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Il CPR pubblica un modello di codice di comportamento per gli avvocati-conciliatori

Redazione MondoADR
100 Newsletter, oltre 1.000 visite giornaliere e 10.000 abbonati. Sono questi i numeri di “Soluzioni ADR”, la newsletter mensile di ADR Center, nata nell’oramai “lontano” giugno 2002. In dieci anni, Soluzioni è cresciuta assieme alla rilevanza dell’istituto della mediazione in Italia, diventando luogo privilegiato di incontro e confronto in tema di risoluzione alternativa delle controversie.
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Il CPR Institute for Dispute Resolution ha come obiettivo la promozione delle ADR come strumento primario per la gestione e risoluzione delle controversie commerciali.

La Commissione CPR–Georgetown University sull’Etica e le Procedure di base nell’ADR ha di recente reso pubblica la versione finale del modello di codice sulla condotta professionale degli avvocati che agiscono in veste di conciliatori. Il codice, che chiarisce le responsabilità  morali degli avvocati che esercitano come terzi neutrali nelle procedure di ADR, è stato pensato per fornire una solida guida anche alle istituzioni statali, affinchè elaborino a loro volta regole etiche per i loro legali. Questa versione finale rappresenta il risultato di molti anni di incontri, consultazioni e commenti da parte della Commissione e dei suoi interlocutori.

Le regole da seguire

Il regolamento è stato concepito per essere integrato nel Codice di Condotta Professionale dell’American Bar Association (l’associazione degli avvocati americani), oltre che nelle linee guida stabilite dalle assemblee legislative statali e dalle agenzie amministrative. Il nuovo regolamento sottolinea le responsabilità  etiche degli avvocati che rivestono il ruolo di terzo neutrale in tutti i tipi di procedura di ADR, incluso l’arbitrato, la conciliazione, la valutazione preliminare e i mini-processi. Il testo non vincola i conciliatori che non siano anche avvocati. Quando esercitano come avvocati di parte, i legali devono assistere i propri clienti nella maniera più efficace, senza venire meno ai valori di giustizia, equità  ed efficienza. Come indicato nel preambolo del codice, tuttavia, nel caso in cui l’avvocato svolga il ruolo di conciliatore i suoi obblighi cambiano. Egli deve essere al servizio di tutte le parti coinvolte nella procedura, allo scopo di favorire la soluzione del caso. Inoltre, deve rifiutare l’incarico se ritiene di non avere le competenze necessarie.

Nella conciliazione o in un’altra procedura di ADR, sono le parti che hanno la responsabilità  primaria di raggiungere l’accordo, e l’avvocato-conciliatore “non deve influenzare od obbligare impropriamente una parte a prendere una decisione o a partecipare alla procedura contro la sua volontà “. L’avvocato-conciliatore “deve decidere su ogni questione in maniera equa, con indipendenza di giudizio e senza permettere che pressioni esterne influenzino la decisione”.

Le clausole di confidenzialità

Secondo il codice, nel corso di un procedimento di ADR l’avvocato-conciliatore deve mantenere la confidenzialità  su tutte le informazioni ottenute, a meno che la legge o un accordo delle parti non stabiliscano altrimenti. Prima di iniziare il procedimento, l’avvocato-conciliatore deve discutere le regole sulla confidenzialità  e ottenere l’assenso sulle comunicazioni di ciascuna parte. L’avvocato-conciliatore potrà  divulgare le informazioni coperte da confidenzialità  solo per difendersi da accuse di negligenza, per evitare situazioni di pericolo per la propria integrità  fisica o per impedire “che gravi perdite finanziarie si verifichino nella disputa trattata, se queste siano il risultato di un reato o di una frode che una delle due parti ha commesso o intende commettere”.

I conflitti di interesse

Gli avvocati-conciliatori devono essere imparziali riguardo alla questione trattata e alle parti coinvolte. Se non possono assicurare l’imparzialità  sono tenuti a rinunciare all’incarico, a meno che ciò non sia vietato dalla legge. Gli avvocati nel ruolo di conciliatori devono anche informare le parti di qualsiasi circostanza che potrebbe mettere in dubbio la loro imparzialità , come ad esempio gli interessi finanziari o personali che il conciliatore potrebbe avere rispetto all’esito della conciliazione, o le relazioni passate di natura finanziaria o professionale con una delle parti. Nel momento in cui un conciliatore accetta un incarico, inoltre, non deve stringere altre relazioni che possano mettere in crisi la sua imparzialità . Infine, l’avvocato-conciliatore deve illustrare alle parti le tariffe della conciliazione per iscritto e prima di iniziare la procedura, ed è tenuto a restituire ogni compenso non dovuto.

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