Scarica Sentenza Tribunale di Avellino N. 843-2026
La decisione del Tribunale di Avellino merita attenzione perché intercetta un problema molto concreto, destinato a crescere con l’espansione delle piattaforme telematiche: la mediazione online può rendere irrilevante il radicamento territoriale dell’organismo? La risposta del giudice è netta: no. E questa risposta, letta bene, non è affatto ostile alla mediazione; al contrario, ne difende la serietà e impedisce che la telematica diventi un modo per svuotarne le garanzie essenziali.
Il caso
La controversia nasce da un’opposizione a decreto ingiuntivo relativa a un credito derivante da un contratto di finanziamento al consumo. La parte opposta, a cui gravava l’onere di attivare la mediazione obbligatoria in quanto attrice in senso sostanziale, avvia la procedura dopo l’assegnazione del termine da parte del giudice. L’opponente, però, eccepisce che la mediazione non è stata validamente svolta: l’organismo prescelto non aveva una sede nel circondario del Tribunale di Avellino e l’intera procedura era stata gestita esclusivamente in modalità telematica, tramite la sede centrale dell’organismo, situata altrove.
Il Tribunale ritiene fondata l’eccezione e ne trae la conseguenza processuale più severa: la mediazione non può considerarsi validamente esperita, la domanda monitoria è improcedibile e il decreto ingiuntivo deve essere revocato.
Il principio affermato dal Tribunale
Il cuore della decisione sta nell’interpretazione dell’art. 4, comma 1, del d.lgs. 28/2010, secondo cui la domanda di mediazione deve essere depositata presso un organismo “nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia”. Il Tribunale di Avellino legge questa regola in modo rigoroso e sostanziale: la competenza territoriale dell’organismo non è un dettaglio organizzativo né un requisito meramente formale, ma una condizione funzionale a garantire la corretta partecipazione delle parti alla procedura.
Da qui la conclusione: se l’organismo non ha una sede nel circondario del giudice competente, la mediazione non è idonea a soddisfare la condizione di procedibilità, anche se il procedimento si è svolto online. La domanda di mediazione proposta a un organismo territorialmente incompetente, afferma il Tribunale richiamando altri precedenti di merito, è tamquam non esset.
Perché la sentenza è positiva per la mediazione
A una prima lettura, qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una pronuncia restrittiva, quasi ostile alla flessibilità organizzativa della mediazione telematica. In realtà è vero il contrario. La sentenza è importante proprio perché prende sul serio la mediazione e ne difende la struttura.
- La telematica non può diventare un alibi
Il primo dato positivo è questo: il Tribunale rifiuta l’idea che la digitalizzazione consenta di sciogliere ogni legame tra procedura e territorio. La mediazione online è certamente una risorsa, ma non può trasformarsi in uno strumento per scegliere organismi ovunque collocati sul territorio nazionale, prescindendo dalle regole di competenza. Se così fosse, la competenza territoriale diventerebbe un simulacro e la mediazione perderebbe una parte importante della sua serietà istituzionale.
- Viene protetta la posizione della parte convocata
Questo è probabilmente il punto più interessante in chiave MondoADR. Il Tribunale valorizza il fatto che la partecipazione da remoto è una facoltà della parte, non una scelta unilaterale di chi avvia la mediazione. La procedura telematica non può essere imposta come unica modalità da un organismo privo di sede locale, perché ciò finirebbe per comprimere il diritto della parte invitata a scegliere come partecipare.
La sentenza, quindi, non difende un formalismo geografico fine a sé stesso, ma una garanzia concreta di libertà e di effettività della partecipazione.
- Si tutela la possibilità di una partecipazione reale, non solo virtuale
Il Tribunale richiama in modo convincente anche la disciplina introdotta sull’utilizzo della modalità telematica, osservando che il sistema continua a presupporre l’esistenza di una sede fisica di riferimento. Questo è particolarmente evidente laddove la normativa considera la possibilità che non tutte le parti acconsentano alla gestione digitale integrale delle firme, imponendo in tal caso l’apposizione analogica davanti al mediatore. Senza una sede fisica nel circondario competente, questa garanzia si svuota.
