Sono sempre più numerose, ormai, a dispetto di chi ama violare la legge, le pronunce giurisprudenziali che dichiarano l’improcedibilità della domanda giudiziale per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, nelle materie previste dal D. Lgs. 28/10.

Si inserisce in questa serie la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme del 22 giugno, che in una causa in materia locatizia, rientrante quindi tra quelle assoggettate all’obbligatorietà, ha dichiarato l’improcedibilità della domanda, visto che non era stato attivato il tentativo di conciliazione, nonostante il termine assegnato alle parti.

Oltre a dichiarare l’improcedibilità, ha poi condannato parte attrice, invece di compensare le spese, al pagamento delle spese legali, con motivazione adeguata e condivisibile. Ha ritenuto, infatti, il Tribunale che andasse condannato alle spese l’attore in quanto ha costretto l’altra (e l’ordinamento giudiziario) a sopportare “un’iniziativa giudiziaria rivelatasi incompleta, per la mancata ottemperanza agli oneri procedurali sottesi alla sua definizione”, ed il cui onere a questi sostanzialmente spettava, pur essendo l’invito rivolto ad entrambe le parti, in assenza di domanda riconvenzionale.

Un principio importante per chi ancora oggi ritenga di agire in giudizio eludendo un obbligo di legge.

 

 

 

TRIBUNALE CIVILE DI LAMEZIA TERME

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il giudice, dott.ssa Giusi Ianni ha pronunciato la seguente

SENTENZA

FATTO E DIRITTO

Va dichiarata l’improcedibilità della domanda per mancato espletamento del tentativo obbligatorio di mediazione ai sensi dell’art. 5 d.lgs. 28/2010.

All’esito, infatti, dell’esaurimento della fase a cognizione sommaria del procedimento, con il diniego dell’ordinanza di rilascio invocata dall’intimata e contestualmente al mutamento del rito ai sensi degli artt. 426 e 667 c.p.c., è stato assegnato alle parti termine per l’instaurazione della procedura di mediazione, rientrando le cause locatizie tra quelle obbligatoriamente assoggettate al predetto onere (in caso di sfratto per morosità una volta disposto il mutamento del rito, ex art. 5, comma 4, lettera b, d.lgs. 28/2010) .

Non avendo, pertanto, le parti dato corso alla procedura (per come concordemente dichiarato), la domanda sottesa all’intimazione di sfratto per morosità deve essere dichiarata improcedibile.

La declaratoria di improcedibilità assume la forma della sentenza, trattandosi di statuizione di ordine decisorio (benché solo in rito).

Le spese di lite si liquidano come da dispositivo e vengono poste a carico di parte intimante, quale parte che con la propria condotta ha dato avvio al procedimento senza poi compiere gli adempimenti necessari per la sua prosecuzione.

In forza, infatti, del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., le spese di lite vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. Causare un processo, tuttavia, significa anche costringere alla sopportazione di un’iniziativa giudiziaria rivelatasi incompleta, per la mancata ottemperanza agli oneri procedurali sottesi alla sua definizione. Se, quindi, è vero che, in generale, il termine per la mediazione viene per legge assegnato ad entrambe le parti, è altrettanto evidente che in assenza di domande riconvenzionali la parte evocata in giudizio può non avere alcun interesse alla procedibilità dell’azione, sicché non sussistono le gravi ed eccezionali ragioni richieste dalla legge per la compensazione.

P.Q.M.

Il Tribunale di Lamezia Terme in composizione monocratica, nella persona del giudice dott.ssa Giusi Ianni, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da … nei confronti di …, con atto di intimazione di sfratto per morosità notificato il 9 settembre 2011, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattese, così provvede:

1. Dichiara l’improcedibilità della domanda di risoluzione contrattuale sottesa all’intimazione di sfratto per morosità notificata da ..;

2. Condanna, per l’effetto, il … alla rifusione, in favore del resistente, delle spese e competenze del presente giudizio, che si liquidano in complessivi euro 1.147,00, di cui euro 647,00 per diritti ed euro 500,00 per onorari, oltre rimborso forf. spese generali, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore del procuratore costituito dichiaratosi antistatario;

3. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Lamezia Terme, 22 giugno 2012

IL GIUDICE

dott.ssa  Giusi  Ianni

 

Ancora una dichiarazione di improcedibilità per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione

Il Tribunale di Lamezia Terme ha dichiarato l’improcedibilità di una domanda in materia locatizia per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, come previsto dal D.Lgs. 28/10. Oltre alla declaratoria, il giudice ha condannato la parte attrice al pagamento delle spese legali, rifiutando la compensazione. Tale decisione sanziona chi avvia un’iniziativa giudiziaria incompleta, costringendo l’altra parte e l’ordinamento a sopportare un processo privo dei necessari adempimenti.
Autore: Luca Tantalo
Data sentenza: 22/06/2012
Curia: Tribunale di Lamezia Terme
Giudice: Giusi Ianni
Argomento/i: Condanna alle spese di causa, Improcedibilità della domanda, Mediazione obbligatoria
Materia/e: Locazione

Sono sempre più numerose, ormai, a dispetto di chi ama violare la legge, le pronunce giurisprudenziali che dichiarano l’improcedibilità della domanda giudiziale per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, nelle materie previste dal D. Lgs. 28/10.

