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Decreto legislativo 4 Marzo 2010 n. 28: entra in vigore il 20 Marzo la nuova disciplina della mediazione per le controversie civili e commerciali

Paola Guttadauro

Il 20 marzo sono entrate in vigore le disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 4 Marzo 2010, n. 28 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  due settimane fa. Si conclude così l’iter legislativo del decreto sulla mediazione, dopo le modifiche allo schema di decreto del 28 ottobre apportate grazie ai successivi pareri delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, e  si concretizza, contro lo scetticismo di pochi, la delega conferita al Governo dalla legge n. 69 del 2009 in materia di processo civile, che riforma la disciplina della mediazione finalizzata alla conciliazione, con obiettivi di deflazione dei processi e diffusione della cultura del ricorso a soluzioni alternative.

In merito all’avvio di una procedura di mediazione, dunque, dal 20 marzo 2010 sono entrate in vigore le seguenti principali disposizioni:

Avvio di una domanda di mediazione. Una parte può in ogni momento depositare una domanda di mediazione presso un ogranismo accreditato per la conciliazione di una controversia civile e commerciale, anche a causa pendente. Dalla mancata partecipazione alla mediazione senza giustificato motivo della controparte, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116 del cpc.

Invito del giudice alle parti. Il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti può invitare le stesse a rivolgersi ad un organismo di mediazione.

Obbligo di informazione per l’avvocato. All’atto del conferimento dell’incarico, e non più durante il primo incontro,  l’avvocato è tenuto ad informare per iscritto l’assistito della possibilità di avvalersi della procedura di mediazione. In caso di violazione il contratto è annullabile.

Le disposizioni introdotte dal decreto al fine dichiarato di rafforzare la mediazione come strumento necessario per la diminuzione del carico di controversie gravanti sul sistema giustizia in Italia, “tradiscono” di fatto il crescente riconoscimento del valore aggiunto che l’istituto della mediazione sta ottenendo sia negli ambienti giuridici che tra gli operatori del mercato. E’ indubbio infatti che la mediazione così come riformata dal decreto finisce per coinvolgere tutti i più importanti aspetti della vita quotidiana interessando le materie più diverse. A riguardo occorre sottolineare come dopo solo dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, il tentativo di mediazione presso gli organismi accreditati costituisce infatti condizione di procedibilità nelle controversie in materia di condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con mezzo della stampa o con altro mezzo idoneo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Tra le novità più rilevanti sono senz’altro da segnalare l’introduzione di incentivi fiscali come l’esenzione dall’imposta di bollo e da ogni tassa o diritto di qualsiasi specie e natura per tutti gli atti, documenti e provvedimenti; dall’ imposta di registro del verbale d’accordo per il valore di 50.000 euro e di un credito di imposta alle parti che corrispondono l’indennità prevista fino a concorrenza di 500 euro. Ma c’è di più. Le conseguenze in sede giudiziale per la mancata partecipazione al procedimento di mediazione, l’eventuale proposta del mediatore in caso di insuccesso e l’impatto di quest’ultima sulle spese processuali, nonché il valore attribuito dalla normativa al verbale d’accordo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione all’ipoteca giudiziale, sono tutte novità rivoluzionarie per l’istituto della mediazione.

 Un ruolo di primordine è altresì assegnato agli organismi di mediazione e, di conseguenza ai mediatori. Si prescrive infatti che le procedure di mediazione possano essere gestite solo dagli organismi pubblici e privati iscritti ad un apposito Registro presso il Ministero della Giustizia e che i mediatori, iscritti alla liste degli organismi accreditati al registro, abbiano frequentato e superato un apposito percorso formativo erogato da enti di formazione accreditati dal Ministero della Giustizia.  A ben vedere appare inconfutabile lo sforzo del legislatore delegato nell’offrire tutti i mezzi necessari per rafforzare la giustizia alternativa e rendere accessibile a tutti uno strumento rapido, economico ed efficace come la mediazione. Tocca ora agli operatori iniziare a fare un <<buon uso>> di questo strumento il cui utilizzo risulta ormai indispensabile.

