Scarica Sentenza Tribunale di Napoli n. 9582-2026
Il caso: opposizione a decreto ingiuntivo e regresso bancario dopo la sanzione di Banca d’Italia
Con la sentenza n. 9582/2026, pubblicata il 9 giugno 2026, il Tribunale di Napoli, sezione specializzata in materia di impresa, ha deciso un’opposizione a decreto ingiuntivo che ripropone un tema di crescente rilievo per il contenzioso bancario e societario: i confini applicativi delle condizioni di procedibilità della domanda giudiziale.
La vicenda trae origine da una sanzione amministrativa pecuniaria irrogata da Banca d’Italia nel 2013 nei confronti di più esponenti aziendali di un istituto di credito, per irregolarità nella gestione del credito e carenze nei controlli interni riscontrate durante un’ispezione. In applicazione del previgente art. 145, comma 10, del Testo Unico Bancario, la banca ha risposto in solido del pagamento della sanzione, con l’obbligo di legge di esercitare successivamente il regresso nei confronti dei singoli responsabili.
Dopo aver versato l’intero importo, la banca (nel frattempo incorporata in un altro istituto per fusione) ha agito in via monitoria contro l’ex amministratore per ottenere il pagamento della quota a lui imputata, pari a 24.500 euro. L’ex amministratore ha proposto opposizione, sollevando plurime eccezioni: dalla prescrizione del credito, alla presunta abrogazione della norma sanzionatoria, fino a due eccezioni di rito che meritano particolare attenzione per chi si occupa di mediazione, ovvero il mancato esperimento sia della negoziazione assistita sia della mediazione obbligatoria.
Il Tribunale ha respinto integralmente l’opposizione, confermando il decreto ingiuntivo. Oltre ai profili di rito, la sentenza ribadisce che l’azione di regresso bancario ex art. 145 TUB è autonoma per legge e non una surrogazione, che si prescrive nel termine ordinario decennale (e non in quello quinquennale invocato dall’opponente) e che non richiede una previa delibera assembleare ex art. 2393 c.c., trattandosi di un obbligo di recupero imposto dalla legge e non di una scelta discrezionale della società.
Il perimetro della condizione di procedibilità: perché né la mediazione né la negoziazione assistita si applicano
Il punto di maggiore interesse per gli operatori della mediazione riguarda il modo in cui il Tribunale ha trattato le due eccezioni di improcedibilità. È importante chiarire subito un equivoco possibile: il Tribunale non ha affermato che negoziazione assistita e mediazione siano procedure equivalenti, né che l’una possa sostituire l’altra. Ha semplicemente accertato, per ciascuna delle due, che la materia in questione esula dal proprio specifico ambito di applicazione. Si tratta di due esclusioni distinte, fondate su norme diverse, che si sommano senza mai sovrapporsi.
Quanto alla negoziazione assistita, l’art. 3 del d.l. n. 132/2014 (convertito con modifiche dalla legge n. 162/2014) esclude espressamente dal proprio ambito applicativo i procedimenti per ingiunzione, inclusa la successiva fase di opposizione. Il Tribunale richiama questo principio in modo lineare: la procedura monitoria, e la sua eventuale opposizione, non rientra tra le controversie per le quali la negoziazione assistita costituisce condizione di procedibilità. Non è quindi in discussione se la materia bancaria richieda o meno negoziazione assistita in astratto, ma se il rito monitorio ne sia strutturalmente escluso, e la risposta è affermativa.
Quanto alla mediazione, il ragionamento si sposta sull’art. 5 del d.lgs. n. 28/2010, che elenca le materie per le quali l’esperimento della mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda, tra cui figurano anche i contratti bancari e finanziari. Il Tribunale osserva innanzitutto, in via generale, che anche laddove la mediazione fosse applicabile alla fase di opposizione a decreto ingiuntivo, la sua omissione non determinerebbe un’improcedibilità immediata, bensì la concessione di un termine per l’avvio del tentativo. Ma nel caso specifico questo passaggio si rivela superfluo, perché l’azione di regresso esercitata dalla banca contro l’esponente responsabile dell’illecito non rientra affatto tra le materie soggette a mediazione obbligatoria ex art. 5 cit. Il Tribunale richiama sul punto un precedente conforme (Trib. Teramo n. 314/2025) e chiarisce la ragione sostanziale dell’esclusione: l’azione ha sì natura civilistica, ma trae origine da un provvedimento sanzionatorio amministrativo, per il quale la legge prevede riti e tutele speciali che la sottraggono al perimetro dei “contratti bancari e finanziari” rilevanti ai fini della mediazione obbligatoria.
In sintesi, le due esclusioni operano su piani autonomi: la negoziazione assistita non si applica perché la materia rientra nel rito monitorio, escluso in radice dall’art. 3 d.l. 132/2014; la mediazione non si applica perché la specifica azione di regresso bancario derivante da sanzione amministrativa non rientra tra i contratti bancari e finanziari elencati dall’art. 5 d.lgs. 28/2010. Nessuna delle due conclusioni deriva dall’altra, e non vi è alcun principio di sostituibilità tra le due procedure.
Implicazioni pratiche per chi gestisce opposizioni a decreto ingiuntivo in ambito bancario
Per gli avvocati che assistono banche o ex esponenti aziendali in controversie di regresso, la sentenza offre alcune indicazioni operative utili.
La prima riguarda il metodo: davanti a un’eccezione di improcedibilità per omessa mediazione o negoziazione assistita, non basta verificare se la controparte formalmente appartenga al settore bancario. Occorre qualificare con precisione la causa petendi dell’azione. Un’azione di regresso che trae origine da una sanzione amministrativa pubblicistica non è automaticamente equiparabile a una controversia su un contratto bancario o finanziario ai fini dell’art. 5 d.lgs. 28/2010, anche se le parti in causa sono un istituto di credito e un suo ex amministratore.
La seconda riguarda la fase processuale: chi propone opposizione a un decreto ingiuntivo dovrebbe considerare che l’intero procedimento monitorio, compresa l’opposizione, resta fuori dal perimetro della negoziazione assistita per espressa previsione dell’art. 3 d.l. 132/2014, a prescindere dalla materia sottostante. È un’esclusione strutturale legata al rito, non alla materia, e va tenuta distinta dall’analisi sulla mediazione.
La terza riguarda la strategia difensiva nel merito: la sentenza conferma che l’azione di regresso bancario ex art. 145 TUB si prescrive nel termine ordinario decennale, decorrente dal pagamento della sanzione, e non richiede una previa delibera assembleare, trattandosi di un obbligo legale autonomo e non di un’azione sociale di responsabilità. Chi difende un ex amministratore convenuto in regresso deve quindi concentrare le proprie difese sul merito della responsabilità individuale e sulla prova del pagamento, piuttosto che su eccezioni di rito che, come dimostra questa pronuncia, hanno margini di accoglimento molto ridotti in questa specifica tipologia di controversie.