Mentre il laboratorio del Sole 24 Ore si interroga, con inchieste/ricostruzioni su “Cosa resterà di questo decennio 2010-2019” – evidenziando come nel 2010 il mondo era alle prese con la più grande crisi economica dal dopoguerra, Barack Obama era da poco presidente degli Stati Uniti e l’Italia usciva dal suo anno peggiore: il 2009 con il Pil in calo del 5% – presentandoci delle schede [1] su
Le scelte della FED e della BCE: ed in particolare dell’era Draghi ed il “Whatever it takes” per preservare l’euro, con l’insieme di misure non convenzionali messe in campo e l’ingresso nell’era dei tassi negativi; le tappe principali degli otto anni di presidenza dell’ormai ex governatore della Banca Centrale Europea, dalla “forward guidance”, informazioni sulle future intenzioni di politica monetaria al Quantitative Easing nel 2015.
La Food Economy: nel mondo ed in particolare il periodo d’oro dell’agro-alimentare e del vino italiano balzato dell’84% (passando da un fatturato all’estero di 19 miliardi a uno di 35, trainando al rialzo l’intero giro d’affari dell’industria alimentare italiana passata nello stesso periodo da 120 a 145 miliardi di euro.; testimoniato anche da numeri indicativi come il record europeo di imprese agricole condotte da giovani (oltre 56mila) o dai positivi numeri relativi alle iscrizioni agli istituti agrari o alle facoltà di agraria in Italia.
Italia crescita zero, salvata dall’export, quando in un solo trimestre fallivano quasi 5mila aziende, le fabbriche chiudevano, si erogavano in un anno 1,2 milioni di ore di cassa integrazione e si genera il Paradosso Italia, dove la ricchezza incontra la povertà: a fronte di 5 milioni d’indigenti, il risparmio gestito cresce a 2.280 miliardi, i depositi bancari a 1.700 miliardi. L’attività sommersa vale 210 miliardi e la ricchezza delle famiglie è da record: 8,4 volte il reddito medio nel 2017.
LA FOTOGRAFIA DEL PAESE Fonte: Istat e Banca d’Italia per l’Italia; OCSE per gli altri
Alcuni dati, però, restano emblematici e ritraggono un Paese che, a volte, non si vuole vedere. Il risparmio gestito, vale a dire il patrimonio accumulato dalle gestioni collettive e da quelle di portafoglio, è ormai di 2.280 miliardi e quest’anno (dato di novembre) è cresciuto del 13,9%. È un ammontare di ricchezza quasi pari all’intero debito pubblico che, sempre a ottobre, era di 2.447 miliardi. Gli italiani, in questa nuova era dei tassi negativi e dell’inondazione di liquidità garantita dalle banche centrali a tutto l’Occidente, non smettono di far crescere anche i depositi che sono ormai di oltre 1.700 miliardi, più o meno quanto il Prodotto interno lordo. Sono dati che usa chi, in Europa, demonizza il nostro debito pubblico per farne al nostro Paese una colpa (schuld in tedesco è sia debito, sia colpa), una reazione quasi più attinente all’etica che non all’economia se si guarda ai dati di contesto, dove quel debito è più che sostenibile. Anche se, naturalmente, deve essere ridotto. 23 dicembre 2019.
La (Dis)illusione Tech: nel 2010 Apple lanciò l’iPhone 4. Facebook, che dall’estate 2008 anche in Italia stava crescendo, da pochi mesi aveva introdotto i commenti ai post. Amazon, in autunno, apriva il suo sito di e-commerce in Italia. L’inizio del decennio ha così segnato l’inizio dell’era digitale. Il nostro rapporto con il telefono, nel frattempo diventato smartphone, è cambiato radicalmente. Nel 2010 nessuno guardava video sul cellulare durante un viaggio in metropolitana. Non esisteva Instagram e neppure Netflix. Oggi dopo una progressiva crescita della nostra fruizione dei contenuti su mobile, l’atteggiamento di governi e istituzioni nella seconda parte del decennio è cambiato. Sono accusate di strozzare l’innovazione in virtù della loro forza strutturale e finanziaria e di utilizzare in maniera troppo disinvolta i dati degli utenti e il panorama del digitale appare meno entusiasmante, da anni alla ricerca della “next big thing”. Ed è proprio messa in discussione la retorica californiana della “disruption innovation”, alla luce dell’impatto devastante che sta avendo su decine di settori tradizionali, Google Amazon, Facebook Apple to big to breack. Il fatturato di Google ADS nell’ultimo trimestre del 2018 vale l’87% dei ricavi pari a 136.2 miliardi di dollari.
Durante la redazione di questo articolo, il cui titolo – in maiuscolo – resta volutamente inalterato, è stato dunque pubblicato in G.U. il c.d. decreto “cura Italia”, cui si da priorità evidenziandone alcuni contenuti, quale premessa delle considerazioni che ci si era prefissati.
“IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA”
Visti……………
omissis
Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti negativi che l’emergenza epidemiologica COVID-19 sta producendo sul tessuto socio-economico nazionale, prevedendo misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, della protezione civile e della sicurezza, nonché di sostegno al mondo del lavoro pubblico e privato ed a favore delle famiglie e delle imprese;
Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di adottare altresì disposizioni in materia di giustizia, di trasporti, per i settori agricolo e sportivo, dello spettacolo e della cultura, della scuola e dell’università;
Ritenuta altresì la straordinaria necessità e urgenza di prevedere la sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi, di altri adempimenti e incentivi fiscali;
omissis
E M A N A
il seguente decreto-legge: ……………..” [1]
Inizia così il DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020 , n. 18 denominato “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.
Ci occuperemo della sola parte relativa al sostegno economico, segnalando che sul fronte del potenziamento al Servizio sanitario nazionale sono molte le misure adottate in termini di autorizzazioni di spesa per gli incentivi al personale dipendente del SSN stesso, del potenziamento delle risorse del Ministero della salute, delle reti di assistenza territoriale, e di incentivi per la produzione e la fornitura di dispositivi medici (che si sostanzia anche in una misura di sostegno all’economia) oltre che di ri-finanziamento dei Fondi occorrenti.
Al Titolo II “Misure a sostegno del lavoro “,
il Capo I è dedicato alla “Estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale”.
Il Capo II prevede “Norme speciali in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori”.
Al comma 3, prevede che i genitori lavoratori, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata[3], hanno diritto a fruire uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità, secondo i criteri previsti. La medesima indennità è estesa ai genitori lavoratori autonomi iscritti. In alternativa al comma 8, per i medesimi lavoratori beneficiari, è prevista la possibilità di scegliere la corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro. Al comma 9, è previsto che Il bonus di cui al comma 8 è altresì riconosciuto ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS, subordinatamente alla comunicazione da parte delle rispettive casse previdenziali del numero dei beneficiari.
Il decreto prosegue con misure riguardanti specifici settori, ad esempio quello agricolo o dello spettacolo, misure per i NASpI[5] o i DIS-COLL[6], provvedimenti in tema di proroga dei termini decadenziali in materia previdenziale e assistenziale, provvedimenti per il “terzo settore” in tema scadenza di termini o di approvazione dei bilanci.
Fino ad arrivare ad un interessante, quanto mai attuale articolo, che disciplina l’ormai famigerato “smart working”.
Cosa prevedono gli articoli 18-23 della l. 81/2017 denominata “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, più diffusamente “lavoro agile” ( o smart working) che poggia le sue possibilità sulla connessione digitale della tecnologia.
Torniamo al testo del decreto “cura Italia” del 17 marzo 2020 n. 18, facendo un “salto” nell’articolato fino all’art. 75, evidenziando solo le parti che richiamano espressamente il lavoro agile e la digitalizzazione dei processi, al fine di evidenziare il valore assegnato a tale modalità di svolgimento di attività lavorative e focalizzare meglio l’argomento, per poi tornare alla sequenza numerica prevista nel decreto stesso.
1.Al fine di agevolare la diffusione del lavoro agile di cui all’articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 8, favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, quali ulteriori misure di contrasto agli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni aggiudicatrici, come definite dall’articolo 3 decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché le autorità amministrative indipendenti, ivi comprese la Commissione nazionale per le società e la borsa e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono autorizzate, sino al 31 dicembre 2020, ad acquistare beni e servizi informatici, preferibilmente basati sul modello cloud SaaS (software as a service), nonché servizi di connettività, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ai sensi dell’articolo 63, comma 2, lett. c), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, selezionando l’affidatario tra almeno quattro operatori economici, di cui almeno una «start-up innovativa» o un «piccola e media impresa innovativa», iscritta nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 17 dicembre 2012, n. 221 e all’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 24 marzo 2015, n. 33.
Arriviamo dunque all’importante norma dedicata allo specifico argomento trattato:
Il lavoro agile viene anche richiamato nella disciplina dell’attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado prevedendo:
Torniamo alla sequenza numerica prevista nel decreto stesso del 17 marzo 2020 n. 18, solo per accennare alle misure più importanti dal punto di vista del sostegno economico, nella consapevolezza delle Istituzioni di dover prevedere ulteriori strumenti per favorire lo sviluppo e la crescita del Paese.
