Dal Consiglio nazionale dei commercialisti una proposta di modifica del dlgs n. 28/2010

CNDCEC: proposta di riforma per ridurre il contenzioso giudiziario, tramite l’ampliamento applicativo della mediazione obbligatoria

Proposta CNDCEC: potenziare la mediazione civile
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha assunto un ruolo proattivo nella riforma della giustizia, inviando una proposta di modifica al Ministero della Giustizia. L’obiettivo è di favorire lutilizzo della mediazione civile e commerciale in un più ampio spettro di materie, consolidando questo strumento come risorsa ordinaria del sistema giudiziario italiano. La proposta, formalizzata all’inizio di agosto, interviene sul Decreto legislativo 28/2010, il pilastro della mediazione, già ampiamente modificato dalla cosiddetta Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) e integrato dal D.Lgs. 216/2024. L’iniziativa del CNDCEC è strettamente legata agli ambiziosi obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in ambito giustizia. Il Piano richiede infatti una riduzione del 40% del tempo medio di durata dei processi e una diminuzione del 90% dei contenziosi civili pendenti entro giugno 2026, anche se è possibile uno slittamento della scadenza. Poiché il sistema giudiziario tradizionale si è rivelato farraginoso, anche dopo l’introduzione del processo civile telematico, l’incremento delle Alternative Dispute Resolution (ADR), e in particolare della mediazione, è visto come la via più rapida ed efficace per rispettare questi target europei. La mossa del CNDCEC rappresenta una svolta: mira a far sì che la mediazione diventi un pilastro ordinario della gestione del conflitto, contribuendo in modo significativo a un sistema di giustizia civile più rapido ed efficiente, essenziale per la competitività economica del Paese.

Nuove materie da assoggettare alla mediazione obbligatoria
Per trasformare la mediazione da rimedio straordinario a strumento sistemico, il CNDCEC suggerisce di ampliare in modo sensibile il catalogo delle materie per cui è richiesta la mediazione come condizione di procedibilità (obbligatoria o demandata dal giudice).

Le aree di estensione proposte includono:

  • la responsabilità extracontrattuale;
  • le controversie in materia di contratti e obbligazioni relative a diritti disponibili, con specifico riguardo a esecuzione, risoluzione, invalidità e inadempimento;
  • I contratti di appalti pubblici, anche se in questo caso la mediazione costituirebbe un rimedio alternativo rispetto a strumenti di risoluzione già previsti da leggi speciali.

L’ampliamento delle materie mira a generare un impatto quantificabile sull’efficienza della giustizia. Il CNDCEC stima che la modifica proposta possa incrementare le procedure di mediazione di circa 50.000 unità allanno, portando il volume totale dalle attuali 170.000 a circa 220.000, con un aumento del 30%. Questa spinta verso l’obbligatorietà e l’estensione è in linea del resto con il recente orientamento giurisprudenziale, che mira all’ampliamento delle ipotesi a cui applicare la mediazione obbligatoria.

Considerazioni sulla proposta del CNDCEC
La proposta del CNDCEC solleva anche interrogativi che richiedono attenzione. In primo luogo, l’estensione agli appalti pubblici impone un delicato coordinamento tra diritto privato e principi di diritto amministrativo. In secondo luogo, un aumento così significativo delle procedure richiede che gli organismi e i mediatori siano adeguatamente preparati per garantire che la mediazione sia effettiva e non si riduca a una mera formalità burocratica. Infine, è essenziale definire chiaramente il coordinamento tra la mediazione ampliata e gli altri strumenti ADR (come la negoziazione assistita e l’arbitrato), per evitare sovrapposizioni e conflitti di rito.

Leggi anche: Più mediazione per raggiungere i target Pnrr

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