Al Parlamento europeo nuovo passo avanti della direttiva sulla conciliazione

In occasione del workshop “Pushing the boundaries” dello scorso 4 ottobre a Bruxelles, organizzato dalla commissione giuridica del Parlamento europeo e dalla Presidenza portoghese del Consiglio europeo, si è tornati a parlare della Direttiva europea sulla conciliazione.

L\’Unione europea è difatti pronta ad approvare la Direttiva per ridurre il contenzioso civile nei tribunali. Un documento fondamentale per lo sviluppo in Europa delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie, la cui seconda lettura in Parlamento dovrebbe terminare a novembre per essere definitivamente approvata durante la presidenza slovena.

L’idea alla base della proposta, adottata dalla Commissione del 2004, è che la conciliazione possa fornire una risoluzione delle controversie, efficiente dal punto di vista dei costi e veloce nelle materie civili e commerciali tramite un procedimento adeguato alle esigenze delle parti. Gli accordi raggiunti, infatti, sulla base di quanto disciplinato da tale documento hanno maggiori probabilità di essere eseguiti volontariamente dalle parti e pertanto più chance di preservare una relazione amichevole e duratura fra le parti. Questi benefici diventano anche più evidenti in situazioni che mostrano elementi transfrontalieri.

Una particolare attenzione a tale aspetto trasfrontaliero ha caratterizzato il contributo del prof. De Palo, presidente di ADR Center, che nel suo intervento ha affrontato la problematica della conciliazione in Italia. Dato il continuo aggravarsi della situazione della giustizia in Italia, le attese per l\’approvazione di questa importante direttiva nel nostro Paese sono forse più marcate che altrove. È stato infatti calcolato che in Italia tramite i conciliatori professionisti accreditati il numero delle cause civili pendenti potrebbe essere ridotto di almeno il 50% in due anni.

Fulcro della bozza di direttiva è peraltro il riconoscimento del conciliatore, una figura professionale indipendente e neutrale che i paesi europei consigliano di accreditare con appositi corsi di formazione (non basta l\’anzianità d\’iscrizione a un ordine professionale, come al momento in Italia). Se il conciliatore è accreditato infatti, la legge garantisce la riservatezza del suo operato e la valenza di titolo esecutivo degli accordi raggiunti. Secondo quanto stabilisce la direttiva, gli avvocati saranno obbligati a informare i clienti della possibilità di rivolgersi a un conciliatore prima di iniziare la causa, e anche i giudici potranno invitare le parti a ricorrere a questa figura.

L’apertura del workshop da parte del Presidente della commissione giudiziaria, dott. Giuseppe Gargani, è stata seguita da numerosi interventi di parlamentari e rappresentanti di società che in tutta Europa si occupano di conciliazione e mediazione familiare.

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