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Forum dell’Unione Internazionale Avvocati (UIA). Nuovi standard di comportamento per conciliatori

Redazione MondoADR
100 Newsletter, oltre 1.000 visite giornaliere e 10.000 abbonati. Sono questi i numeri di “Soluzioni ADR”, la newsletter mensile di ADR Center, nata nell’oramai “lontano” giugno 2002. In dieci anni, Soluzioni è cresciuta assieme alla rilevanza dell’istituto della mediazione in Italia, diventando luogo privilegiato di incontro e confronto in tema di risoluzione alternativa delle controversie.
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Il 24 e 25 gennaio 2003, l’UIA, Union Internazionale des Avocats, ha organizzato, in una prestigiosa sede milanese, un incontro a cui hanno partecipato i più importanti professionisti e rappresentanti delle maggiori organizzazioni in materia di ADR a livello mondiale.

L’incontro in cui è intervenuto l’amministratore delegato di ADR Center, Dott. Leonardo D’Urso, è stato l’occasione per consentire agli addetti al lavoro di confrontarsi, discutere e comparare le diverse metodologie per realizzare servizi maggiormente soddisfacenti per i clienti.

Il forum è stato, poi, il motivo per aggiornare il codice di comportamento per conciliatori che l’UIA aveva approvato, in prima stesura, nella sessione dell’aprile 2002.

ADR Center aderisce pienamente ai nuovi principi stabiliti e garantisce e vigila affinchè i propri conciliatori si attengano scrupolosamente ai principi deontologici fissati dall’UIA.

Norme di comportamento per i conciliatori

Approvate dall’UIA Forum of Mediation Centres

25 gennaio 2003

Milano

Le seguenti norme di comportamento sono applicabili a qualsiasi persona che svolga un’attività  di conciliazione (a meno che le parti non stabiliscano diversamente):

1 Il conciliatore dovrà  essere adeguatamente formato e dovrà  mantenere e migliorare la propria preparazione e pratica nella conciliazione. Il conciliatore dovrà  rifiutarsi di partecipare ad una conciliazione nel caso in cui non abbiano una preparazione adeguata.

2 Il conciliatore dovrà  dare informazione[1] di qualsiasi circostanza che possa inficiare la propria indipendenza[2] ed imparzialità [3] o possa dare la percezione di parzialità  o mancanza di neutralità [4]. Il conciliatore dovrà  in ogni atto che compie agire e dare l’impressione di agire, in modo completamente imparziale rispetto alle parti e mantenere la neutralità  nella controversia. Il conciliatore non dovrà  prendere parte o continuare una conciliazione nel caso in cui venga meno la propria imparzialità  o neutralità .

3 Il conciliatore dovrà  assicurarsi che le parti, prima dell’inizio della conciliazione, abbiano compreso ed accettato espressamente:

– la finalità  e la procedura di conciliazione

– il ruolo del conciliatore e delle parti

– gli obblighi di riservatezza del conciliatore e delle parti

– il compenso del conciliatore

4 Il conciliatore dovrà  agire in modo diligente

5 Il conciliatore non dovrà  esercitare pressioni sulle parti

6 Il conciliatore dovrà  mantenere la riservatezza di ogni informazioni che emerga dalla conciliazione o sia ad essa collegata, incluso il fatto stesso che la conciliazione debba avvenire o sia avvenuta, salvo che la legge o l’ordine pubblico stabiliscano diversamente. Qualsiasi informazione confidata al conciliatore da una parte non potrà  essere comunicata all’altra parte senza permesso a meno che non riguardi fatti contrari alla legge


[1] Il conciliatore deve informare le parti di qualsiasi circostanza che possa influenzare la propria indipendenza, imparzialità  e neutralità , anche se, di fatto, possa non influire sulla correttezza nei confronti delle parti. L’esistenza delle suddette circostanze non implica automaticamente l’inadeguatezza a svolgere il ruolo di conciliatore.

[2] Indipendenza significa assenza di qualsiasi legame oggettivo (relazioni personali o lavorative) tra il conciliatore ed una delle parti.

[3] Imparzialità  si riferisce ad un’attitudine soggettiva del conciliatore, il quale non dovrà  favorire una parte a discapito dell’altra.

[4] Neutralità  si riferisce alla posizione del conciliatore, il quale non dovrà  avere interessi diretti sull’esito del procedimento.

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