Al Titolo III sono previste Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario
Sono ammissibili alla garanzia del Fondo finanziamenti a fronte di operazioni di rinegoziazione del debito del soggetto beneficiario, purché il nuovo finanziamento preveda l’erogazione al medesimo soggetto beneficiario di credito aggiuntivo in misura pari ad almeno il 10 percento dell’importo del debito residuo in essere del finanziamento oggetto di rinegoziazione; e le operazioni per le quali banche o gli intermediari finanziari hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento, o della sola quota capitale, escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili” ai sensi della disciplina bancaria o che rientrino nella nozione di “impresa in difficoltà” ai sensi dell’art. 2, punto 18 del Regolamento (UE) n. 651/2014; nonché garanzie per nuovi finanziamenti fino a 18 mesi per importi minori (fino ad € 3.000), concesse gratuitamente e senza valutazione;
Al Titolo IV sono previste le Misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese
Si commentano brevemente le norme del Titolo V Ulteriori disposizioni
Capo I (Ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza derivante dalla diffusione del Civ-19)
2.omissis
15.Tutti gli uffici giudiziari sono autorizzati all’utilizzo del Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali per le comunicazioni e le notificazioni di avvisi e provvedimenti indicati ai commi omissis
In conclusione del presente lavoro, in considerazione del quadro economico; delle contingente situazione di emergenza sanitaria e dello “tsunami economico-sociale”[11]che ha dunque comportato; delle disposizioni in merito alle misure di sostegno all’economia appena emanate; della necessità di ottimizzare le risorse impiegate nelle attività produttive con l’impiego delle tecnologie, anche digitali, al passo dei tempi; della introduzione nel nostro sistema giudiziario delle norme sul processo civile telematico consistente nei servizi di deposito e di notifica degli atti giudiziari svolti per via telematica, nonché l’insieme di tutte le operazioni di cancelleria effettuate con lo stesso metodo, che potrebbero essere prese ad esempio per implementare una piattaforma nel sistema di giustizia civile per le procedure stragiudiziali di deflazionamento del contenzioso, valevole per tutto il territorio nazionale; della razionalizzazione dei processi di gestione e di supporto alle attività stragiudiziali di soluzione dei conflitti; delle dichiarazioni della UE a nome della Presidente della Commissione Europea:” massima flessibilità, Von der Leyen: aiuteremo l’Italia con ogni mezzo”[12]:
è possibile che la ripresa: “passi anche dal digitale”?
Riteniamo senza dubbio di poter rispondere affermativamente.
Si riporta in appendice, il testo dell’articolo da cui è stato preso spunto per il presente lavoro, ringraziando l’autrice di Italia Oggi Giorgia Sali
L’analisi di Giorgia Sali, ricercatore senior dell’Osservatorio Pmi del Politecnico di Milano La ripresa passa dal digitale L’obiettivo è ridurre il gap tra piccole e grandi imprese[1]
Smartworking, cloud, connessioni: sono parole che, all’improvviso, sono diventate parte del lessico comune assieme ad altre, Covid-19 in primis, che invece, magari, non avremmo voluto imparare. Questo perché il digitale può diventare un alleato in questo periodo di emergenza sanitaria e anche economica. Basti pensare che le tre regioni maggiormente interessate, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, danno ospitalità al 35% delle imprese attive in Italia, a esse fanno riferimento il 46% del fatturato nazionale e il 40% della forza lavoro nel privato. Un contraccolpo non da poco. Ma il tessuto delle pmi italiane non è del tutto pronto alla digitalizzazione. Se le grandi imprese hanno in larga parte già affrontato questo tema e sviluppato iniziative strutturate di smartworking, solo il 30% delle piccole-medie si è attrezzato per garantire parziale o ampia flessibilità al lavoro. Lo scenario in chiaroscuro è frutto di una analisi dell’Osservatorio Pmi del Politecnico di Milano, per ItaliaOggi Sette. L’impatto economico.
