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Dinamiche conciliative e fisica molecolare: quale legame?

Veronica Alvisi
Veronica Alvisi, iscritta all’Albo degli Avvocati di Bologna dal 2005, è avvocato civilista e si occupa principalmente di contrattualistica e risoluzione alternativa delle controversie. Autrice di svariate pubblicazioni a livello nazionale, sta svolgendo un dottorato di ricerca in diritto civile presso l’Università degli Studi di Bologna col compito di approfondire lo studio relativo a contratti e liti tra intermediari finanziari ed investitori.
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Negli Stati Uniti sta prendendo piede un’interessante serie di studi volti a dimostrare le relazioni esistenti tra la fisica molecolare più moderna e le tecniche di conciliazione. In particolare, l’attenzione di tali studi si rivolge a quelle teorie di fisica molecolare che pongono l’accento sulle cinque forze fondamentali (gravitazionale, elettrica, magnetica, debole e forte), conoscendo il funzionamento e l’interazione delle quali sarebbe possibili una completa descrizione di qualsiasi fenomeno.

La teoria su cui maggiormente ci si è soffermati è quella della super-simmetria in base alla quale i fermioni (particelle di materia) possono trasformarsi in bosoni (molecole energetiche) e viceversa, dando luogo ad una serie di trasformazioni che possono portare alla creazione di un campo unificato, dove per campo unificato deve intendersi un’unificazione delle cinque forze fondamentali.

In altre parole, quando la forza incontra la materia può crearsi una situazione di simmetria e, dunque, di equilibrio. Le radici di questa teoria sono da ricercare negli studi di Albert Einstein, che cominciò a lavorare ai campi unificati nell’ultima parte della sua vita, senza però mai arrivare a metterne a punto la formula matematica.

Dal punto di vista applicativo, alcuni studiosi di ADR e, in particolare, alcuni conciliatori, basandosi sulla propria personale esperienza, hanno rinvenuto punti di contatto sul piano empirico tra queste teorie e la propria attività. Essi sono partiti dalla considerazione che tutti i corpi sono fatti di materia e che la materia è composta di particelle le quali reagiscono l’una con l’altra. Ciò vale anche per il corpo umano. Ciascun corpo umano è fatto di molecole che emettono vibrazioni. Tali vibrazioni possono essere in qualche modo captate da un altro corpo umano che, entrando in relazione col primo, crea un campo elettromagnetico di energia. Per gli autori di tali studi, non tanto o non solo la postura del corpo quanto, piuttosto, questo scambio di informazioni “sottili” costituirebbe il nucleo della comunicazione non verbale: infatti, anche gli organi del corpo umano sentono ogni singola vibrazione attorno a loro ed in particolare lo fa la pelle, l’organo più esteso e, contemporaneamente, più esposto in assoluto.

Capita a tutti di avere sensazioni istintive stando in una stanza o entrando a contatto con altre persone. Gli autori degli studi citati sottolineano come questo, in sé, costituisca un’enorme risorsa perché il corpo, in quei momenti, non può mentire e ci rivela, a saperlo ascoltare, esattamente come sono i campi di forza in una situazione data.

In tutto ciò il conciliatore sarebbe chiamato a fare qualcosa di più. Come un vero e proprio scienziato del sociale egli avrebbe, in base alla sua esperienza ed alla sua sensibilità, la possibilità di mettere le sue specifiche conoscenze tecniche al servizio di un ottima causa: mutare i campi magnetici in tensione e riportarli in equilibrio all’interno delle sessioni di conciliazione, così da poter guidare le parti, non più istintivamente contrapposte, ma collaborative, verso un accordo negoziato che soddisfi le esigenze di entrambe. Il modo più semplice per innescare un processo di mutamento energetico, che porti ad una situazione di equilibrio, parrebbe pertanto quello di porre le domande giuste al momento giusto, in modo da scatenare nei soggetti reazioni emotive che liberino energia.

Ana Schofield, in un suo aticolo intitolato ”Super Play in Super Space: Phisycs in Mediation”, cita un esempio interessante tratto dalla sua personale casistica. Racconta la Schofield di essere stata chiamata assieme ad altri colleghi per una ri-negoziazione degli accordi tra una coppia divorziata. Il motivo del contendere risiedeva nella richiesta dell’ex marito di essere autorizzato a vedere più spesso il figlio di sette anni, cui era stata diagnosticata una malattia mentale. La madre del bambino si rifiutava categoricamente di fare qualsiasi concessione, fino a quando l’ex marito non si fosse deciso a frequentare un qualche corso per imparare a gestire la propria rabbia. L’atmosfera creatasi nella stanza di conciliazione era terribilmente tesa, come se un buco nero stesse fagocitando energie man mano che le posizioni dei due si polarizzavano sempre più su fronti opposti. Uno dei conciliatori presenti, sentendo le vibrazioni dei due, si rivolse al marito affermando di comprendere il suo dolore per la lontananza dal figlio e chiedendogli di spiegare come tale distanza lo facesse sentire. Questa sola domanda creò una reazione a catena: l’uomo cominciò a singhiozzare e tutti, compresa l’ex moglie, cominciarono a provare per lui forte compassione. Ci fu uno spostamento di energia quasi tangibile e si riuscì ad arrivare alla conciliazione del caso, adottando una soluzione che veniva incontro alle esigenze di entrambi gli ex coniugi.

Questo e molti altri esempi vengono addotti dai fautori del legame tra fisica molecolare e conciliazione a testimonianza della propria idea. Comunque la si pensi, si tratta di teorie interessanti di cui è opportuno dare conto e che, in fondo, sono meno improbabili di quanto in apparenza possa sembrare, già solo se si pensi che le leggi molecolari sono applicabili a qualsiasi fenomeno nell’universo e dunque, perché no, anche all’ADR.

Veronica Alvisi

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