66 Commenti

  1. E’ una svolta epocale nel nostro sistema giuridico. Credo che ancora molti avvocati non hanno capito l’impatto di questo decreto legislativo. Dove si possono fare i corsi per conciliatori?

  2. Sul Il Sole 24 Ore c’era scritto che la riforma entra in vigore a marzo del 2011, quindi tra un anno. Voi invece sostenete che entra in vigore il 20 marzo 2010. Chi ha ragione?

  3. Marco :Sul Il Sole 24 Ore c’era scritto che la riforma entra in vigore a marzo del 2011, quindi tra un anno. Voi invece sostenete che entra in vigore il 20 marzo 2010. Chi ha ragione?

    Come chiaramente prevede il decreto, le norme entrano in vigore Sabato 20 Marzo 2010 (quindi di fatto Lunedì 22). Il titolo del Sole 24 Ore si riferiva, con una inevitabile semplificazione giornalistica, solamente all’entrata in vigore delle ipotesi di mediazione obbligatoria (comma 1 dell’art.5) che entreranno in vigore dal 20 Marzo 2011.

  4. Non ho ben chiaro cosa succede alle controversie pendenti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo.

  5. Fulvio :Non ho ben chiaro cosa succede alle controversie pendenti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo.

    Ci sono due possibilità: una delle parti deposita una istanza di avvio di un tentativo di mediazione presso un organismo di mediazione ovvero il giudice, su istanza di parte o di sua spontanea volontà, può invitare le parti a ricorrere ad un organismo di mediazione. Se la parte invitata non compare, l’organismo di mediazione emetterà un verbale di mancata comparizione che sarà valutato dal giudice ai sensi del comma 5 dell’art. 8 “Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile.”

  6. A prescindere dall’orientamento politico, si deve dar atto al Ministro della Giustizia che è riuscito a portare a compimento una riforma epocale, molto utile ai cittadini, alle imprese a gli stessi avvocati e giudici che si sentono umiliati ogni giorno a dover lavorare in Tribunali da terzo mondo. E’ giusto che i giudici si occupino solo delle controversie sicuramente inconciliabili.

  7. @Leonardo D’Urso
    non credo che alle controversie pendenti si possano applicare le due soluzioni prospettate proprio perchè le regole alle quali soggiaciono, essendo appunto già pendenti, non possono essere modificate senza l’accordo di tutte le parti (attore, convenuto, giudice)pena un’arbitraria interferenza con il diritto della parte che agisce di essere giudicata, nella domanda, dal giudice naturalmente adito

  8. @avv. Enzo Dalle Saline
    Il giudice ha il potere di invitare le parti, non obbligarle, a rivolgersi ad un organismo di mediazione. Quindi occorre il consenso delle parti. Nell’altra ipotesi una parte può invitare l’altra e questa rifiutare, ma in questo caso il giudice potrebbe valutare la mancata comparizione ex art. 116 CPC.

  9. Salve, ho letto il decreto e sembra che gli ingegneri non possano esercitare tale professione. Come mai alcuni ordini degli ingegneri stanno svolgendo ugualmente dei corsi? E’ previsto che in futuro possano esercitare anche gli ingegneri?
    Grazie

  10. Il generico riferimento- in ordine alle controversie oggetto della mediazione- ai contratti bancari e finanziari, coinvolge anche la procedura monitoria?
    Ho dei dubbi in proposito, posto che la natura tipica dell’istituto si rinviene nella decisione sommaria – in base ai criteri di ammissibilità statuiti dall’art. 633 c.p.c.- che impone il giusdicente ad emettere il decreto inaudita altera parte.-

  11. Corrado :Salve, ho letto il decreto e sembra che gli ingegneri non possano esercitare tale professione. Come mai alcuni ordini degli ingegneri stanno svolgendo ugualmente dei corsi? E’ previsto che in futuro possano esercitare anche gli ingegneri?Grazie

    Non lo escluderei. Tuttavia per risponderle, bisogna aspettare l’ormai prossima pubblicazione dei D.M, che potrebbero modificare i requisiti di formazione necessari per l’inserimento nelle liste di organismi di conciliazione pubblici e privati iscritti nel Registro, assicurando l’accesso anche a coloro che sono in possesso di lauree differenti da quelle indicate nel D.M. n. 222/2004.

