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Il “Class Action”Fairness Doctrine Act

Enrico Maria Caroli
Avvocato presso il foro di Roma, presta la propria attività giudiziale e stragiudiziale nel settore del diritto civile ed è specializzato in materia di responsabilità professionale e diritto delle assicurazioni. Collaboratore della cattedra di Diritto Commerciale presso l’Università degli Studi di Cassino; ha di recente preso parte alla redazione del “Commentario breve al Codice Civile” Alpa - Zatti, Cedam. Ha partecipato alla edizione 2004 del corso Making and Saving Deals al termine del quale ha ottenuto la scholarship presso il Dispute Resolution Center della Hamline University di Saint Paul.
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Nella class action, il plaintiff – l’attore che per primo agisce in giudizio – deve decidere su questioni determinanti per la sorte dell’intero giudizio, ovvero la scelta del foro, l’individuazione dei convenuti, la selezione delle specifiche richieste da formulare nonchè la tempistica su quando procedere per la certificazione della classe.

Attesa l’obbiettiva difficoltà  di rintracciare il foro competente in presenza di un procedimento con diverse parti e numerose richieste, la scelta spesso è dettata da ragioni di opportunità  e di convenienza dell’attore. La storia delle class actions dimostra che i plaintiffs hanno di solito preferito le corti statali i cui giudici, eletti dal popolo, hanno più volte accolto favorevolmente questo tipo di azioni giudiziarie.

L’economia statunitense, minacciata dai continui risarcimenti, ottenuti a seguito di class actions, ha da sempre richiesto l’emanazione di provvedimenti legislativi volti a limitare la competenza delle corti statali in questo settore.

Sulla spinta delle istanze del mondo economico, nel 2005 è stato emanato il Class Action Fairness Doctrine Act, accolto criticamente da chi si aspettava una limitazione ben più drastica del fenomeno. La legge ha una forte connotazione politica volta a tutelare gli interessi delle grandi società , continuamente battute dalle associazioni di categoria.

Il provvedimento legislativo contempla l’attribuzione alle corti federali della competenza a decidere sulla maggior parte delle class actions. Inoltre, tribunali speciali hanno il compito di riunire le class action similari presso il giudice federale.

 

L’intenzione è di contrastare il “forum shopping“, evitando al plaintiff di scegliere discrezionalmente la corte statale più favorevole (le cd. “magnet jurisdictionis“).

Il Class Action Fairness Doctrine Act prevede anche l’ampliamento della competenza delle corti federali alle cd. intestate class actions, ovvero le azioni giudiziarie che coinvolgono più soggetti appartenenti a Stati diversi.

Modificando il Title 28 del U.S. Code, la legge contempla una competenza esclusiva delle corti federali in tutte le class actions in cui:
– ogni membro della class action sia cittadino di uno stato differente da quello del convenuto (ad eccezione del caso in cui più dei 2/3 dei componenti siano cittadini dello stesso stato o dove la condotta illecita del convenuto abbia avuto luogo specificatamente in uno Stato);
– l’ammontare della controversia sia superiore ai cinque milioni di dollari;
– la class action sia composta da più di cento membri.

Anche la richiesta dei convenuti di reiezione delle class actions, proposte presso le corti statali, è disciplinata diversamente, in quanto è prevista la facoltà  per ogni convenuto di chiedere il trasferimento del giudizio presso la corte federale senza il consenso degli altri defendants.

È stato introdotto, poi, un differente metodo di calcolo per le parcelle degli avvocati, essendo spesso le class actions un buon affare più per questi ultimi che per i danneggiati. Il nuovo sistema prevede che le notule vengano quantificate non più secondo le richieste eseguite, ma in base al redeemed coupon, ossia in proporzione al vantaggio economico che di fatto il member vittorioso ottiene dal risarcimento.

La recente emanazione della legge non consente di verificarne le ripercussioni nel complesso campo delle class actions, anche se comunque sono già  stati sollevati rilievi critici in ordine alla concentrazione di più class actions in un unico giudizio e c’è chi vi ha voluto leggere un “judicial central planning“, ovvero il tentativo dello Stato federale di mantenere saldamente il controllo del sistema giudiziario.

 

Enrico Maria Caroli

 

 

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