Si inserisce in questa serie la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme del 22 giugno, che in una causa in materia locatizia, rientrante quindi tra quelle assoggettate all’obbligatorietà, ha dichiarato l’improcedibilità della domanda, visto che non era stato attivato il tentativo di conciliazione, nonostante il termine assegnato alle parti.

Oltre a dichiarare l’improcedibilità, ha poi condannato parte attrice, invece di compensare le spese, al pagamento delle spese legali, con motivazione adeguata e condivisibile. Ha ritenuto, infatti, il Tribunale che andasse condannato alle spese l’attore in quanto ha costretto l’altra (e l’ordinamento giudiziario) a sopportare “un’iniziativa giudiziaria rivelatasi incompleta, per la mancata ottemperanza agli oneri procedurali sottesi alla sua definizione”, ed il cui onere a questi sostanzialmente spettava, pur essendo l’invito rivolto ad entrambe le parti, in assenza di domanda riconvenzionale.

Un principio importante per chi ancora oggi ritenga di agire in giudizio eludendo un obbligo di legge.

 

 

 

TRIBUNALE CIVILE DI LAMEZIA TERME

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il giudice, dott.ssa Giusi Ianni ha pronunciato la seguente

SENTENZA

FATTO E DIRITTO

Va dichiarata l’improcedibilità della domanda per mancato espletamento del tentativo obbligatorio di mediazione ai sensi dell’art. 5 d.lgs. 28/2010.

All’esito, infatti, dell’esaurimento della fase a cognizione sommaria del procedimento, con il diniego dell’ordinanza di rilascio invocata dall’intimata e contestualmente al mutamento del rito ai sensi degli artt. 426 e 667 c.p.c., è stato assegnato alle parti termine per l’instaurazione della procedura di mediazione, rientrando le cause locatizie tra quelle obbligatoriamente assoggettate al predetto onere (in caso di sfratto per morosità una volta disposto il mutamento del rito, ex art. 5, comma 4, lettera b, d.lgs. 28/2010) .

Non avendo, pertanto, le parti dato corso alla procedura (per come concordemente dichiarato), la domanda sottesa all’intimazione di sfratto per morosità deve essere dichiarata improcedibile.

La declaratoria di improcedibilità assume la forma della sentenza, trattandosi di statuizione di ordine decisorio (benché solo in rito).

Le spese di lite si liquidano come da dispositivo e vengono poste a carico di parte intimante, quale parte che con la propria condotta ha dato avvio al procedimento senza poi compiere gli adempimenti necessari per la sua prosecuzione.

In forza, infatti, del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., le spese di lite vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. Causare un processo, tuttavia, significa anche costringere alla sopportazione di un’iniziativa giudiziaria rivelatasi incompleta, per la mancata ottemperanza agli oneri procedurali sottesi alla sua definizione. Se, quindi, è vero che, in generale, il termine per la mediazione viene per legge assegnato ad entrambe le parti, è altrettanto evidente che in assenza di domande riconvenzionali la parte evocata in giudizio può non avere alcun interesse alla procedibilità dell’azione, sicché non sussistono le gravi ed eccezionali ragioni richieste dalla legge per la compensazione.

P.Q.M.

Il Tribunale di Lamezia Terme in composizione monocratica, nella persona del giudice dott.ssa Giusi Ianni, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da … nei confronti di …, con atto di intimazione di sfratto per morosità notificato il 9 settembre 2011, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattese, così provvede:

1. Dichiara l’improcedibilità della domanda di risoluzione contrattuale sottesa all’intimazione di sfratto per morosità notificata da ..;

2. Condanna, per l’effetto, il … alla rifusione, in favore del resistente, delle spese e competenze del presente giudizio, che si liquidano in complessivi euro 1.147,00, di cui euro 647,00 per diritti ed euro 500,00 per onorari, oltre rimborso forf. spese generali, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore del procuratore costituito dichiaratosi antistatario;

3. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Lamezia Terme, 22 giugno 2012

IL GIUDICE

dott.ssa  Giusi  Ianni

 

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