La Corte d’Appello del New Jersey ha di recente affermato che in base all’Uniform Mediation Act (UMA) e alla legislazione dello Stato, il conciliatore non può testimoniare in un processo che verte sulla controversia della quale ha conosciuto durante la conciliazione senza il permesso esplicito delle parti.
La Corte ha riconosciuto che, nel caso concreto, l’importanza della deposizione del conciliatore non sopravanzava l’esigenza di mantenere la confidenzialità sul procedimento.
La pronuncia è così destinata a fornire un punto fermo negli anni a venire, sia in campo civile che in campo penale. Diversi conciliatori hanno espresso la loro soddisfazione, e affermano che i giudici hanno ormai compreso in pieno che la conciliazione è un procedimento autonomo rispetto al giudizio.
Anche se in certi casi l’importanza della testimonianza può prevalere sull’esigenza di salvaguardare la confidenzialità , la Corte di Appello del New Jersey, accodandosi a numerose altre corti statali, ha definitivamente riconosciuto che la riservatezza deve costituire la regola generale.
Il successo di un procedimento volontario come la conciliazione è legato alla buona fede e alla ragionevolezza delle parti, e la protezione della confidenzialità rappresenta una garanzia necessaria per il suo funzionamento.
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