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I giudici USA intervengono ancora sul principio di confidenzialità della conciliazione

Redazione MondoADR
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Una recente decisione della Corte Distrettuale della Pennsylvania, basata sul diritto federale statunitense, ha ordinato ai legali dell’attore in una causa di antitrust in campo sanitario di restituire i documenti ottenuti da un terzo e prodotti durante una precedente conciliazione.

Il giudice Charles B. Smith, investito della causa Chester County Hospital v. Independence Blue Cross, ha scritto nella sua decisione: “Poichè quasi tutti i 50 stati dell’Unione hanno deciso di proteggere la confidenzialità  nei procedimenti di conciliazione per facilitarne il successo, il rifiuto di riconoscere una protezione analoga a livello federale frustrerebbe i loro sforzi nel cercare di stabilire un’aspettativa di confidenzialità .”

Nella causa in questione, un ospedale locale aveva convenuto in giudizio una grande compagnia di assicurazioni sanitaria che opera nell’area di Philadelphia, accusandola di avere utilizzato tattiche anti-concorrenziali e accordi monopolistici nella fornitura di servizi sanitari e nell’acquisto di servizi ospedalieri. La controversia sulla confidenzialità  si è originata quando i legali dell’ospedale hanno ottenuto in istruttoria alcuni documenti da un terzo che in precedenza si era scontrato con l’assicurazione. Fra questi documenti vi erano anche diversi memorandum redatti dalla compagnia assicurativa in occasione del tentativo di conciliazione. Durante quella conciliazione si era peraltro previsto che i documenti prodotti dalla controparte avrebbero dovuto essere restituiti o distrutti.

I legali dell’assicurazione sanitaria hanno quindi chiesto al giudice Smith di ingiungere all’ospedale querelante la restituzione dei documenti e di certificare la distruzione di ogni copia residua, nonchè di interdirne l’utilizzo in ogni possibile futura controversia. Il giudice Smith ha riconosciuto che in questa controversia ricorrevano tutte le condizioni per concedere l’esclusione dei documenti dall’istruttoria.

Tale esclusione infatti:

– era motivata dall’esigenza imperativa di fiducia e certezza;

– era finalizzata a scopi pubblici;

– non procurava un danno eccessivo all’istruzione probatoria;

– avrebbe frustrato la confidenzialità  al livello degli stati.

Smith ha riconosciuto che senza questo intervento vi sarebbe stato il rischio di “congelare”altre conciliazioni. In particolare, si è riconosciuto che proteggere la confidenzialità  delle comunicazioni che avvengono nell’ambito della conciliazione risponde a un interesse pubblico. La conciliazione, fra le altre cose, asseconda l’interesse diretto delle corti federali a ridurre l’arretrato di cause.

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