Salvare la giustizia con la mediazione: appunti per Cartabia

Pubblicato su Il Foglio del 17/3/21 da Ermes Antonucci

La giustizia civile in Italia rischia di collassare sotto il peso di una montagna di nuovi contenziosi. A lanciare l’allarme è stata la stessa ministra della Giustizia Marta Cartabia, nel suo primo intervento in parlamento. Per la Guardasigilli “occorre prepararsi per tempo” in vista di una “possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario”. Occorre evitare il disastro, dunque, soprattutto se si considera che già da anni ormai l’Italia è fanalino di coda delle classifiche internazionali sull’efficienza della giustizia civile. I fondi previsti dal Recovery Plan rappresentano un’opportunità unica per rilanciare il settore e per Cartabia una delle priorità principali sarà costituita dal rafforzamento delle misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’amministrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”, ha dichiarato Cartabia in commissione Giustizia alla Camera.

La linea tracciata dalla Guardasigilli va nella direzione da tempo auspicata dagli operatori del settore. I numeri, in questo senso, sono emblematici. Secondo un recente studio realizzato (sulla base dei dati forniti dal ministero della Giustizia) da ADR Center, organismo specializzato nella gestione del conflitto, le misure di mediazione, pur determinando effetti deflattivi significativi sulla giustizia civile, restano ancora poco impiegate. L’obbligo, introdotto dal D. Lgs. 28/10, di partecipare a un “primo incontro” di mediazione come condizione di procedibilità in alcune materie del contenzioso civile e commerciale ha prodotto un calo importante di iscrizione di controversie in tribunale in numerosi ambiti (diritti reali, usucapione, successioni, contratti assicurativi e finanziari): “Dal 2013 al 2019 – sottolinea lo studio ADR Center – il tasso medio di deflazione delle iscrizioni è stato del 34 per cento, con punte del 58 per cento nelle controversie in materia di usucapione”. Il problema, però, è che all’obbligo di partecipazione di persona a un primo incontro di mediazione sono sottratte ampi settori del contenzioso come le controversie derivanti da obblighi contrattuali, da responsabilità extra-contrattuale e da rapporti societari. separazioni e divorzi, stato della persona, contenzioso fallimentare, famiglia, agraria e materia minorile: “Oggi, questo incontro svolto in terreno neutrale come condizione di procedibilità è richiesto in una percentuale molto limitata pari al 15 per cento di tutto il contenzioso civile ordinario”.

Insomma, nonostante le evidenti potenzialità il ricorso alla mediazione resta molto limitato. “L’errore di fondo commesso è considerare la giustizia civile come sinonimo di giurisdizione – dichiara al Foglio Leonardo D’Urso, cofondatore di ADR Center – Ci si è innamorati del processo civile e delle sue molteplici sfaccettature, dimenticandosi l’altra faccia della medaglia nel promuovere e facilitare il ricorso negoziale dei conflitti”.

“Per un buon funzionamento del servizio giustizia civile volto alla risoluzione dei conflitti civili e commerciali in tempi rapidi, i metodi di stragiudiziali e giudiziali non devono essere considerati alternativi – spiega D’Urso – La risoluzione dei conflitti deve essere affrontata in sequenza: prima si tenta di trovare un accordo negoziato sulla base degli interessi delle parti facilitato da un esperto nella gestione del conflitto. Solo al fallimento della mediazione, si imbocca la strada della soluzione basata sul diritto deciso da un giudice o un arbitro”. Necessario appare essere anche un cambiamento culturale all’interno del mondo della giustizia: “Bisognerebbe introdurre come materie obbligatorie nelle scuole e nelle università corsi di prevenzione, gestione e risoluzioni dei conflitti. In particolar modo, le tecniche di negoziazione e di mediazione devono far parte della formazione dei giuristi per risolvere i conflitti prima di prendere il codice civile in mano”.

Insomma, conclude D’Urso, “oggi tocca al presidente Draghi e alla ministra Cartabia affrontare una sfida persa da tutti i loro predecessori e (ri)scrivere un piano chiaro e preciso all’interno del Recovery Plan. Occorre valorizzare ed estendere alcuni modelli che si sono dimostrati efficienti come il ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario, all’Agcom per le controversie tra operatori telefonici e consumatori, e alla mediazione civile”.

Ermes Antonucci

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