  12. @Avv. Giuseppe
    Due le disposizioni che potrebbero rilevare:
    – l’art. 5, comma 1, che prevede la mediazione obbligatoria per i “..contratti assicurativi, bancari e finanziari..”
    – l’art. 5, comma 4, che prevede: “4. I commi 1 e 2 non si applicano:
    a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione”.
    Quindi, attesa l’esclusione, la mediazione non è obbligatoria né nella fase di proposizione ricorso monitorio né in quella di proposizione dell’opposizione. Il riferimento alla provvisoria esecuzione, però, sembra generare l’obbligo di proporre istanza di mediazione nel momento in cui questa è stata concessa o sospesa: 2 le ipotesi:
    A) decreto provvisoriamente esecutivo sin dall’inizio: l’obbligo di mediare non sussiste fino a quando il giudice dell’opposizione non sospende tale esecutività;
    B) decreto non provvisoriamente esecutivo “ab initio”; l’obbligo di mediare sorge nel momento in cui il giudice dell’opposizione concede la provvisoria esecuzione.
    Pertanto direi che nel periodo successivo all’emissione della ordinanza che decide sull’esecutività del d.i. opposto (subito se emesso in udienza o dalla sua comunicazione se emessa fuori udienza) e prima dell’udienza successiva occorre depositare istanza di mediazione. Attesa la nota diatriba tra attore “in senso formale” e in senso “sostanziale” nell’ambito della procedura monitoria v’è da chiedersi chi debba provvedervi: il creditore – ricorrente – che agisce in monitorio o il debitore – attore – che propone opposizione?
    A mio avviso, se nell’opposizione il debitore di limita a chiedere la revoca del d.i. emesso e non propone direttamente (nemmeno in via di accertamento negativo) alcuna domanda, egli non sta “esercitando l’azione” e, pertanto, non è destinatario dell’obbligo che spetterebbe al creditore. Se invece nell’opposizione è svolta una riconvenzionale o una domanda di accertamento (bel problema se richiesto solo ex art. 34 c.p.c…) l’obbligo incombe anche sul debitore…
    Queste le mie impressioni a caldo, ma credo che la questione meriti approfondimento…
    AB

  13. Hanno ragione nel sole 24 ore per quanto riguarda la condizione di procedibilità. L’informativa è dovuta da subito.
    Art. 24 Disposizioni transitorie e finali
    1. Le disposizioni di cui all’articolo 5, comma 1, acquistano
    efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del
    presente decreto e si applicano ai processi successivamente iniziati.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

  14. L’art. 5 comma 1 prevede il tentativo di conciliazione nelle cause in materia di diritti reali.Le cause di usucapione immobiliare, al 99% sempre contumaciali vedono spesso una miriade di convenuti e/o loro eredi che non sono rintracciabili ed ai quali e’ autorizzata la citazione per Pubblici Proclami ex art. 150 c.p.c..
    Non riesco a comprendere, come tale tipo di causa che prevede una sentenza dichiarativa sulla proprieta’ del bene, quindi proprieta’ gia’ sostanzialmente acquisita dalla parte attrice , possa inserirsi nelle previsioni del dls.

  15. Sara una bolla di sapone. Si prevede che chi ha diritto al gratuito patrocinio ah diritto ad avere gratis la mediazione. Chi ha intenzione di fare il mediatore rischia di lavorare gratis. Ma il concetto alla base del decreto è erroneo. Meglio lasciare libera scelta al cittadino: vado dai giudici privati o vado dai giudici pubblici?

  16. Innanzitutto, dati istat alla mano, è falso il presupposto aumento delle cause iniziate. Aumenta l’arretrato per ovvi motivi di carenze organiche, non certo per la presupposta estrema litigiosità delle parti e malafede degli avvocati. La lunghezza dei processi non si risolve impedendo l’accesso immediato alla giustizia, ne con un terrorismo sulle spese processuali [articolo 13]
    @Fulvio
    Secondo me è solo una perdita di tempo, con grave pregiudizio del diritto di difesa; personalmente vi è mai capitato di riuscire a conciliare??
    L’esperimento obbligatorio di un tentativo di conciliazione, in che maniera dovrebbe favorire un accordo, soltanto per effimeri sgravi fiscali??
    Va bene introdurre la figura del mediatore, e concedere vantaggi fiscali a chi si avvale della mediazione, purchè la conciliazione rimanga una facoltà in più concessa ai consociati, e non un obbligo che ritarda il ricorso alla giustizia.

