Dall’ottica avversariale a quella conciliativa…nell’interesse del cliente

La riflessione di un avvocatoSabato 11 dicembre ho terminato il corso di 52 ore, previsto dal regolamento del 18 ottobre (D.M. n. 180), tenuto dall’ADR Center e devo dire che sono rimasto molto contento del corso, ma soprattutto del cambio di mentalità che questa esperienza ti fa avere, permettendoti di comprendere le reali possibilità della mediazione, non limitate solamente alla riduzione del carico dei Tribunali.

Con una certa emozione, qualche giorno fa ho inviato all’ADR Center la prima istanza di mediazione, ovviamente volontaria. Devo dire che convincere i clienti di questa opportunità (perché tale la ritengo) è stato abbastanza semplice; mi sono anche premurato di parlare con le controparti per spiegare loro, prima che venissero convocate, di che cosa si tratti. Questo è stato meno facile, ma alla fine ho ottenuto (almeno così mi hanno garantito) la loro presenza. Tra l’altro, siamo già stati convocati (e questo dà l’idea della rapidità della procedura) per il 19 gennaio, e non vedo l’ora di iniziare.

Devo confessare che, come tutti, tempo fa ero abbastanza scettico non sulla mediazione in se, ma sul fatto che in Italia, Paese in cui i grandi cambiamenti sono duri da accettare, potesse realmente avere successo. Per questo ritengo che l’obbligatorietà, almeno per qualche anno, sia assolutamente indispensabile: anzi, ritengo che le materie per cui è prevista avrebbero dovuto essere di più.

Ora però, credo che la mediazione sia una grande opportunità per tutti.

Per noi avvocati, perché la creazione di valore che può scaturire da una mediazione non può che rendere soddisfatto un cliente che si ricorderà che è anche grazie a noi che ha ottenuto questo risultato e magari ci offrirà altri incarichi, che potranno anche scaturire direttamente dalla mediazione: penso, per esempio, ad un nuovo contratto da redigere tra le parti originariamente in contrasto.

Per il cliente che forse dovrà rinunciare a qualcosa di quello che riteneva suo pieno diritto avere ma che avrebbe avuto (forse, perché nei Tribunali italiani nulla è scontato) tra tanti anni, con tanta fatica e tante spese;  in cambio potrà avere magari qualcosa che non avrebbe neppure immaginato all’inizio della lite – penso, per esempio, ad un nuovo contratto, una nuova collaborazione o altri benefit e così via –  con vantaggi economici evidenti. Senza tenere presente che poi, per fattori di vario tipo, spesso dopo anni ed anni di costose cause il risultato è molto inferiore a quello che ci si attendeva.

Ed infine, per il Paese (e quindi per tutti noi), perché la rapida risoluzione di controversie che normalmente resterebbero paralizzate per anni, con blocco di risorse e di capitale, e che invece si sistemeranno rapidamente, consentirà così il reinserimento (e l’investimento) di dette risorse. Per non parlare, ovviamente, del risparmio per lo Stato in termini di risorse che potranno essere utilizzate, senza assolutamente togliere fondi alla Giustizia, per valorizzare le strutture.

Per questo, auspico che la reale portata di questa innovazione venga compresa da tutti e dai miei Colleghi per primi, i quali dovrebbero cercare di inquadrare questa riforma storica nella sua giusta ottica che, come detto, non è (solo) quella di deflazionare i Tribunali, ma di aggiungere qualcosa, in termine di creazione di valore e di sblocco di risorse altrimenti paralizzate, a situazioni che possono avere, al di là della apparente conflittualità, risvolti  più che positivi.

Post scriptum: questa mattina alcuni Giudici della X Sezione del Tribunale di Roma rinviavano per precisazione conclusioni cause iniziate nel 2008, al maggio del 2015 (sì, 2015!). Anche questo dovrebbe far riflettere i clienti, ma soprattutto noi avvocati, se vogliamo (come vogliamo) tenere conto prima di tutto degli interessi dei nostri rappresentati.

Articoli correlati

Accordo di conciliazione e atto notarile, il notaio Saraceno: «Per le agevolazioni serve un trasferimento con effetti reali immediati»

Leggi l’articolo

Usucapione in mediazione, il notaio Saraceno: «L’accordo non ha efficacia purgativa, le trascrizioni contro l’usucapito restano opponibili»

Leggi l’articolo

la mediazione è la strada del futuro

La mediazione è la strada del futuro: perché gli avvocati devono imparare a negoziare davvero

Per molti anni una parte dell’avvocatura ha considerato la mediazione quasi come un corpo estraneo al proprio lavoro: un passaggio imposto dalla legge, prima di fare causa. Credo che questa visione, fortunatamente, appartenga sempre più al passato. Non perché il processo sia destinato a scomparire e neppure perché tutte le controversie possano essere conciliate. Ci saranno sempre cause che devono essere decise da un giudice, questioni sulle quali è necessario ottenere una pronuncia, parti che non hanno alcuna intenzione di negoziare e situazioni nelle quali, semplicemente, un buon accordo non esiste. Ma pensare oggi che il lavoro dell’avvocato consista essenzialmente nel preparare atti, partecipare alle udienze e attendere una sentenza significa, a mio avviso, guardare a una professione che sta cambiando con gli occhi di ieri.

Leggi l’articolo

Migliaia di avvocati avviano mediazioni con noi. Mettici alla prova.

N.1

del registro al Ministero della Giustizia