FAQ

L’utilizzo della conciliazione può costituire una minaccia per il mercato dell’avvocatura?
In realtà  le controversie continueranno ad esistere e coloro che si dimostreranno più sensibili alle esigenze della loro clientela ad una rapida e più economica risoluzione delle controversie, assisteranno probabilmente il cliente soddisfatto anche per le controversie future. Gli avvocati stanno dimostrando una sempre maggiore sensibilità  verso le procedure di ADR approfondendo la loro conoscenza sia al fine di agire come conciliatori terzi neutrali(quando non sono coinvolti loro clienti) sia nel rappresentare efficacemente i propri clienti davanti al conciliatore. Il responsabile del contenzioso di una grandissima multinazionale ha recentemente dichiarato durante un convegno a Milano che la sua società  non lavorerà  più con quegli avvocati esterni che non dimostrano di conoscere le procedure di ADR. In Gran Bretagna, per esempio, fa parte dell’obbligo deontologico dell’avvocato quello di informare il proprio cliente sul ricorso alle procedure di ADR prima di andare in tribunale.
 
Qual è la differenza tra un arbitro e un conciliatore?
Il conciliatore non emette giudizi, ma assiste le parti nel trovare una soluzione comune. Un arbitro, anche lui nella veste di terzo neutrale, produce un giudizio vincolante per le parti sulla base delle evidenze presentategli durante la procedura di arbitrato.
 
Qual è la differenza tra arbitrato e conciliazione?
L’arbitrato ha come esito un giudizio vincolante adottato da un terzo neutrale. L’arbitrato nasce da un accordo delle parti che può essere preesistente all’insorgere della controversia o successivo a questa, tuttavia la principale differenza risiede nel fatto che in tale procedura la soluzione alla controversia è imposta alle parti da un terzo neutrale. Nella conciliazione il terzo neutrale aiuta le parti ad elaborare la loro personale soluzione.
 
Una parte coinvolta nella controversia può, attraverso la procedura di conciliazione, avere accesso a delle informazioni riservate riguardanti la posizione della parte opponente nella controversia?
Ciascuna parte ha il controllo completo delle informazioni rivelate durante la conciliazione. Se non si vuole che la controparte venga a conoscenza di determinate informazioni è sufficiente renderlo noto al conciliatore che provvederà  in tal senso. È da osservare, comunque, che nell’ipotesi che si tratti di un’informazione in grado di influenzare la decisione dell’altra parte su un possibile accordo, si avrà  ben poco danno nel rivelarla durante la procedura.
 
La procedura di conciliazione aumenta i costi di gestione della controversia?
È vero esattamente il contrario. Tali procedure riducono i costi di gestione di una controversia che viene affrontata e risolta in tempi molto più brevi rispetto a quelli “tradizionali”di un procedimento giudiziale. In ordine ai costi economici di solito le parti si accordano per una divisione in parti uguali (si veda la tabella tariffe).
 
La procedura di conciliazione causa un maggior impegno in termini di lavoro per le parti?
Nel lungo periodo si risparmia tempo. Una procedura giudiziale ordinaria può richiedere molte ore di disponibilità  nell’arco di mesi o di anni prima di arrivare ad una conclusione. La procedura di conciliazione richiede disponibilità  solo per le sessioni comuni e private senza sottrarre ulteriore tempo. In ogni caso occorre tenere ben presente che anche qualora la procedura non sortisca a soluzione, certamente ne beneficerà  la fase di preparazione dell’eventuale procedura giudiziale ordinaria che risulterà  più breve ed agevole.
 
Proporre l’utilizzo di una di conciliazione rappresenta un’ammissione di fallimento del negoziato?
Al contrario. I negoziati si interrompono per diverse ragioni e il ricorso alla procedura di conciliazione rappresenta una valida opzione per la ripresa delle trattative o per impedire che si realizzi un blocco perenne delle stesse.
 
La parte che propone la conciliazione si pone in una posizione di debolezza nei confronti della controparte? Come può essere evitato?
La conciliazione è intesa come una procedura negoziale in cui tutte le posizioni possono essere discusse. Proponendo la conciliazione si mostra fiducia nella propria posizione e contemporaneamente volontà  di testarla, non un segno di debolezza. In ogni modo, il ricorso ad un ente indipendente di ADR consente di riunire le parti o i loro avvocati per discutere preliminarmente sull’opportunità  della procedura e convincere la controparte ad iniziare la conciliazione. Un altro modo, è l’implementazione di una procedura interna di ADR che impone ad una parte (in ossequio della propria corporate policy) la proposta alla conciliazione prima di ogni altro procedimento aggiudicativo.
 
Se una delle parti ritiene di avere una forte posizione legale del suo caso, quale convenienza ha di ricorrere ad una conciliazione?
Nell’ipotesi in cui una parte ritenga di avere una posizione molto forte e di vincere sicuramente in tribunale, durante la conciliazione dovrebbe essere in grado di persuadere l’altra parte a raggiungere un accordo. Qualora ciò non avvenga evidentemente la sua posizione non è poi così forte. Il conciliatore può essere in questi casi di fondamentale aiuto per una valutazione quanto più realistica delle rispettive posizioni di pretesa delle parti e dunque dell’effettiva forza di una rispetto all’altra nella controversia.
 
