Mai più “judge” davanti al nome del mediatore

Il fatto di avere alle spalle anni di onorata carriera in tribunale come giudice non può determinare una supposta superiorità del mediatore nella conduzione della procedura conciliativa. La mediazione non è un processo, il mediatore non deve agire come un giudice. E’ questo il forte messaggio che la Corte Suprema della Florida attraverso il Comitato sulle Regole e Politiche inerenti la Risoluzione Alternativa delle Controversie ha voluto dare emendando “The Florida Rules For Certified And Court-Apponted Mediators”.  Un messaggio in controtendenza, se si pensa che negli Stati Uniti quasi tutti i mediatori sono ex giudici in pensione.
La riforma del regolamento de quo è frutto di un attento lavoro di revisione messo in atto dal Comitato per garantire l’indipendenza ed evidenziare la “diversità” della procedura di mediazione rispetto al procedimento ordinario. Ma c’è di più. Il regolamento, così emendato, redarguisce i magistrati in quiescenza dall’usare il titolo di “giudice” quando operano come mediatori, vietando loro di menzionare la loro pregressa attività giudiziale durante la mediazione. Il Comitato della Corte Suprema, nel sostenere tale decisione, ha chiarito come i giudici in pensione non debbano usare il prestigio derivante dalla loro carriera giudiziale per i propri interessi privati. In linea con questa politica, il regolamento prevede che ogni riferimento, sia durante la procedura di mediazione che nella promozione della stessa, ad una supposta superiorità o maggiore competenza degli ex giudici come mediatori a ragione di una loro pregressa esperienza nelle corti sia da considerarsi assolutamente inappropriato. Si tratta di una riforma importante che tocca il cuore della tradizione americana e che spiana la strada ad un affrancamento della mediazione da una forma di reverenza, a volte troppo palesata, nei confronti delle toghe.

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