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U.N.A.M.: conclusa la prima edizione del corso di alta formazione per avvocati in mediazione. Un’esperienza utile e divertente.

Andrea Zanello

Mediatore di ADR Center e avvocato civilista con patrocinio presso le Magistrature Superiori dal 1996, con esperienza prevalente nel settore delle controversie individuali e collettive di lavoro, trattate (con definizione conciliativa nell’80% circa dei casi) sia in sede stragiudiziale (comprese le sedi conciliative istituzionali), che giudiziale.

Con la lezione di sabato 16 luglio si è conclusa la prima edizione del corso biennale (2021- 2022) di alta formazione organizzato da U.N.A.M. – Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione.

Indifferenti alla stagione ed al meteo, oltre un centinaio di avvocati (per la precisione: 119 iscritti), collegati in webinar da tutto il territorio nazionale, hanno discusso dalle 9:30 sino alle 13:55 di clausole “multistep”, di mediazione ed arbitrato nazionale ed internazionale, delle proprie esperienze in materia di contratti con la Cina piuttosto che con l’America, della Convenzione di Singapore sulla esecutività delle mediazioni e di altre delicate ed importanti questioni teoriche e pratiche. E’ così da settembre 2021.

In questo modo, un weekend si ed uno no (salvo rare interruzioni), il venerdì pomeriggio ed il sabato mattina, sono volate via in un attimo 200 ore di formazione. A ritmi serrati e con un impegno organizzativo (in particolare della presidenza, della segreteria e del comitato di gestione) che noi discenti abbiamo potuto apprezzare in tutta la sua imponenza, sotto la direzione dapprima dell’avv. Giampaolo Di Marco e, da gennaio 2022, della prof.ssa Silvana Della Bontà, un parco docenti di primissimo ordine ci ha fatto riflettere e discutere di conflitto e di negoziazione (assistita e non), di strumenti e tecniche di ADR, delle questioni connesse di diritto sostanziale e processuale civile, delle esperienze comparate, del ruolo e della deontologia dell’avvocato in mediazione, degli accordi, delle varie tipologie di mediazione (compresa la mediazione c.d. “umoristica”) e di tutte le altre questioni, che il progressivo diffondersi e consolidarsi di questo istituto costringe la classe forense ad affrontare.

Di volta in volta, con lezioni frontali, esercitazioni teoriche e pratiche, role play, approfondimenti seminariali, convegni ed eventi; per tutti, l’apertura con l’intervento del Ministro della Giustizia, la presentazione della rivista “Giustizia consensuale” e la lezione conclusiva della prof.ssa Lucarelli nell’Aula Magna del COA di Roma. La finalità dell’iniziativa, realizzata in forza di una specifica convenzione sottoscritta con la Scuola Superiore dell’Avvocatura – Fondazione del Consiglio Nazionale Forense ed in collaborazione con gli Atenei di Perugia, Firenze e Trento, era ed è quella di formare gli avvocati che assistono le parti nelle procedure di mediazione e, più in generale, nelle ADR in materia civile.

Per consentire loro di aggiungere al tradizionale skill di competenze sostanziali e processuali l’ulteriore patrimonio di conoscenza e di esperienza nella gestione delle procedure di adr. Patrimonio ormai indispensabile di fronte alla richiesta della clientela (imprese, consumatori, cittadini comuni, enti pubblici e privati etc.) di servizi sempre più aggiornati, efficienti, economici e rapidi. Una Scuola non per mediatori, ma per avvocati in mediazione.

Una volta superata la prova scritta ed orale, si otterrà l’attestato di frequenza, idoneo a produrre gli effetti di cui all’art. 14 del DM n. 144/ 2015 e s.m.i.: in pratica, il titolo di avvocato “specialista”. Ma oltre il dato formale, il tempo speso in audio/ video ad ascoltare, riflettere e dibattere con colleghi vicini e lontani, che magari diversamente non si sarebbe mai potuto incontrare (la partecipazione non è mai stata supinamente passiva: rarissimi sbadigli e molte discussioni vivaci ed accese!), ha evidenziato le grandi potenzialità del collegamento telematico.

Il rapporto personale non è stato affatto inibito e si è creata una sorta di comunità (una “tribù” direbbero gli esperti di mass media), alimentata da un continuo interscambio di emozioni, di caratteri, di personalità, di “feeling”. Si può pertanto con tranquillità ribadire che lo schermo ed il microfono non limitano la comunicazione personale, ma ne ampliano le possibilità, solo che si impari un pò a gestirli.

Nulla impedisce, inoltre, di affiancare in successive fasi al contatto telematico la presenza personale e così i canali di comunicazione si moltiplicano ulteriormente, completandosi tra loro. Il dato assume particolare importanza per le mediazioni, nelle quali – come è noto – il problema primo non è tanto la presenza personale o la delega all’avvocato, ma è la semplice presenza delle parti in assoluto. Nel 50% dei casi, infatti, la parte convocata non si presenta e questo inibisce ab origine ogni possibilità di dialogo. L’audio/ video, invece, facilita la presenza, favorisce il primo contatto e, con esso, l’avvio di un discorso. Dopodichè “se son rose fioriranno, se son spine pungeranno”, ma almeno la scienza e l’ordinamento ci hanno messo a disposizione uno strumento utile per abbassare la percentuale del silenzio- rifiuto.

In secondo luogo, l’iniziativa ha consentito ai discenti di confrontarsi con le mille realtà diverse della galassia delle adr: prassi territoriali, criteri organizzativi, approcci sostanziali, scelte procedurali, metodi ogni volta diversi, interessanti, creativi, utili, pur nell’ambito del rigoroso rispetto del solco tracciato dalle norme e dai regolamenti.

Una ricchezza di contenuti teorici e pratici che serve all’avvocato per rendersi consapevole che – come accade da sempre in sede processuale – anche in mediazione ogni pratica ha i suoi caratteri distintivi ed ogni volta occorre “ripartire da zero” e rimettersi in discussione per trovare la strada giusta per cercare di arrivare al risultato auspicato dal cliente.

Ed infine costante ed unanime è stato l’apprezzamento per il corpo docente, di ampio respiro e di variegata provenienza nazionale ed internazionale, sempre capace di destare entusiasmo, curiosità ed attenzione e di stimolare alla ricerca ed alla riflessione. Insomma, diventeremo (prima o poi) avvocati “specialisti”, ma quel che conta è che abbiamo imparato tanto, che ci siamo ricordati di quanto c’è ancora da imparare (“Gli esami non finiscono mai” diceva un saggio dello scorso millennio) e nel contempo – non ho remore a dirlo – ci siamo anche conosciuti e divertiti.

Nella certezza che l’anno prossimo, con la seconda edizione, si replicherà con una nuova ondata di professionisti moderni ed al passo con i tempi.

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