intervento agli organi del WTO, rappresenta un’occasione ideale per tentare un accordo.

La Consultazione deve essere condotta in via confidenziale e in buona fede, e senza pregiudicare i diritti di ogni altro stato membro. Anche quando viene iniziato il giudizio davanti al Panel, è sempre possibile avviare consultazioni informali durante il procedimento (art. 11), o richiedere una sospensione della procedura per trovare una soluzione alternativa di comune accordo (art. 12).

Nel caso Butter, gli Stati impegnati nella controversia hanno raggiunto un accordo transattivo dopo la decisione del Panel, prima che questa fosse resa pubblica. In linea teorica è possibile conciliare anche in fase di appello (art. 17).

La procedura di conciliazione prevista dall’articolo 5 richiede comunque un ripensamento. La litigiosità  avversariale rischia di privare il sistema diplomatico internazionale di una delle sue caratteristiche più importanti, e cioè la capacità  di risolvere i conflitti attraverso la diplomazia.

Anche secondo i vertici del WTO, le soluzioni condivise dovrebbero rappresentare il metodo di trattamento preferenziale delle dispute. La risoluzione consensuale delle controversie è la chiave di volta di un delicato sistema di diritti e obblighi internazionali che non dispone di mezzi di coercizione molto forti.

Giuseppe De Palo e Luigi Cominelli
da International trade disputes – the WTO regime: What happened to the mediation option? di Miryana Nesic

Articoli correlati

Il costo nascosto dei conflitti in azienda

C'è una voce di costo che non appare in nessun conto economico. Non perché qualcuno la nasconda, ma perché nessuno sa ancora come misurarla con chiarezza. Eppure è presente in ogni azienda, grande o piccola, ed erode margini, produttività, talento e reputazione ogni singolo giorno. È il costo nascosto dei conflitti. A nominarlo con questa chiarezza è Leonardo D'Urso, CEO di ADR Center, nel video introduttivo dedicato ai vertici aziendali: CEO, CFO, responsabili HR, general counsel e membri del board.

Leggi l’articolo

Gli accordi in mediazione con la P.A. dopo la riforma

Con l’entrata in vigore della Legge n. 1/2026, il legislatore ha tracciato un solco definitivo per promuovere la partecipazione della Pubblica Amministrazione ai tavoli mediativi. La riforma punta a incentivare la stipula di accordi conciliativi sui diritti disponibili, offrendo ai funzionari pubblici le tutele necessarie per prevenire e risolvere le liti senza il timore di incorrere in responsabilità erariali per colpa grave.

Leggi l’articolo

il ruolo del mediatore

Il ruolo del mediatore

Le parti che arrivano in mediazione di solito sanno già molte cose. Gli avvocati le hanno preparate: modalità, tempi, ruoli. Eppure, Andrea Zanello – avvocato e mediatore di ADR Center – ritiene utile rispiegare il reale ruolo del mediatore con parole diverse, più accessibili. Lo fa attraverso tre metafore.

Leggi l’articolo

Migliaia di avvocati avviano mediazioni con noi. Mettici alla prova.

N.1

del registro al Ministero della Giustizia