Le parti perdono il controllo della controversia rivolgendosi ad un conciliatore?
No. Il conciliatore non ha alcun potere di emettere un giudizio o di forzare la procedura. La controversia avrà  una soluzione soltanto se sarà  accettata come giusta e soddisfacente da entrambe le parti.
Cosa accade se la conciliazione non porta alla risoluzione della controversia e non ha successo?
Qualora la conciliazione non sortisca gli effetti desiderati, si è liberi di ricorrere ad ogni altro strumento di risoluzione delle controversie incluso il procedimento giudiziario o l’arbitrato. In sostanza non si ha nulla da perdere, al contrario si è sicuri di aver tentato tutte le strade possibile per raggiungere un accordo soddisfacente. Qualsiasi cosa sia stata detta od affermata in sede di conciliazione resta strettamente riservata ed al conciliatore non potrà  essere chiesto di prestare testimonianza del comportamento di ciascuna delle parti per ogni futuro procedimento. Comunque la conciliazione esprime tutto il suo reale valore positivo anche in caso di insuccesso, in virtù dei sicuri progressi che si realizzano durante il procedimento negoziale infatti le parti riescono ad identificare particolari questioni interessanti la controversia, ad avere una maggiore consapevolezza delle proprie rispettive posizioni, ad diminuire la distanza delle rispettive posizioni negoziali. Dopo una conciliazione, per esempio, può essere avviata una procedura arbitrale dove l’arbitro sia tenuto a dare un lodo “legato”tra l’ultima offerta e controfferta delle parti.
 
Qual è la possibilità  di successo della conciliazione?
Un recente studio della Northwestern University sulla percentuale di successo di controversie conciliate da conciliatori “professionisti”(adeguatamente formati ed esperti nelle tecniche di conciliazione) e gestite dai quattro maggiori fornitori di servizi di ADR rivela che la percentuale di successo totale è del 78%, di cui l’81% se le parti avevano volontariamente scelto la procedura di conciliazione e del 76% nel caso di conciliazione ordinata dal giudice o eseguita in forza di una clausola contrattuale. L’esperienza del settore (informale) insegna che i conciliatori professionisti non scendono mai al di sotto dell’80% di casi risolti con successo. L’importante in queste statistiche è riferire la percentuale di successo non vagamente alla “procedura di conciliazione”(come se questa funzionasse da sola), ma ad un conciliatore o ad una società  di conciliazione che garantisca la professionalità  dei suoi conciliatori.
 
Quanto costa una conciliazione?
A livello internazionale si è ampiamente affermata la regola etica secondo cui il conciliatore è pagato secondo una tariffa oraria o giornaliera in base al suo onorario (a prescindere dal valore della controversia) oppure è pagato secondo una tariffa oraria che varia al variare del valore della controversia (per agevolare il ricorso alla conciliazione anche per le controversie di medio valore). La regola generale, impone il rispetto di un efficiente rapporto di costi/risultati per le parti, non arrivando mai ad onorari spropositati rispetto al valore della controversia, ma ad una giusta remunerazione del consulente/conciliatore per il suo lavoro. Quindi nel calcolo del costo (che sarà  preventivato dal “case manager”di ADR Center) si deve considerare la durata degli incontri che nella maggior parte non superano le otto ore o una giornata e mezza. Le spese relative al procedimento di conciliazione sono sostenute equamente da tutte le parti della controversia. Le stesse regole etiche oramai consolidate in tale settore non consentono normalmente, salvo espressa e diversa disposizione delle parti, nè un bonus per il successo della conciliazione nè tanto meno un pagamento a percentuale sul valore della controversia così come normalmente avviene nella procedura di arbitrato. In tale modo il conciliatore riesce a porsi in una reale posizione di equidistanza e imparzialità  rispetto alle parti e soprattutto rispetto alla controversia. Ogni più dettagliata informazione potrà  essere comunque acquisita dal tariffario ufficiale di ADR Center.
 
Quanto dura in media una procedura di conciliazione?
L’esperienza dimostra che se una conciliazione è ben preparata in circa l’80% dei casi la procedura dura non più di una giornata (8 ore).
 
Qual è il momento ideale per l’utilizzo della conciliazione?
Non esiste un momento ideale, all’interno di una vertenza, per beneficiare della conciliazione, tuttavia la controversia tra le parti deve aver raggiunto uno stato in cui si presenti un reale interesse a porre fine alla stessa o alla negoziazione inefficiente. Certamente prima si perviene a tale soluzione, maggiori sono i benefici che potranno trarsi dalla conciliazione in termini di costi, risparmio di tempo e conservazione delle relazioni d’affari. Infatti, molte controversie sono risolte anche con un negoziato diretto solo dopo anni e a poche settimane del giudizio del giudice. La conciliazione richiesta appena possibile, subito dopo il sorgere della controversia, permette di risparmiare molto tempo e denaro. Quindi anche in presenza di accordi tramite negoziato diretto, bisognerebbe considerare quando si è pervenuti ad un accordo dal momento del sorgere della controversia.
 
Qual è la differenza tra una conciliazione tra le parti, facilitata dai rispettivi avvocati, e la procedura di conciliazione formale proposta da ADR Center? Perchè l’avvocato ha bisogno di chiamare un
La conciliazione tra le parti facilitata dai rispettivi avvocati non è altro che una negoziazione diretta (per non fare confusione con i termini converrebbe appunto parlare di “negoziazione”) che rappresenta il primo e più importante strumento di risoluzione delle controversie. Se le parti riescono da sole a trovare un accordo non hanno bisogno dell’intervento di un terzo neutrale. La conciliazione formale con un terzo neutrale, invece, interviene qualora i negoziati falliscono e le parti si rivolgono ad un arbitro o ad un giudice saltando l’importante fase delle conciliazione. La conciliazione interviene proprio in questa fase (e non prima) tra il fallimento dei negoziati diretti e il ricorso ad un arbitro o un giudice
 
Qual è la procedura di Adr più diffusa?
La procedura di Adr più usata è senza alcun dubbio la conciliazione, sebbene essa possa essere adoperata congiuntamente con altri tipi di procedure.