Scarica Sentenza Tribunale di Roma n. 3588-2026
La controversia nasce da un’opposizione a decreto ingiuntivo in materia di subappalto. L’opponente deduceva, tra l’altro, che i contratti stipulati tra le parti contenevano una clausola che prevedeva il ricorso preventivo alla mediazione, espressamente qualificata come condizione di procedibilità dell’azione giudiziale. Su questa base sosteneva l’improcedibilità della domanda monitoria. Il Tribunale, tuttavia, rileva che la parte opposta ha documentato di avere effettivamente promosso la procedura davanti all’organismo indicato nei contratti e di avere prodotto il verbale negativo, formatosi per mancata partecipazione della parte invitata. Per questa ragione, l’eccezione viene superata.
Il primo profilo davvero utile della sentenza sta proprio qui. Il Tribunale richiama l’art. 5-sexies del d.lgs. 28/2010 e afferma con chiarezza che, quando il contratto contiene una clausola di mediazione, l’esperimento della procedura costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Il messaggio è importante, perché conferma che la mediazione pattizia non è una clausola ornamentale o priva di effettività, ma un passaggio processualmente rilevante, capace di incidere sull’accesso alla tutela giurisdizionale.
La decisione è favorevole alla mediazione proprio perché ne valorizza la serietà. Non basta richiamare astrattamente una clausola ADR per paralizzare il giudizio; occorre verificare se il tentativo sia stato realmente instaurato. Ma, una volta accertato che la procedura è stata effettivamente attivata davanti all’organismo convenzionalmente indicato e che si è conclusa negativamente per mancata comparizione della controparte, la condizione di procedibilità deve ritenersi soddisfatta. In questo senso, il Tribunale adotta una lettura sostanziale e non meramente formalistica dell’istituto.
Ancora più interessante è il secondo passaggio della sentenza, relativo alla domanda riconvenzionale di penale proposta dall’opponente. Su questo punto il Tribunale afferma che, pur in assenza del previo esperimento della mediazione prevista dal contratto, non può essere dichiarata l’improcedibilità della riconvenzionale, richiamando il principio delle Sezioni Unite n. 3452/2024, secondo cui la mediazione obbligatoria si collega all’atto introduttivo del giudizio e non alle domande riconvenzionali.
Questo passaggio merita attenzione perché evita una deriva eccessivamente formalistica. La logica della mediazione, infatti, è quella di offrire alle parti un’occasione di confronto prima che la causa venga instaurata. Una volta che il processo è già pendente, quella funzione preventiva è già stata consumata. Pretendere un nuovo previo tentativo per ogni domanda riconvenzionale significherebbe trasformare la mediazione in una sequenza di filtri processuali interni al giudizio, anziché in uno strumento di possibile composizione anticipata della lite. Il Tribunale di Roma si muove quindi in una prospettiva coerente con la funzione deflattiva dell’istituto.
Il pregio della pronuncia sta proprio nell’equilibrio. Da un lato, si riconosce piena efficacia alla clausola di mediazione e si afferma che essa produce un vero effetto processuale, imponendo il previo tentativo di composizione. Dall’altro, si chiarisce che questo effetto non si espande automaticamente a tutte le domande che si inseriscono successivamente nello stesso processo. In tal modo, la mediazione viene valorizzata senza essere trasformata in un meccanismo inutilmente dilatorio.
Naturalmente, il limite della sentenza va tenuto presente. Il cuore complessivo della decisione riguarda poi soprattutto il merito del rapporto di subappalto, la prova del credito, la CTU, l’estensione della domanda dell’opposto e l’infondatezza della penale per ritardo.
Il principio che emerge dalla pronuncia è chiaro: la clausola contrattuale di mediazione produce una vera condizione di procedibilità della domanda giudiziale, ma la domanda riconvenzionale non richiede un autonomo previo esperimento della procedura. È una soluzione condivisibile, perché tiene insieme due esigenze essenziali: dare effettività alla mediazione convenzionale e, allo stesso tempo, impedirne un uso eccessivamente estensivo e formalistico all’interno del processo già instaurato.