«L’emergenza coronavirus è ormai da diverse settimane un dato di fatto nel nostro Paese. Dalla chiusura di centri scolastici e culturali alla riduzione della mobilità dei cittadini, diverse sono le misure contenitive previste dal governo. Ancora incerto è l’effettivo impatto che questo rallentamento forzato delle attività, soprattutto produttive, avrà sulla nostra economia. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha anticipato il possibile scenario dei mesi futuri, quantificando la diminuzione del pil dell’Italia di oltre lo 0,2% e sottolineando quindi una probabile revisione al ribasso delle stime attuali di crescita 2020, oggi pari a 0,6%. Tali previsioni negative derivano dal fatto che le regioni maggiormente interessate dal contagio (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) sono anche quelle che dal punto di vista economico pesano di più sul mercato nazionale». Così, a ItaliaOggi Sette, Giorgia Sali, ricercatore senior dell’Osservatorio Pmi del Politecnico di Milano, commenta la situazione attuale. E aggiunge che, snocciolando altri numeri, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Pmi, sono le piccole e medie imprese a subire le conseguenze più gravi e a incidere in maniera significativa sulla battuta d’arresto economica nazionale: le aziende manifatturiere e turistiche delle tre regioni più colpite, ossia Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, valgono da sole il 10% del totale fatturato italiano. Le aziende operanti nei settori del commercio interessate dalle restrizioni previste dal governo sono numericamente il 14% del totale imprese, l’1% sono pmi. Guardando agli indicatori economici emerge la loro rilevanza nel nostro tessuto economico: queste pesano il 21% del totale fatturato Italia (l’8% se si considerano solo le pmi), generano il 12% del valore aggiunto (il 5% il solo comparto pmi), occupano il 14% degli occupati del settore privato (il 4% se si guarda alle sole pmi). Numeri pesanti che, se sommati con quelli degli altri settori economici colpiti dalla crisi (hospitality e manifattura) anticipano quali possono essere gli impatti sulla nostra economia. Il gap tecnologico. Da un lato, le grandi imprese sono più attrezzate, mentre solo il 30% delle piccole medie è in grado di applicare ampia flessibilità al lavoro. Gli strumenti, i cosiddetti device per il lavoro in mobilità quali pc portatili, tablet e smartphone, vengono messi a disposizione da larga parte delle pmi (il 65%), ma nei fatti sono ancora poche le realtà che hanno sistemi informativi e repository (ossia archiviazione digitale) di dati integrati accessibili in luoghi esterni all’azienda. Infatti, le piattaforme Cloud sono utilizzate solo dal 30% delle piccole e medie imprese. In dettaglio, nel Nordest del Paese, che include due delle tre regioni maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria, la quota di pmi che non è pronta allo smartworking è superiore alla media di mercato del 51%: in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna le pmi che si dichiarano disinteressate al lavoro agile, nel 2019, sono rispettivamente il 57, il 58 e il 59%. E questo per un tema infrastrutturale e culturale: in queste regioni il tessuto imprenditoriale vede una grossa rilevanza del comparto manifatturiero, strettamente legato al prodotto e quindi al mondo fisico. Qui l’applicazione di un lavoro a distanza risulta particolarmente complicata, poiché richiede non solo un cambiamento nei processi aziendali, ma anche un cambiamento nel modello di business e nel modo di creare valore. Un cambiamento non facile da apportare. «Le tecnologie digitali possono rappresentare un potente alleato per proseguire l’attività aziendale da remoto in una situazione in cui gli accessi a uffici e impianti produttivi sono limitati», spiega il ricercatore senior dell’Osservatorio del PoliMi, Sali. Le fa eco Massimo Moggi, professional affiliate della Scuola superiore S. Anna di Pisa. «È facile immaginare che le necessarie misure di contenimento adottate negli ultimi giorni porteranno a un contraccolpo sotto forma di un calo generalizzato dei numeri della maggior parte delle pmi italiane; sforzandoci di guardare al lato positivo, però, questa emergenza potrebbe anche rappresentare l’occasione per una riorganizzazione digitale che non potrà non portare benefici nel medio periodo». Moggi aggiunge: «Stiamo andando incontro a una pausa dilatata nel tempo e ogni settore soffrirà con tempistiche e modalità differenti: l’impatto sarà presumibilmente assorbito più rapidamente da quelle aziende che sono in qualche modo già pronte e abituate a lavorare in modo agile, ma la velocità della ripresa dipende anche fortemente dai settori. A livello di singola impresa, lo sforzo maggiore dovrà tendere alla riorganizzazione dei processi interni: le aziende che oggi si trovano obbligate a riunire un alto numero di impiegati in un’unica sede stanno scoprendo che questo modello è una possibile debolezza; è importante investire in tecnologie che permettano di mettere in contatto diverse persone da diversi luoghi con periferiche di accesso ai dati aziendali non legate a una sede».
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[1] https://www.italiaoggi.it/news/coronavirus-la-ripresa-passa-anche-dal-digitale-2432092
[2] di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020
[3] di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335
[4] di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335,
[5] lavoratori subordinati con rapporto di lavoro cessato involontariamente dal 1° maggio 2015
[6] prestazione a sostegno dei collaboratori coordinati e continuativi
[7] nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992,n.104
[8] nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104
[9] si potrebbe pensare anche di imprese di servizi?
[10] Sarebbe stato possibile introdurre la modalità di lavoro agile con l’uso di tecnologie digitali, visto che nelle procedure di cui alla condizione di procedibilità, il raggiungimento di un accordo favorisce l’estinzione dell’eventuale giudizio già iscritto?
[11] Espressione utilizzata dal Presidente del Consiglio dei Ministri
[12] https://www.italiaoggi.it/news/l-ue-massima-flessibilita-sul-patto-von-der-leyen-aiuteremo-l-italia-con-ogni-mezzo-202003131352014368
[13] https://www.italiaoggi.it/news/coronavirus-la-ripresa-passa-anche-dal-digitale-2432092
N.1
del registro al Ministero della Giustizia
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