I Giudici della Corte Suprema della California ancora a favore della confidenzialità 

La Corte Suprema della California ha recentemente stabilito che le fotografie, le deposizioni testimoniali e le altre prove utilizzate durante il procedimento di conciliazione devono essere mantenute confidenziali.

La decisione unanime ha così modificato quella precedente del Secondo Distretto della Corte d’Appello già  contestata da molti conciliatori.

La problematica relativa alla confidenzialità  delle prove acquisite durante il procedimento di conciliazione ha diviso profondamente il mondo ADR. In particolare, alcuni contestano il principio di confidenzialità , in quanto la impossibilità  di utilizzare le prove acquisite durante il procedimento di conciliazione in un successivo giudizio consentirebbe, alle parti che ne abbiano interesse, di utilizzare il procedimento stesso come strumento per rendere dette prove inefficaci ed inutilizzabili nei loro confronti ottenendo un ingiusto vantaggio.

Altri affermano, invece, che la confidenzialità  sia l’elemento principale di diffusione del procedimento di conciliazione, senza il quale le parti non avrebbero mai la serenità  di svelare i propri interessi, impedendo così al conciliatore di capire i motivi della controversia ed eventualmente agevolare il raggiungimento di un accordo.

Il Giudice Ming Chin sostenitore di questo secondo orientamento, a tal proposito, ha affermato che una eventuale modifica delle regole sulla confidenzialità  nella conciliazione determinerebbe una paralisi dell’intero sistema legale. Molte persone scelgono, infatti, la conciliazione proprio perchè sanno di poter liberamente esternare i propri interessi ed esternare le proprie posizioni senza il timore che queste possano, successivamente essere utilizzate come prova in un successivo giudizio.

In sostanza, la confidenzialità  è l’elemento essenziale per rendere efficace il procedimento di conciliazione, in quanto promuove e garantisce la informale esternazione degli interessi delle parti ed uno scambio di informazioni necessario per il raggiungimento dell’accordo. Qualora le parti non si sentissero libere di poter scambiare le proprie informazioni in buona fede, verrebbe meno il dialogo ed il conciliatore non potrebbe svolgere il suo ruolo di terzo neutrale.

Come già  evidenziato, peraltro, la Corte d’Appello del Secondo Distretto nella propria decisione si era manifestata contraria al principio di confidenzialità  proprio sul presupposto che questapotesse indurre le parti a svelare alcune informazioni, durante la conciliazione, allo scopo specifico di impedirne la loro riutilizzazione nel successivo giudizio ed, in particolare, nel caso da essa esaminato aveva affermato che “i conduttori di un immobile che citano in giudizio il proprietario ed il costruttore per le infiltrazioni di umidità  dell’appartamento, possono utilizzare a sostegno della propria difesa, le foto e le documentazioni prodotte nel procedimento di conciliazione”.

La nuova decisione della Suprema Corte, ha quindi modificato profondamente questo primo orientamento a vantaggio della conservazione della confidenzialità .

Chi contesta tale sentenza, peraltro, ribadisce il problema ed il rischio di un abuso del ricorso alla conciliazione al solo fine di occultare o rendere inutilizzabili le prove a se sfavorevoli.

La soluzione a tale situazione deve, pertanto, rinvenirsi in adeguati interventi legislativi che all’interno di ciascuno stato prevedano regole precise che disciplinino la utilizzazione delle prove e determinino l’ambito di confidenzialità  delle informazioni scambiate durante la conciliazione.

L’avvocato Jeff Kichaven, membro della Southern California Mediation Association ha, a tal proposito, affermato che una regolamentazione in tal senso deve essere vagliata nel tempo, e ritiene positivo il fatto che la Suprema Corte non abbia immediatamente stabilito una regolamentazione precisa a riguardo. 

Kichaven conclude affermando che “in ogni caso, la conciliazione utilizzata al solo fine di frustrare la giustizia, piuttosto che agevolarla, condannerebbe comunque tale procedimento ad una futura estinzione”in quanto, anche un uso improprio della confidenzialità , alla stessa stregua della mancanza della confidenzialità  nella conciliazione nuocerebbe al procedimento ed alla sua efficacia.

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