I detenuti della Florida imparano a mediare

È stato avviato nel carcere di South Bay, in Florida, un corso di mediazione indirizzato ad alcuni detenuti. L’idea di questa iniziativa è venuta a John Cohen, un magistrato britannico e mediatore professionista che, nel 2005, si è trasferito in Florida. Non potendo praticare la sua professione nel nuovo Paese di residenza, Cohen ha così preferito mettere a disposizione le sue conoscenze legali in un altro modo.
Al South Bay Correctional Facility, 20 detenuti tra i 1863 ospiti dell’istituto hanno preso parte all’iniziativa e, vestendo i panni di studenti, hanno iniziato a seguire i corsi di mediazione del magistrato britannico. Nelle intenzioni di Cohen gli obiettivi da raggiungere sono prevalentemente due: da un lato, i futuri detenuti-mediatori avranno un ruolo attivo per scoraggiare l’insorgere di azioni violente nel carcere e, dall’altro, una volta liberi, potranno utilizzare le competenze acquisite anche a servizio del mondo esterno, riducendo così il rischio di commettere nuovamente degli errori tali da riportarli in prigione.
Cohen, assieme ai partecipanti del suo corso, sembra mostrarsi assai fiducioso nella buona riuscita dell’iniziativa sebbene i nuovi mediatori dovranno esser capaci di gestire innumerevoli situazioni di conflittualità che rischierebbero di degenerare in azioni violente. Nel mondo carcerario è infatti riconosciuto che piccole incomprensioni tra prigionieri, situazioni di stress o ancora notizie di problemi familiari, tanto per fare degli esempi, costituiscono semplici motivi per alzare notevolmente il livello di tensione nella comunità carceraria, rappresentando una miccia in grado di incendiare gli animi in brevissimo tempo e far esplodere vere e proprie risse.
In un contesto del genere, ai venti studenti di Cohen verrà richiesto un notevole impegno per fronteggiare le più disparate situazioni. Saranno loro, su richiesta degli altri detenuti, ad esser chiamati a dirimere le controversie prima che degenerino. A tal proposito, verrebbe altresì resa disponibile anche una cella da adibire a “mediaton room”, a luogo in cui detenuti-mediatori e detenuti-parti di una controversia potranno incontrarsi e confrontarsi in modo pacifico per risolvere una eventuale lite. In tale luogo, i detenuti interessati saranno distaccarti dal resto della comunità carceraria, evitando così di subire pressioni e istigazioni alla violenza da altri prigionieri. I mediatori, invece, garantirebbero loro tutto il tempo necessario per calmare gli animi e, interloquendo tra le parti come soggetti terzi non direttamente coinvolti nella controversia medierebbero ricercare una soluzione reciprocamente condivisa.

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