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La delega per la mediazione civile è legge

Redazione MondoADR
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Con 136 voti favorevoli, 92 contrari e 4 astenuti, Palazzo Madama il 26 maggio ha dato il via libera definitivo alla normativa sulle “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”, la legge 18 giugno 2009 n. 69, pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie generale – n. 140 in data 19 giugno. 

Pieno compiacimento da parte del Guardasigilli, Angelino Alfano, il quale dichiara “enorme soddisfazione per una riforma al solo servizio dei cittadini e che punta ad accelerare i processi”. La riforma del processo civile incide sull’istituto della conciliazione almeno sotto due profili. Anzitutto, in relazione alla condanna alle spese: il governo propone che siano addebitate a chi vince la causa se questi ha rifiutato senza giustificato motivo una proposta vantaggiosa di conciliazione. Alla base di questo vi è l’intento di incentivare la conciliazione, evitando che si celebrino interi processi per avere quello che si sarebbe potuto ottenere con un accordo, senza dispendio delle risorse pubbliche. 

Sotto un secondo profilo, e in maniera più incisiva, l’articolo 60 delega il governo ad adottare, entro sei mesi dal momento dell’entrata in vigore della legge di riforma, uno o più decreti legislativi in materia di mediazione e di conciliazione in ambito civile e commerciale. I criteri direttivi ai quali, principalmente, il governo dovrà attenersi, sono i seguenti:

  • l’istituto della conciliazione-mediazione non dovrà essere preclusivo dell’azione giudiziaria o ordinaria;
  • la mediazione-conciliazione deve avere ad oggetto controversie su diritti disponibili;
  • deve essere prevista la possibilità, per i consigli degli Ordini degli avvocati, di istituire presso i tribunali organismi di conciliazione, con personale degli stessi consigli;
  • parimenti, deve essere prevista, per le controversie in particolari materie la facoltà di istituire organismi di conciliazione presso i rispettivi consigli degli Ordini professionali;
  • il conciliatore dovrà potersi avvalere di esperti, scelti negli albi dei consulenti e dei periti presso i tribunali;
  • si dovrà prevedere un preciso dovere, in capo all’avvocato, di informare il cliente preliminarmente all’istituzione di un giudizio, della facoltà di avvalersi dell’istituto della conciliazione ovvero della mediazione;
  • tali istituti dovranno essere favoriti mediante agevolazioni di carattere anche fiscale;
  • ove un giudizio sia instaurato nonostante il tentativo di conciliazione e la statuizione corrisponda al contenuto della proposta conciliativa, si dovrà prevedere l’esclusione della ripetizione delle spese sostenute dalla parte vittoriosa che abbia rifiutato l’accordo;
  • il procedimento di conciliazione non potrà in ogni caso avere una durata eccedente i quattro mesi;
  • i verbali di conciliazione dovranno essere assistiti dell’efficacia esecutiva e costituiranno, secondo i principi, titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

A sostegno di questa riforma del processo civile anche le parole di Paolo Fiore, presidente del Tribunale di Roma, che in una intervista a Il Sole 24 Ore, ha denunciato le emergenze in cui versa la più grande sede giudiziaria d’Europa, per l’appunto il tribunale di Roma, promettendo per agevolare le imprese, di “pubblicizzare i vantaggi della giustizia alternativa”.

Lodevoli i risultati della riforma ma c’è ancora tanto da fare: la semplice facoltà per le parti al processo di ricorrere agli organismi di conciliazione non assicura il ricorso alla procedura stessa come dimostrano i dati negli ultimi dieci anni in Italia. Infatti, il ricorso spontaneo e sistematico nel nostro Paese agli organismi di conciliazione è stimato in meno dello 0,1% delle cause pendenti (4000 conciliazioni svolte all’anno su 5 milioni di cause).

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