La co-mediazione presenta diversi e importati vantaggi per le parti ma anche per i mediatori che conducono la procedura stragiudiziale
Il decreto legislativo n. 28/2010 all’articolo 8 contempla due figure particolari che possono fare ingresso all’interno della procedura di mediazione quando la controversia verte su questioni che richiedono competenze tecniche specifiche. L’ultimo periodo del comma 1 prevede nello specifico che: “Nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l’organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari.”
Il comma 7 dell’articolo 8 invece prevede la possibilità, per il mediatore, di avvalersi di esperti iscritti negli albi dei consulenti tenuti presso i Tribunali. Il calcolo e la liquidazione del compenso dovuto al consulente tecnico è rimesso al regolamento dell’organismo di mediazione. Le parti, inoltre, quando in mediazione viene nominato un esperto, possono accordarsi affinché la relazione redatta venga prodotta nell’eventuale giudizio successivo, che il giudice è libero di valutare ai sensi dell’art. 116 comma 1 c.p.c., ossia in base al suo prudente apprezzamento.
Dal confronto tra le due figure, ossia quella del consulente e quella del co-mediatore, emergono subito alcune differenze, che non è il caso di approfondire in questa sede, tanto più che la figura del consulente è stata oggetto di ampia trattazione nel seguente articolo a cui si rinvia: “La consulenza tecnica in mediazione”
Se la regola nella mediazione pare essere quella del mediatore unico, non è raro che nella realtà, in determinate situazioni, la procedura sia condotta da più mediatori. In questo caso si parla di co-mediazione. Occorre tuttavia chiarire che i mediatori chiamati a condurre la procedura di mediazione, anche se esperti nella stessa disciplina, che può essere il diritto civile o commerciale, non necessariamente possiedono la stessa formazione accademica e la stessa esperienza professionale.
Questa diversità di competenze rappresenta il primo vantaggio della co-mediazione. Quando due o più mediatori esperti in ambiti diversi conducono una procedura di mediazione gli stessi sono tenuti a coordinarsi e a collaborare al fine di gestire al meglio la controversia. Da questa collaborazione non possono che scaturire più punti di vista, ma soprattutto soluzioni diverse e più creative grazie proprio all’approccio interdisciplinare con cui viene analizzata la questione controversa.
Non bisogna inoltre dimenticare che la mediazione è un percorso sempre utile, anche se non si giunge a un accordo. Nella co-mediazione inoltre l’assistenza che viene garantita alle parti è senza dubbio più ampia e completa. In una controversia tra familiari, ad esempio, la figura di un mediatore esperto in ambito giuridico e di un altro con formazione psico-sociale può rappresentare la combinazione vincente per far emergere la vera causa della lite, la sua natura e i bisogni più profondi delle parti coinvolte. La presenza di un esperto, capace di gestire la rabbia, la frustrazione, l’ansia, la diffidenza e la stanchezza può, in molti casi, rivelarsi fondamentale. Le capacità di ascolto attivo possono infatti rasserenare gli animi e riaprire una comunicazione interrotta da anni.
Il secondo vantaggio della co-mediazione è rappresentato dalla suddivisione dei compiti, delle responsabilità, dello stress e delle energie dei mediatori coinvolti, che in questo modo beneficiano del sostegno del collega o dei colleghi durante tutto il percorso della mediazione.
Il terzo vantaggio è rappresentato invece dalla migliore qualità del servizio che viene reso alle parti. E’ indubbio che il lavoro di squadra favorisce la concentrazione e il livello della prestazione. La collaborazione finalizzata al perseguimento di un obiettivo comune conduce inevitabilmente alla messa a punto di tecniche più efficaci e funzionali alla risoluzione del caso di specie. Ci sono però anche altri aspetti da non sottovalutare e che si ripercuotono inevitabilmente e positivamente sul risultato finale, ossia lo stimolo derivante dal confronto con un collega e la maggiore sicurezza che può derivare dalla co-mediazione in professionisti alle prime armi o semplicemente più insicuri.
Il giudizio finale sulla co-mediazione non può che essere positivo, grazie alla somma delle competenze dei mediatori coinvolti e alla fiducia reciproca tra professionisti, imprescindibile per condurre con successo la mediazione. La suddivisione dei ruoli e dei compiti rappresenta inoltre un importante banco di prova e di crescita sia dal punto di vista professionale che personale per i mediatori coinvolti.
N.1
del registro al Ministero della Giustizia
Headquarters
Via Marcantonio Colonna, 54
00192 Roma (RM)
Telefono: +39 06360937
Email: info@adrcenter.com
P.Iva: IT14722131001
Seguici su:
Menu
Link Utili
Il Gruppo
Powered by EfestoDev