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La comunicazione dell’invito all’avvocato basta a garantire la conoscibilità della mediazione alla parte

Per il tribunale di Sondrio, la comunicazione dell’invito in mediazione inviata al procuratore costituito è sufficiente a garantire la conoscibilità della procedura anche alla parte

Invito e conoscibilità della mediazione

È sufficiente che la comunicazione dell’invito in mediazione venga effettuata al procuratore costituito, anche se non alla parte, per il regolare esperimento della procedura. Così ha statuito il tribunale di Sondrio nella sentenza n. 319/2022 (est. Licitra).

La vicenda portata all’attenzione del giudicante lombardo riguardava due fideiussioni omnibus di cui gli opponenti chiedevano la nullità – perché contenenti le c.d. clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini di cui all’ art. 1957 c.c. (artt. 2 , 6 e 8) e perché conformi allo schema predisposto dall’ABI nel 2002, dichiarate lesive della concorrenza dall’Antitrust e censurate dalla Banca d’Italia – e, per l’effetto, dichiarare che nulla era dovuto e revocare il decreto ingiuntivo opposto.

Dal canto suo, la banca convenuta chiedeva la concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto e, nel merito, l’inammissibilità o comunque il respingimento delle domande avanzate dagli opponenti poiché infondate in fatto e in diritto.

Tra le doglianze, gli opponenti ribadivano inoltre in via preliminare l’eccezione relativa al non corretto esperimento della procedura di mediazione per essere stata inviata la convocazione dell’incontro solo all’avvocato ma non a loro personalmente. Circostanza peraltro verificabile nello stesso verbale di “mancata partecipazione” allegato dalla controparte ove veniva detto che gli attori erano stati convocati tramite pec inviata al loro legale.

Mediazione correttamente esperita

Il tribunale, preliminarmente, ritiene l’eccezione di nullità sollevata da parte degli attori opponenti “generica e non circostanziata”, in quanto sugli attori gravava l’onere di provare il carattere uniforme dell’applicazione del contratto concluso e di allegare che il contratto “a valle” costituisse effettivamente indebita espressione della concorrenza di cui ai contratti anteriormente stipulati “a monte”; oltre che di allegare e dimostrare che il contratto de quo non sarebbe stato concluso in assenza di tali clausole e quale pregiudizio ne fosse nel concreto conseguito. Cosa, non avvenuta per il giudice, nel caso di specie.

Nulla di fatto neanche sul fronte mediazione, in quanto afferma il giudicante “la comunicazione dell’invito presso il procuratore costituito nel processo durante il quale viene disposta la mediazione – è da ritenersi – sufficiente alla effettiva conoscibilità della stessa, onde la mancata comparizione della parte attrice opponente non appare giustificata e si deve ritenere comunque esperito correttamente il doveroso procedimento di mediazione”.

Da qui il rigetto del gravame oltre alla condanna alle spese.

Scarica la sentenza del Trib-Sondrio-319-2022

 

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