    @Silvia avvocato a Milano

  17. @Daniele
    Pienamente d’accordo anche perchè, a norma di codice, in prima udienza il giudice tenta la conciliazione e se non ci riesce lui perchè dovrebbe riuscire un mediatore. Quando si arriva in causa i primi che cercano un accordo siamo noi professionisti che cerchiamo di evitare le conseguenze di una causa lunga ai nostri assistiti. Se non ci riusciamo è perche manca la volonta di mediare nelle persone. Ognuno sta fermo al suo “Ho ragione Io”.

  18. Sono d’accordo con i colleghi sul fatto di limitare l’accesso a tale procedura alla sola facolta’ dei cittadini che dovranno essere comunque bene informati a cosa andranno incontro.
    Pagamento del mediatore o piu’ mediatori ausiliari (art. 8 n. 1), pagamento degli esperti iscritti in albi dei consulenti presso i tribunali ( art. 8 n. 4), ecc.
    Se la casua e’ di limitato valore e la conciliazione non riesce saranno spesso sostenute spese che potrebbero essere gia’ ben superiori a quelle dell’ordinario giudizio da intraprendere successivamente .
    Ancora una volta la dimostrazione che certe norme vengo studiate a tavolino da chi non conosce affatto ed ignora le problematiche e le esigenze di chi opera in “trincea” .

  19. Una domanda:
    l’art.16 (comma5) del DL recita:
    “…Con lo stesso decreto, e’ stabilita la data
    a decorrere dalla quale la partecipazione all’attivita’ di formazione
    di cui al presente comma costituisce per il mediatore requisito di
    qualificazione professionale.”
    Tale articolo va interpretato come un obbligo per tutti i conciliatori/mediatori di frequentare un corso di formazione annullando di fatto l’Art.4 del DL 23 luglio 2004 n.222 dove viene riportato che gli avvocati con più di 15 anni di iscrizione all’albo possono iscriversi di diritto alle camere di conciliazione??
    Grazie

  20. Si, la sua interpretazione è corretta. In diverse occasioni ufficiali i rappresentanti del Ministero della Giustizia hanno ribadito che chi ha ottenuto la qualifica di conciliatore in base ai 15 anni di iscrizione all’albo dovrà frequentare e superare un corso di formazione secondo le modalità e i criteri che i nuovi DM stabiliranno. Ciò è coerente con le osservazuioni di tutti gli operatori del settore che ritengono che l’esperienza professionale, se pur importante, è cosa diversa dall’apprendimento delle tecniche di mediazione e gestione del conflitto.

  21. Il testo del Decreto Legislativo 4 Marzo 2010 n. 28 non specifica esattamente i requisiti soggettivi degli aspiranti conciliatori intenti a frequentare il corso di formazione utile al fine di iscrizione presso gli organismi di conciliazione, rimandando per il momento, come ovviamente sapete, ai precedenti disposti normativi in materia ed esattamente al Decreto Ministeriale del 23 Luglio 2004 n.222.

    La questione del D.M . 222 23 Luglio 2004 è molto complessa, mi spiego meglio:

    esattamente l.Art. 4 comma 4 lettera A è indubbiamente vago e non parla assolutamente di possesso di Laurea in qualsivoglia disciplina: il fatto che gli Enti di Formazione richiedano la Laurea in materie giuridico economiche o equipollenti non fa riferimento a nessuna normativa/circolare/parere in vigore se non a una Comunicazione espressa dallo stesso Ministero della Giustizia nelle FAQ della sezione dedicata agli Organismi di Conciliazione, cosa che non credo faccia giurisprudenza proprio a causa della mancanza di una Circolare, Parere, disposizione normativa ecc ecc.

