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Il dibattito sulla nuova legge: il contributo della mediazione per la produttività del sistema giustizia

Marcello Marinari
Magistrato in quiescenza dal 1 luglio 2010. Capo della Segreteria del Sottosegretariato di Stato alla Giustizia e addetto al Gabinetto del Ministro, Servizio Coordinamento Affari Internazionali, è stato Consigliere addetto al servizio civile presso la Corte d’Appello di Milano e poi nominato Presidente del Tribunale di Montepulciano nel 2008. E’ stato Presidente del Comitato delle Istituzioni per lo Sviluppo della Conciliazione (CISCON) promosso dalla Corte di Appello di Milano e da altre istituzioni del distretto. Ha svolto numerose attività di studio di Diritto Comparato presso gli uffici giudiziari penali inglesi, francesi ed ha partecipato a diversi seminari presso le Corti federali e statali della California in materia di ADR. E’ stato docente nell’ambito del IV modulo del Master di II livello in “Gestione e risoluzione dei conflitti. Quadro giuridico, teorie relazionali e tecniche di risoluzione alternativa delle controversie (ADR)”, nel maggio 2007 presso l’Università degli studi di Roma Tre – Facoltà di Giurisprudenza. E’ stato relatore di molti corsi sull’ADR. Nell’ambito delle attività di ufficio del Ministero della Giustizia ha svolto una missione a Londra per lo studio e la raccolta dei dati nell’ambito dell’organizzazione della giustizia civile e dell’ADR, incontrando i rappresentanti del Centre for Effective Dispute Resolution. Vanta numerose pubblicazioni nel settore dell’ADR.
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Il contributo della mediazioneIn Italia, come ci dicono le uniche indagini statistiche svolte in materia (l’ultima quella della Commissione Mirabelli), circa il 50% delle cause civili non si conclude con una sentenza, ed è un dato poco conosciuto, e, come si dice adesso, poco “percepito” non solo dal grosso pubblico, ma anche da parte degli addetti ai lavori.

La mediazione, così come qualunque meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie, e come è avvenuto anche in altri paesi,  si pone quindi come uno strumento per giungere all’accordo, che comunque ci sarebbe ugualmente, in un tempo minore, e con un costo inferiore, incidendo invece in modo meno significativo sulla fascia di controversie che sono destinate a concludersi con una decisione giudiziale.

Una riduzione importante del numero delle cause pendenti, ed innanzitutto delle nuove iscrizioni, non avrebbe solo un effetto positivo sulla durata media e massima delle cause civili, a parità di produttività del sistema, ma avrebbe anche un effetto positivo sul piano qualitativo, ed un effetto particolarmente positivo per gli avvocati, oltre che per i loro clienti, che, per la verità, meriterebbero di essere considerati, come non sempre avviene, i veri protagonisti, e non solo come destinatari di effetti “collaterali”.

Una forte selezione delle cause pendenti, infatti, con la conseguente riduzione dei tempi di definizione, porterebbe ad un incremento del “fatturato”medio annuale, che si aggiungerebbe a quello derivante dall’assistenza alle parti nei procedimenti di mediazione, il cui numero comporterebbe verosimilmente una saldo positivo anche in una prospettiva di minore compenso unitario.

Tutto questo, per parlare solo degli aspetti economici, che non sono i soli da prendere in considerazione, perché la giurisdizione, di cui gli avvocati sono una componente di importanza decisiva, ha solo da guadagnare dall’introduzione di nuovi strumenti di definizione, che potrebbero restituirle centralità e dignità, e con ciò anche più efficacia.

La diversificazione degli esiti delle controversie e degli strumenti per definirle è del resto un fenomeno in crescita in tutti i paesi occidentali, anche basati su sistemi molto distanti tra loro, e si tratta di una tendenza inarrestabile, che è certamente meglio cercare di governare, assicurando il rispetto dei diritti dei cittadini anche in questo nuovo settore, piuttosto che ignorare, favorendo proprio in questo modo quella “privatizzazione” senza garanzie che si afferma invece di voler evitare.

3 Commenti

  1. Grazie per aver condiviso un dato molto interssante che non conoscevo. La mediazione potrà sicuramente contribuire a chiudere tutte le cause che ingolfano inutilmente i nostri tribunali. Sara

  2. Credo che il successo di questa legge dipende molto dai giudici. Dovrebbero delegare al tentativo di mediazione moltissimi fascicoli e sopratutto punire parti e avvocati che abusano del diritto e del sistema.

  3. Ho fiducia nell’istituto della Mediazione. L’intervento dei Mediatori sarà positivo per il disbrigo, nei vari settori, dei conflitti che avranno una risoluzione più rapida e più umana in quanto il rapporto che si instaurerà tra le parti sarà più ricco di scambio di precisazioni e di contenuti.

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