In altre parole, la sentenza ricorda che la mediazione telematica non sostituisce il luogo della mediazione: lo integra, ma non lo cancella.
Un messaggio molto attuale: innovazione sì, ma non a scapito delle garanzie
La pronuncia del Tribunale di Avellino si colloca bene dentro il dibattito attuale sulla trasformazione digitale della giustizia e degli ADR. La direzione di marcia verso strumenti più flessibili e più tecnologici è evidente e in larga misura condivisibile. Ma proprio per questo diventa fondamentale evitare che l’innovazione venga usata per ridurre le garanzie delle parti o per svuotare il significato delle regole poste a presidio della procedura.
La sentenza dice, in sostanza, una cosa molto chiara: la mediazione può essere moderna senza diventare arbitraria. Può svolgersi online, ma non per questo può prescindere dal corretto radicamento territoriale dell’organismo. Può essere più agile, ma non per questo può comprimere la facoltà della parte convocata di scegliere la modalità di partecipazione.
Il profilo regolamentare: il superamento del vecchio “avvalimento”
Molto interessante è anche il passaggio in cui il Tribunale valorizza l’evoluzione normativa intervenuta sul piano regolamentare. La sentenza osserva che il vecchio art. 7 del D.M. 180/2010, che consentiva all’organismo di avvalersi di strutture, personale e mediatori di altri organismi, è stato abrogato con il D.M. 150/2023, entrato in vigore il 15 novembre 2023. Il nuovo assetto non prevede più un meccanismo analogo.
Il significato pratico è rilevante: non basta più richiamare convenzioni o forme di appoggio esterno per giustificare la presenza territoriale dell’organismo. Il Tribunale, in linea con altra giurisprudenza di merito richiamata in motivazione, mostra di richiedere una sede propria, principale o secondaria, nel circondario competente.
Questo passaggio rafforza ulteriormente il messaggio di fondo della sentenza: la mediazione è uno strumento serio e strutturato, non una procedura puramente virtuale sganciata da ogni radicamento territoriale.
Le conseguenze processuali: improcedibilità e revoca del decreto
Poiché si trattava di una controversia in materia bancaria introdotta con decreto ingiuntivo, il mancato valido esperimento della mediazione produce l’effetto già tracciato dalle Sezioni Unite del 2020: se la parte opposta, onerata dell’attivazione della procedura, non assolve correttamente tale onere, la domanda monitoria è improcedibile e il decreto va revocato. Il Tribunale applica questa regola con coerenza e accoglie l’opposizione proprio per la questione pregiudiziale di rito.
La severità dell’esito mostra bene quanto la scelta dell’organismo non possa essere trattata come una formalità secondaria.
Il messaggio operativo per avvocati e operatori
Per i professionisti che assistono banche, finanziarie o cessionari di crediti, la sentenza è un avvertimento molto preciso: la mediazione telematica non consente scorciatoie sul piano territoriale. L’organismo va scelto con attenzione e deve avere una sede nel circondario del giudice competente. Diversamente, l’intera procedura rischia di essere considerata inutiliter data, con conseguenze anche molto gravi sul processo.
Per il mondo della mediazione, invece, la pronuncia ha un valore quasi di sistema: ricorda che la modernizzazione dell’istituto non può andare a scapito del suo equilibrio. L’innovazione digitale è utile solo se si inserisce dentro una struttura procedurale ancora capace di garantire effettività, libertà e correttezza del confronto.
Conclusione
La sentenza del Tribunale di Avellino è una pronuncia importante perché affronta un tema destinato a incidere sempre di più sulla pratica degli ADR: la compatibilità tra mediazione telematica e criterio di competenza territoriale. Il principio affermato è netto e, a ben vedere, salutare: la modalità online non cancella il territorio, e la digitalizzazione non può essere usata per aggirare le regole dell’istituto.
Si tratta di una decisione favorevole alla mediazione proprio perché ne difende la serietà. La mediazione funziona davvero solo se resta accessibile, corretta e rispettosa delle garanzie di entrambe le parti. E questo significa anche pretendere che l’organismo sia realmente radicato nel luogo della controversia, lasciando alla parte convocata — non a chi avvia la procedura — la scelta se partecipare in presenza o da remoto.