    Questo è il Comma del D.lgs:

    “i requisiti di qualificazione professionale dei conciliatori per i quali, ove non siano professori universitari in discipline economiche o giuridiche, o professionisti iscritti ad albi professionali nelle medesime materie con anzianità di iscrizione di almeno quindici anni, ovvero magistrati in quiescenza, deve risultare provato il possesso di una specifica formazione acquisita tramite la partecipazione a corsi di formazione tenuti da enti pubblici, universita’ o enti privati accreditati presso il responsabile in base ai criteri fissati a norma dell’articolo 10, comma 5;”

    Questo è l’indicazione di sorta del Ministero della Giustizia sul proprio Sito:

    Chi può partecipare ai corsi di formazione specialistica in materia societaria richiesta dall’art. 4 comma 4 lettera a) del DM n. 222/2004/?
    Per partecipare ai corsi di formazione finalizzare ad acquisire il titolo valido di conciliatore in materia societaria, occorre possedere il diploma di laurea (anche triennale) in materie giuridiche o economiche. La laurea costituisce un pre–requisito di ammissione al corso, della durata minima di 40 ore (corso base di 32 ore, più corso di specializzazione societaria di 8 ore), considerato nella sua interezza: la laurea deve essere stata conseguita prima della frequenza del corso base.

    Quando si parla di laureati in materie giuridiche o eonomiche si fa riferimento ai soli laureati in giurisprudenza o in scienze economiche?

    No. L’area delle materie giuridiche o economiche è assai più vasta l’equipollenza delle lauree è stabilita da singoli provvedimenti ed è riportata sul sito web ufficiale del Ministero per l’Università (MIUR).

    L’equipollenza di una laurea è ovviamente specificata alla Laurea di cui per contro è equipollente.
    Non essendo esattamente specificato da alcuna parte quali siano le Lauree che consentono l’accesso al corso (e quelle equipollenti) il problema, a mio modesto avviso è abbastanza grave e, comporterà sicuramente una rivisitazione generale e più approfondita nei mesi avvenire allorquando ci sara una intergazione al D.lgs 4 Marzo 2010 n.28.

    Attualmente l’orientamento è davvero poco chiaro e vago.

    Inoltre non esistono secondo l’attuale classificazione del MIUR, “aree in materie giuridiche e economiche” ma esistono 4 Aree didattiche-cultirali: tutte le classi di laurea affini al mondo economico e giuridico oltre a quelle sociali rientrano nell’ “Area Sociale” e sono veramente tante, suddifise a loro volta in Classi di Laurea.

    Se il Ministero non specifica esattamente quali siano le Lauree che permettano l’accesso al corso sarà molto difficile stabilirlo.
    Il fatto che il Ministero della Giustizia citi il MIUR per capire le eventuali equipollenze è motivo di confusione ancor maggiore.

    Mi pare che in questo momento ci sia un tentativo di interpretazione asserendo che le Lauree dell’area giuridica economica siano Economia Giurisprudenza e Scienze Politiche e le rispettive equipollenze.

    Questa è la fonte da cui attingo info, mi sembra anche molto autorevole, si tratta dell ANPAR, vi posto il link.

    http://www.anpar.it/test/conciliazione/corsi-formativi-per-conciliatori/162-calendario-corsi

    Occorre capire come abbia fatto l’ANPAR a stabilire e riportare quanto descritto sul proprio sito.

    Il MUIR divide tutte le discipline in 4 Aree (Sanitaria, Sociale, Umanistica, Scientifica).

    L’orientamento di quest’organismo ha l’ANPAR ha ritenuto (in via esclusivamente interpretativa) che le lauree del ramo giuridico economico siano Economia e Commercio, Giurisprudenza e Scienze Politiche.
    Le equipollenze rispettive a queste 3 discipline sono tante.
    Il Ministero della Giustizia quali ritiene che siano le Lauree dell’Area Giuridico Economica?
    Le 3 sopra descritte? Solo Economia e Giurispudenza? Perche se Scienze Politiche lo è allora ci sono altre equipollenze.
    Per non parlare poi del fatto assurdo di aver parlato di Equipollenza tra Lauree parlando anche di Lauree Triennali, ove quest’ultime non sono “equipollenti” a nulla ma “equiparate” a lauree vecchio e siccome sono tantissime non si capira nulla se non si specifica il ceppo base del bando.

