La conciliazione in Russia ed Ucraina: i primi passi di un cambiamento utile e necessario

Dalla dissoluzione dell’URSS, avvenuta il 31 dicembre 1991, il panorama commerciale ed il mondo degli affari hanno subito una mutazione radicale in Russia ed in Ucraina. Migliaia di imprese russe ed ucraine sono state privatizzate e il numero di società  a partecipazione e ad investimenti esteri è cresciuto in maniera esponenziale. Conseguentemente, gli investitori occidentali si sono trovati sempre più coinvolti in controversie commerciali con fornitori o clienti di entrambi i paesi.

La risoluzione delle controversie legali nei tribunali della Federazione russa ed in Ucraina, tuttavia, risulta essere difficile se non addirittura impossibile. A causa della scarsità  delle risorse devolute a tali strutture, questi paesi sono stati incapaci di formare personale adeguato e sostenere un sistema burocratico e giudiziario moderno. Di conseguenza, in molti casi accade che alcuni soggetti o aziende si trovino senza una reale possibilità  di rivendicare i propri diritti attraverso i tribunali.

In questo contesto, le tecniche di ADR non solo rappresentano una soluzione economicamente più sensata, ma maggiormente accessibile per gli utenti del “servizio giustizia”. Centri indipendenti per la conciliazione (come l’Ukrainian Conflict Resolution Association, l’Ukrainian Mediation Group, il Moscow Center on Conflict Resolution, Prevention and Research, ed il St. Petersburg (Russia) Conflict Resolution Center), in genere sostenuti e finanziati da organizzazioni non governative occidentali come l’American Bar Association e il Search for Common Ground, stanno cominciando ad offrire servizi di conciliazione in materia di controversie familiari, commerciali e di lavoro.

Per questi motivi, secondo alcuni studiosi ed esperti di commercio internazionale, è auspicabile che le società  investitrici straniere incorporino nei loro statuti ed in tutti i contratti clausole che prevedano la conciliazione e l’arbitrato come metodi risolutivi delle eventuali controversie. La clausola di conciliazione, in particolare, può risultare utile nel caso in cui entrambe le parti siano interessate ad instaurare relazioni durature o a tutelare la loro reputazione nell’ambiente di lavoro: risultati che fino a qualche anno fa potevano apparire irraggiungibili alle aziende occidentali.

(Elena Ciancio)

Articolo inserito in SOLUZIONI Novembre 2002

Articoli correlati

Il costo nascosto dei conflitti in azienda

C'è una voce di costo che non appare in nessun conto economico. Non perché qualcuno la nasconda, ma perché nessuno sa ancora come misurarla con chiarezza. Eppure è presente in ogni azienda, grande o piccola, ed erode margini, produttività, talento e reputazione ogni singolo giorno. È il costo nascosto dei conflitti. A nominarlo con questa chiarezza è Leonardo D'Urso, CEO di ADR Center, nel video introduttivo dedicato ai vertici aziendali: CEO, CFO, responsabili HR, general counsel e membri del board.

Leggi l’articolo

Gli accordi in mediazione con la P.A. dopo la riforma

Con l’entrata in vigore della Legge n. 1/2026, il legislatore ha tracciato un solco definitivo per promuovere la partecipazione della Pubblica Amministrazione ai tavoli mediativi. La riforma punta a incentivare la stipula di accordi conciliativi sui diritti disponibili, offrendo ai funzionari pubblici le tutele necessarie per prevenire e risolvere le liti senza il timore di incorrere in responsabilità erariali per colpa grave.

Leggi l’articolo

il ruolo del mediatore

Il ruolo del mediatore

Le parti che arrivano in mediazione di solito sanno già molte cose. Gli avvocati le hanno preparate: modalità, tempi, ruoli. Eppure, Andrea Zanello – avvocato e mediatore di ADR Center – ritiene utile rispiegare il reale ruolo del mediatore con parole diverse, più accessibili. Lo fa attraverso tre metafore.

Leggi l’articolo

Migliaia di avvocati avviano mediazioni con noi. Mettici alla prova.

N.1

del registro al Ministero della Giustizia