Conciliazione e condanna alle spese nel giudizio

Due recenti sentenze in tema di conciliazione sono state emesse nei primi mesi di quest’anno dalle giurisdizioni superiori del Regno Unito.Le pronunce affrontano il problema della condanna al pagamento delle spese processuali nel caso di liti per la risoluzione delle quali sia stata utilizzata anche la conciliazione.
In particolare, ciò che emerge da queste decisioni è che partecipare alla conciliazione non basta ad escludere di per sé la condanna alle spese, occorrendo altresì che nel corso del procedimento la parte abbia tenuto un comportamento collaborativo, corretto ed effettivamente teso a risolvere la lite (senza, com’è ovvio, spingersi fino al punto da configurare un’obbligazione di risultato).
Le sentenze in commento rivestono particolare interesse perché affrontano questioni in qualche modo suscettibili di replica anche all’intermo del nostro ordinamento, e perché offrono interessanti spunti di riflessione su come tali questioni potrebbero essere risolte nel diritto interno.
Nel primo caso, Palfrey v. Wilson, la Corte d’Appello non ha concesso il beneficio delle spese all’attore soccombente in una causa di vicinato, nonostante in corso di causa egli si fosse dichiarato disposto a tentare la conciliazione. Il convenuto, infatti, aveva offerto una somma di denaro che sarebbe dovuta servire a coprire in via forfetaria e transattiva anche le spese legali. L’attore aveva declinato l’offerta, sovrastimando, nella valutazione della Corte, le proprie prospettive di vittoria ed assumendo un comportamento processuale piuttosto aggressivo. Per questo motivo, la Corte ha deciso di condannarlo al pagamento delle spese processuali, sostenendo tra le righe che, nel caso di specie, tenuto conto del comportamento delle parti, la proposta dell’attore di conciliare appariva chiaramente come una strategia di captatio benevolentiae nei confronti del giudice, e non rispecchiava quindi un reale atteggiamento di collaborazione e la volontà di risolvere la lite nel miglior modo possibile.
Nel caso Rowallan Group Ltd v. Edgehill Portfolio No. 1 il comportamento dell’attore condannato alle spese è quasi parossistico. Tra le parti, infatti, era iniziato un procedimento di conciliazione ante causam. Nel corso di tale procedimento, l’avvocato dell’attore aveva depositato un atto di citazione senza avvisare la controparte, per arrivare primo e cogliere l’altro avvocato in contropiede. Quando ha cominciato ad emergere con sufficiente chiarezza che la conciliazione non sarebbe sfociata in un accordo, l’avvocato dell’attore si è spinto fino a chiedere al conciliatore di appurare se il legale di controparte sarebbe stato disponibile come destinatario delle notifiche di rito per il suo assistito. Risulta difficile pensare ad un comportamento più incompatibile con la buona fede in conciliazione. Preparasi per la causa davanti al giudice ordinario sin dal procedimento di conciliazione al fine di acquisire un vantaggio processuale appare ictu oculi di una scorrettezza da manuale. Proprio per questo il giudice, che pure non si è spinto a parlare tecnicamente di mala fede, ha ritenuto l’atteggiamento dell’attore passibile di condanna alle spese ed ha contestualmente auspicato che una condotta così singolare resti un caso isolato nella storia delle procedure di ADR.
da Tony Allen, Indemnity and standard basis costs, settlements and bad faith

Articoli correlati

Il costo nascosto dei conflitti in azienda

C'è una voce di costo che non appare in nessun conto economico. Non perché qualcuno la nasconda, ma perché nessuno sa ancora come misurarla con chiarezza. Eppure è presente in ogni azienda, grande o piccola, ed erode margini, produttività, talento e reputazione ogni singolo giorno. È il costo nascosto dei conflitti. A nominarlo con questa chiarezza è Leonardo D'Urso, CEO di ADR Center, nel video introduttivo dedicato ai vertici aziendali: CEO, CFO, responsabili HR, general counsel e membri del board.

Leggi l’articolo

Gli accordi in mediazione con la P.A. dopo la riforma

Con l’entrata in vigore della Legge n. 1/2026, il legislatore ha tracciato un solco definitivo per promuovere la partecipazione della Pubblica Amministrazione ai tavoli mediativi. La riforma punta a incentivare la stipula di accordi conciliativi sui diritti disponibili, offrendo ai funzionari pubblici le tutele necessarie per prevenire e risolvere le liti senza il timore di incorrere in responsabilità erariali per colpa grave.

Leggi l’articolo

il ruolo del mediatore

Il ruolo del mediatore

Le parti che arrivano in mediazione di solito sanno già molte cose. Gli avvocati le hanno preparate: modalità, tempi, ruoli. Eppure, Andrea Zanello – avvocato e mediatore di ADR Center – ritiene utile rispiegare il reale ruolo del mediatore con parole diverse, più accessibili. Lo fa attraverso tre metafore.

Leggi l’articolo

Migliaia di avvocati avviano mediazioni con noi. Mettici alla prova.

N.1

del registro al Ministero della Giustizia