    Bisogna essere chiarissimi su questo aspetto perche molti organismi stanno gia formando diversi conciliatori che se a fronte del conseguimento della qualifica, a fronte del fatto che il decreto del 4 marzo 2010 richiama per “compatibilita” dei requisiti a quello del 2004 immagino ci saranno diversi ricorsi al tar se i requisiti dovessere radicalmente cambiare con la successiva esclusione dalle Liste di conciliatore.
    Daltro canto sara difficoltoso per il Ministero stabilire quali siano le discipline accademiche che previo formazione diano l’accesso alla carriera visto che si parla di ADR con la finalità esclusiva di mettere daccordo due soggetti in controversia reciproca e non di essere specialisti o professionisti di materie giuridiche .
    Siccome in previsione ci sara bisogno di molte figure di Conciliatore, visto la mole di lavoro che ci sara allorquando la questione diverra obbligatoria (21 Marzo 2011) la questione che sottopongo è a mio avviso estremanemnte delicata in quanto decisioni a favore di una specifica qualificazione accademica o ad un altra allargherebbero o restringerebbero la forbice. Se la dovessero restringere, ad esempio affermando che chi solamente possiende una Laurea in Economia o in Giurisprudenza puo effettuare il corso e accedere alla carriera, si potrebbe obbiettare che anche questa volta si è creata una nuova professione il cui accesso è, consetitemi il termine “castizzato”.
    Altresi’ si potrebbe obiettare che visto che si parla di ADR e di tecniche di Concilizione tra due soggetti in disputa sarebbe perfetto anche uno Laureato in Psicologia o in Comunicazione, con corso di formazione specifico, perché magari un Avvocato o un Dottore in Legge non è accademicamente preparato per mettere d’accordo due soggetti o affrontare agromenti formativi ove (per legge) si deve parlare di tecniche di comunicazione e negoziazione efficace nonchè risoluzione di conflitti.

    Inoltre un Avvocato è la figura piu squisitamente incompatibile con questa professione visto l’indubbio ed inconfutabile conflitto di interesse.
    Immaginiamo l’Avvocato che informa obbligatoriamente il Suo cliente del tentativo obbligatorio di conciliazione e indica lui stesso come Conciliatore perchè iscritto presso un Organismo, avendo gia un rapporto diretto con il Cliente.
    Naturalmente cosi facendo non credo che si decongestionerebbero i tribunali visto che il Conciliatore senza interesse concilia e basta a proprio interesse (facendo per contro un piacere allo stato) l’avvocato conciliatore concilia o non concilia a seconda di un mero interesse personale e questo non si puo o non si deve obiettare.
    Occorre assulutamente informare i soggetti interessati come me quale sia esattamente l’orientamento del Ministero della Giustizia (specificando) già in questa fase, prima di procedere con ulteriori decreti attuativi, altrimenti ci saranno persone che avranno conseguito la qualifica spendendo dai 1000 ai 2500 euro per un attestato non utilizzabile.

    Scusate ma non potevo essere più sintetico..

  22. Riallacciandomi al mio precedente intervento ove tra l’altro ho trattato il tema della possibile ed eventuale incompatibilità della professione di Avvocato con quella di Mediatore discutendo appunto di possibile “castizzazione” della nuova professione (proprio da chi gia esercita l’avvocatura ) che già mi sono imbattuto, purtroppo, a meno di 20 gg dalla pubblicazione del decreto, in organizzazione di seminari e workshop sull’argomento ove la partecipazione (si dice gratuita) è riservata a studi legali e quindi avvocati e giuristi d’impresa.
    Non capisco (ovviamente lo capisco) perchè si debba aprire la porta soltato a questo tipo di professionisti che nulla hanno a che vedere con l’intento finale del legislatore e cioè quello di liberare i tribunali dalla congestione facendo conciliare le parti da professionisti capaci di mettere d’accordo le parti stesse.
    Naturalmente non entro nel merito della questione visto che l’evento è organizzato da una società privata che decide di fare cio che vuole e invitare chi vuole, ma è chiaro fin dagli albori l’intento di far si che la mediazione civile sarà materia coattivamente assorbita dalla casta di notai e avvocati vari.
    Il corso di formazione a pagamento e aperto ai laureati anche triennali in materie giuridiche e economiche e i seminari di aggiornamento e di informazione sulle novità invece sono gratuite e riservate agli avvocati. Mi sembra molto coerente.
    Per quanto mi riguarda farò pressioni al Ministro della Giustizia affichè tutto ciò sia controllato al fine di evitare quanto da me prospettato.

