Dal dilemma del prigioniero alla strategia del tit-for-tat

 

Il dilemma del prigioniero è una famosa simulazione che ha lo scopo di porci un quesito fondamentale e inevitabile: è più conveniente cooperare o agire esclusivamente nel proprio interesse? La domanda naturalmente interessa anche chi si occupa di risoluzione dei conflitti e in primo luogo i conciliatori.
Le scoperte in campo genetico sembrano affermare che qualsiasi nostra azione, anche la più apparentemente disinteressata, può essere ricondotta in ultima analisi a un motivo “egoistico” o auto-interessato. Tuttavia in questo modo sarebbe difficile spiegare fino in fondo la ragione di tanti atteggiamenti cooperativi che riscontriamo nella vita di tutti i giorni.
Il dilemma del prigioniero è una situazione ipotetica creata dalla teoria dei giochi in cui due complici di un crimine sono messi in isolamento e posti di fronte all’alternativa fra tradire il proprio partner denunciandolo (con la speranza di ricavarne la totale impunità, facendolo condannare a una pesante detenzione) o non tradirlo mantenendo il silenzio (ricavandone una situazione più accettabile per entrambi, anche se egoisticamente non ottimale). Naturalmente il fulcro del problema è che non possiamo prevedere cosa farà il nostro partner. Se lui ci denuncia, la fedeltà sarà molto più svantaggiosa del tradimento.
A conti fatti, il dilemma del prigioniero sembrerebbe indicare che in media è più conveniente tradire che cooperare. Questa simulazione però si basa su un evento unico e probabilmente irripetibile, su una situazione one-shot. Cooperare porta vantaggi più consistenti nelle relazioni di lungo termine. Se due persone giocano al dilemma del prigioniero per molte volte, alla fine diventano molto più pronte a cooperare. Ma basta una percentuale anche molto bassa di traditori per imporre costi più alti per tutti.
In ogni controversia possiamo avere entrambe le situazioni: le parti possono essere partner di lunga data e possono essere interessate a rimanerlo, oppure possono essere venute in contatto occasionalmente e destinate comunque a non incontrarsi più in futuro. Anche nel corso di una conciliazione è necessario capire quale possa essere l’interesse delle parti a cooperare, anche per un breve periodo.
Un altro gioco di simulazione sembra indicare una strategia vantaggiosa nella gran parte delle situazioni: il “tit-for-tat”. La traduzione di questa espressione è difficile, più che “occhio per occhio” potremmo renderla con “quel che è fatto è reso”. La strategia, elaborata dallo scienziato politico canadese Anatol Rapoport, consiglia di partire sempre cooperando, di rispondere con un tradimento in caso di tradimento, e di tornare a un atteggiamento cooperativo non appena l’avversario ricomincia a cooperare. Il tit-for-tat è una strategia fondata sulla cooperazione ma in grado di rispondere colpo su colpo agli attacchi. I punti qualificanti di chi adotta il tit-for-tat:
1)     coopera;
2)     ma è capace di ritorsioni;
3)     dimentica in fretta i torti;
4)     è chiaro nei suoi messaggi.
In questo modo il tit-for-tat otterrebbe cooperazione dall’avversario non solo nel lungo periodo, ma anche nel breve. Questo anche perché i traditori tendono a eliminarsi a vicenda. Poiché non imparano mai a cooperare, alla lunga incontreranno qualcuno più veloce e aggressivo di loro.
La strategia del tit-for-tat non è comunque a tenuta stagna. Ipotizziamo di contrapporre al tit-for-tat una strategia analoga, che tuttavia utilizzi quale prima mossa il tradimento. Come possiamo facilmente calcolare, il risultato finale sarà una serie infinita di ritorsioni.
La conclusione dunque è che non esistono formule vincenti certe. Del resto la mancanza di una formula certa è la ragione dell’esistenza di avvocati, conciliatori ed esperti nella risoluzione dei conflitti. Siamo programmati geneticamente per la nostra sopravvivenza individuale, ma sappiamo per esperienza che abbiamo bisogno degli altri.
da Charles B. Parselle, No Way Out: Negotiation And The Prisoner’s Dilemma. www.mediation.org

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