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La conciliazione non decolla nella World Trade Organization (I parte)

De Palo, G. - Cominelli, L.
GIUSEPPE DE PALO, avvocato specializzato in diritto commerciale internazionale, è Professore di ADR Law and Practice presso la Hamline University School of Law. Presidente di ADR Center SpA, la prima e più grande società privata italiana fornitrice di servizi di conflict management e risoluzione delle controversie in ambito commerciale, ha svolto l’attività di mediator in alcune tra le più importanti e complesse liti commerciali internazionali, ed è stato uno tra i dieci esperti internazionali invitati dalla Direzione Generale Giustizia e Affari Interni della Commissione Europea a stilare l’“European Code of Conduct for Mediators”. Ha ricoperto il ruolo di Team Leader in diversi progetti internazionali aventi ad oggetto la promozione dell’arbitrato e della conciliazione (MEDA), la diffusione e l’espansione delle tecniche di mediazione ed il rafforzamento delle pratiche legislative, nonché la garanzia di accesso alla giustizia per tutti i cittadini mediante una serie di attività formative rivolti a esponenti della magistratura, dell’avvocatura e dell’imprenditoria locale (Turchia e Marocco). Dal 2008 è Team Leader di un progetto in Nigeria finanziato dalla World Bank, che vuole diffondere le tecniche di ADR per la soluzione commerciale di controversie attraverso la creazione a livello locale di nuovi provider di servizi di mediazione e di enti di formazione specializzati in materia. Dal 2009 è anche Team Leader di un progetto in Barbados, finanziato dalla Inter American Development Bank, il cui obiettivo è la formazione di magistrati e avvocati sulle principali tecniche di ADR in modo da favorirne la sostenibilità all’interno dell’intera comunità locale. E’ anche Team Leader in due progetti di Civil Justice che mirano a diffondere in tutti i paesi dell’Unione Europea le tecniche di mediazione attraverso l’utilizzo di training, conferenze e sondaggi.

LUIGI COMINELLI
è ricercatore presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, e insegna sociologia del diritto e sociologia della pubblica amministrazione presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria. È autore di numerosi articoli e saggi sulla risoluzione delle dispute e di un libro sul Mediatore europeo (Giuffrè 2005). Nel 2004 è stato visiting fellow presso il Program on Negotiation - Harvard Law School e presso l’Università di Wollongong – NSW, Australia. È attualmente Segretario generale e membro del Board dell’ISA-Research Committee on Sociology of Law, nonché componente del Collegio dei docenti del R. Treves International Phd Programme in Law and Society. Tra i suoi interessi di ricerca principali vi sono la mediazione, i metodi di risoluzione alternativa delle dispute, gli ombudsman e la negoziazione.
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L’opzione della conciliazione nelle controversie commerciali tra Stati è stata fino ad oggi poco sfruttata. Da un certo punto di vista ciò è sorprendente, visto che nella conciliazione le parti hanno la possibilità  di scegliere il tipo di procedura e la quantità  di informazioni da rivelare all’avversario, oltre a scegliere autonomamente il conciliatore secondo la sua esperienza e la sua autorevolezza.

Queste sono in teoria le caratteristiche ottimali in un negoziato internazionale: la conciliazione tra gli Stati permette di mantenere buone relazioni diplomatiche. In generale, la conciliazione aiuta inoltre a definire meglio i termini della questione, consente di superare le difficoltà  di comunicazione, promuove il dialogo, incoraggia le parti ad assumersi la responsabilità  della situazione e delle decisioni che verranno prese.

Il sistema di risoluzione delle dispute del WTO è ormai in funzione da più di 10 anni e prevede sia procedure di risoluzione aggiudicativa sia procedure conciliative. Attraverso di esso sono passate quasi 400 controversie in materia di commercio fra Stati. La procedura aggiudicativa di risoluzione delle dispute dinnanzi al Panel è la più utilizzata, ma è piuttosto lunga, complessa e dispendiosa.

I tempi sono in media di 1 anno dall’avvio del procedimento alla pronuncia, senza contare il periodo necessario a implementare la decisione, che spesso è ancora più lungo. Questa procedura ha carattere nella sostanza aggiudicativo. La decisione del Panel è, infatti, vincolante e può essere appellata. La decisione può essere utilizzata dallo Stato che ha prevalso per adottare contromisure, nel caso in cui la controparte soccombente non ottemperi spontaneamente. Visti i suoi costi, i paesi in via di sviluppo e i paesi più poveri non utilizzano quasi mai questa procedura.

Tuttavia, la conciliazione prevista dall’art. 5 dell’Accordo WTO che regola le procedure di risoluzione delle dispute viene utilizzata molto raramente, nonostante il fatto che possa essere avviata in parallelo alla procedura presso il Panel. Anche la possibilità  che gli Stati hanno di risolvere amichevolmente le loro dispute al di fuori della procedura prevista dall’art. 5 è usata di rado.

La disputa fra Stati Uniti ed Unione europea sui rispettivi aiuti alle industrie aeronautiche Boeing e Airbus potrebbe rappresentare un banco di prova interessante per la conciliazione. Ma in questa prima fase le parti hanno preferito continuare i negoziati bilaterali diretti, per tentare di risolvere la questione prima di arrivare davanti al Panel.

Nel prossimo numero di Soluzioni cercheremo di capire perchè la conciliazione nel WTO fino ad ora non ha funzionato come era lecito aspettarsi. Una delle risposte plausibili è che la procedura prevista dall’art. 5 non consente di sfruttare al meglio tutti i benefici della conciliazione, ed è in effetti più simile all’early neutral evaluation.

Giuseppe De Palo e Luigi Cominelli

Da International trade disputes – the WTO regime: What happened to the mediation option? di Miryana Nesic

 

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