  23. Sono laureata in legge (vecchio ordinamento) e qualche anno fa ho conseguito la qualifica in mediatore sistemico familiare dopo corso biennale. Qualcuno sa dirmi se questo vale come titolo per svolgere l’attività di conciliatore civile?
    grazie

  24. Sono laureato in giurisprudenza ed ho i titoli per poter espletare l’incarico di mediatore. Gradirei sapere se esiste un limite d’età per poterlo espletare.
    Cordiali saluti

  25. Laureato in giurisprudenza e conseguendo il corso professionale prescritto dalla legge,vorrei sapere se in quanto dipendente pubblico, previa autorizzazione,posso svolgere l’incarico di conciliatore.

  26. laureando in legge chiedo se potrei frequentare il corso professionale prima di discutere la tesi (laurea magistrale). grazie.

  27. Gent.le Marcello,
    il requisito minimo per l’accesso alla professione di mediatore ad oggi è il possesso di una laurea triennale in giurisprudenza, economia, scienze politiche e altre lauree equipollenti. Nel caso avesse già conseguito tale titolo, nulla osterebbe alla sua partecipazione.

  28. E’ vero che “prossimamente” la possibilità di accedere ai corsi verrà estesa anche ai tecnici quali geometri ingegneri ecc?

  29. Gentile Maddalena,
    siamo in attesa della pubblicazione dei D.M. che risponderanno al suo quesito. Ad ogni modo, vista l’ampia gamma di contenziosi civili che saranno sottoposti alla condizione di procedibilità, è molto probabile che la mediazione sarà aperta anche ai tecnici.

  30. se così fosse, sarà possibile iscriversi ad uno dei corsi già programmati da voi o bisognerà far riferimento agli ordini/collegi di appartenenza?

  31. Gentile signora/e,
    vorrei avere delle informazioni per partecipare al prossimo corso di mediatore/conciliatore, data la nuova normativa, sono laureata in giurisprudenza (vecchio ordinamento), attualmente sono perito grafologo giudiziario.
    Distinti saluti
    Tiziana

  32. Gent.le Tiziana,
    essendo laureata in giurisprudenza dispone dei requisiti d’accesso al corso per mediatore. Per avere informazioni sui nostri prossimi corsi consulti il nostro sito dedicato alla formazione (http://www.adrcenter.com/academy/?p=844) dove potrà trovare tutti gli orari e le sedi in cui il corso si terrà. Ad ogni, se vuole avere maggiori informazioni in merito alle materie del corso, ai docenti, alla strutturazione delle lezioni e altro, non esiti a contattarci allo 06 69380004.
    Cordialmente

  33. Ma la mediazione può essere esercitata anche dai consulenti del lavoro?
    Mi sembra infatti che la quasti totalità della materie siano di competenza degli avvocati civilisti, chi sa darmi una riposta a ciò anche in considerazione di un eventuale investimento economico che una persona si deve sobbarcare per partecipare ad un corso che dia la possibilità di iscriversi negli appositi albi dei conciliatori.

