Pieno compiacimento da parte del Guardasigilli, Angelino Alfano, il quale dichiara “enorme soddisfazione per una riforma al solo servizio dei cittadini e che punta ad accelerare i processi”. La riforma del processo civile incide sull’istituto della conciliazione almeno sotto due profili. Anzitutto, in relazione alla condanna alle spese: il governo propone che siano addebitate a chi vince la causa se questi ha rifiutato senza giustificato motivo una proposta vantaggiosa di conciliazione. Alla base di questo vi è l’intento di incentivare la conciliazione, evitando che si celebrino interi processi per avere quello che si sarebbe potuto ottenere con un accordo, senza dispendio delle risorse pubbliche.
Sotto un secondo profilo, e in maniera più incisiva, l’articolo 60 delega il governo ad adottare, entro sei mesi dal momento dell’entrata in vigore della legge di riforma, uno o più decreti legislativi in materia di mediazione e di conciliazione in ambito civile e commerciale. I criteri direttivi ai quali, principalmente, il governo dovrà attenersi, sono i seguenti:
A sostegno di questa riforma del processo civile anche le parole di Paolo Fiore, presidente del Tribunale di Roma, che in una intervista a Il Sole 24 Ore, ha denunciato le emergenze in cui versa la più grande sede giudiziaria d’Europa, per l’appunto il tribunale di Roma, promettendo per agevolare le imprese, di “pubblicizzare i vantaggi della giustizia alternativa”.
Lodevoli i risultati della riforma ma c’è ancora tanto da fare: la semplice facoltà per le parti al processo di ricorrere agli organismi di conciliazione non assicura il ricorso alla procedura stessa come dimostrano i dati negli ultimi dieci anni in Italia. Infatti, il ricorso spontaneo e sistematico nel nostro Paese agli organismi di conciliazione è stimato in meno dello 0,1% delle cause pendenti (4000 conciliazioni svolte all’anno su 5 milioni di cause).
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