  34. Gent.le Francesco,
    secondo la normativa vigente il corso è aperto a tutti coloro che possiedono una laurea anche triennale in giurisprudenza, scienze politiche ed equipollenti, o a coloro che siano iscritti ad un albo professionale da almeno 15 anni. Quindi, l’accesso non è affatto precluso ai consulenti del lavoro, ove rispettati i requesiti summenzionati. E’ altresì bene aggiungere che siamo in attesa della pubblicazione del nuovo Decreto ministeriale che potrà modificare i requisiti di accesso, aprendo l’accesso ad altre laurea e a tutti coloro iscritti ad albo professionale senza il limite dei 15 anni.
    Cordialmente

  35. sono un vice procuratore in servizio( incarico 0norariosin dal 200), scadiamo il 31.12.2010 salvo proroga di un altro anno ancora lamia domanda è posso esercitare il ruolo di mediatore o ci sarà incompatibilità tra le due professioni? Grazie

  36. Gent.le dottor Abramo,
    nel caso in cui fosse ancora in servizio, ci sarebbe incompatibilità tra le due professioni.
    Cordialemente

  37. Salve a tutti, sono una neo-laureata in giurisprudenza vorrei sapere se la figura dell’avvocato avrà l’incompatibilità con quella di conciliatore.

  38. Gentile signora/e
    vorrei sapere come si potrà entrare a far parte degli organismi di conciliazione, ovviamente dopo esser diventato conciliatore.
    Grazie

  39. Gent.le Marina,
    una volta conseguito il titolo di mediatore, a seguito di un corso accreditato, può mandare la propria candidatura agli organismi di mediazione iscritti al registro presso il Ministero della giustizia. Spetterà poi ai singoli organismi valutare le candidature e decidere discrezionalmente se avviare un rapporto di collaborazione professionale.

  40. Mi è stato detto da parte di un Ente preposto alla formazione dei conciliatori\mediatori che,indipendentemente dall’iscrizione minima di 15 anni all’albo degli avvocati bisogna sempre frequentare i corsi di formazione per conciliatore,successivamente,dopo la pubblicazione di un non meglio precisato DM si dovrà integrare per ottenere l’attestato di mediatore .

  41. Gent.le sig. Jaccapitta,
    si diventa mediatore solo frequentando un corso di formazione per mediatori presso un ente di formazione accreditato presso il Ministero della Giustizia. Non esiste altro modo.
    L’iscrizione ad un albo professionale (da almeno 15 anni) e/o la laurea anche triennale in giurisprudenza, economia, scienze politiche ed equipollenti rappresentano ad oggi i requisiti per accedere al corso per mediatore. L’uscita del Decreto ministeriale in fase di prossima pubblicazione potrà modificare i requisiti per l’accesso ai corsi (ovvero aprendo l’accesso anche a coloro che siano iscritti ad un albo da meno di 15 anni o coloro che dispongano di una laurea diversa da quelle summenzionate), potrà altresi prevedere un cambiamento nel numero di ore che il corso dovrà prevedere.

    Nessuna integrazione sarà prevista nel caso in cui lei frequentasse un corso della durata di ore previste dal decreto, che probabilmente sarà 50 ore.

  42. sto terminando l’universita’ mancano 3 esami in giurisprudenza e sono iscritta all’ isvap come subagente di assicurazioni,gestisco una subagenzia dal 2002.
    posso frequentare il corso da mediatore?

  43. @aleb
    Il nuovo DM in materia dispone che per esercitare la funzione di mediatore occorre una laurea triennale e la frequantazione e superamento del corso. Non viene indicato se la laurea si deve possedere prima di frequantare il corso ovvero è possibile prima frequantere il corso e solo dopo aver conseguito la laurea chiedere l’iscrizione agli organismi di mediazione. ADR Center ha finora intepretato restrittivamente tale disposizione chiedendo il possesso della laurea come requisito per la frequentazione del corso. Le consiglio di inviare un fax con il quesito all’ufficio competente del Ministero della giustizia fax: +39 06 68852864

  44. Gent.le dottoressa,
    al momento il requisito per accedere al corso di formazione per mediatore è la laurea anche triennale, e/o l’iscrizione ad un albo professionale da almeno 15 anni. Il D.M. in fase di pubblicazione potrebbe togliere il vincolo dei 15 anni, dubito tuttavia che possa togliere il vincolo della laurea triennale.

  45. Ho una laurea in giurisprudenza (vecchio ordinamento) e un titolo di mediatrice familiare conseguito qualche anno fa a seguito di un corso biennale.Devo frequentare comunque un corso di formazione?Esiste incompatibilità con l’insegnamento di discipline giuridiche presso la scuola pubblica? Grazie

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