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6 Gennaio 2019
Ministero della Giustizia

Lettera aperta dell’Unione Nazionale degli Avvocati per la Mediazione al Ministro Alfonso Bonafede

di Redazione MondoADR
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lettera aperta Ministro 2018 Riportiamo il testo integrale della lettera aperta dell’Unione Nazionale degli Avvocati per la Mediazione (UNAM) al Ministro della Giustizia On. Avv. Alfonso Bonafedelettera aperta Ministro 2018

È sbagliato depotenziare la mediazione

Caro Ministro Bonafede,

abbiamo appreso da notizie di stampa e da indiscrezioni di alcuni social media dei contenuti della proposta di riforma del processo civile, che riguarderà, per quanto ci consta, anche gli strumenti di risoluzione consen- suale delle controversie.

Sappiamo che presso il Ministero si sono svolte delle audizioni in- formali con alcune componenti forensi,  istituzionali e associative, proprio  al fine – immaginiamo – di condividere e meglio valutare i contenuti della riforma.

Quale associazione di Avvocati che sostengono i metodi negoziali e mediativi, abbiamo chiesto di essere auditi e, pur senza aver avuto una risposta, ribadiamo comunque la disponibilità a rappresentarLe la nostra esperienza e le nostre proposte.

Per quanto ci è stato possibile apprendere, la proposta di riforma tende ad implementare la negoziazione assistita, depotenziando la mediazione, dal cui ambito di applicazione verrebbe sottratta la materia dei contratti bancari e assicurativi, oltre alla responsabilità medica.

Ci permettiamo di formulare alcune osservazioni in merito a tale scelta, con l’auspicio che l’impostazione della riforma possa essere oppor- tunamente rivista, riconsiderando attentamente il ruolo  della  mediazione nel contesto delle tante forme di realizzazione della giustizia civile.

Condividiamo l’approccio da Lei più volte proposto, preordinato a valutare le risultanze applicative della mediazione nei diversi settori di applicazione, ma non condividiamo le scelte effettuate in conseguenza di tale valutazione.

I dati statistici disponibili  presso il Suo Ministero (con riferimento  sia ai procedimenti di mediazione, sia alle iscrizioni a ruolo delle cause civili) dimostrano che la mediazione ha funzionato in tutte quelle controversie dove si rileva una relazione intercorrente tra le parti, di natura contrattuale, familiare o comunque di conoscenza. Così le mediazioni in materia di condominio, locazione, diritti reali, successioni e divisioni ereditarie, hanno prodotto risultati particolarmente significativi, al punto che il calo medio delle iscrizioni a ruolo delle cause in queste materie, negli ultimi cinque anni, ha raggiunto il 40%. È evidente, pertanto, che la mediazione funziona laddove il mediatore e gli avvocati possono lavorare sulle relazioni intercorrenti tra le parti o, quanto meno, valorizzare tali relazioni.

Seguendo la stessa logica dal Lei suggerita, di attenta valutazione dei risultati, caro Ministro Bonafede, perché non pensare di ampliare il novero delle materie da sottoporre ad un passaggio mediativo?

Ci permettiamo di suggerire che la mediazione potrebbe ragionevolmente funzionare in molte controversie di natura contrattuale (come, tra le altre, appalti privati, contratti di natura commerciale, prestazione d’opera, anche intellettuale), oltre che in materia societaria.

Siamo, invece, d’accordo sul fatto che la mediazione non ha funzionato, per molte e diverse ragioni, in materia bancaria e assicurativa. Tuttavia, in alternativa alla sottrazione di queste controversie alla mediazione obbligatoria, si potrebbe comunque valutare una diversa declinazione della procedura mediativa in alcune materie, magari valorizzando la consulenza tecnica anche in chiave di possibile utilizzo della stessa nell’eventuale successivo giudizio, responsabilizzando così le parti che si siedono al tavolo conciliativo.

Siamo, invece, contrari all’eliminazione della materia della responsabilità medico-sanitaria dal novero delle materie obbligatorie per la mediazione.

È vero che le risultanze applicative, in questo ambito, non sono state particolarmente significative, ma le ragioni di tale insuccesso non afferiscono alla inidoneità di queste controversie alla sede mediativa, quanto in- vece all’atteggiamento delle strutture sanitarie pubbliche (la praticabilità della mediazione con le pubbliche amministrazioni è un problema ancora   da risolvere), oltre alle note resistenze di molte compagnie assicurative ad accettare il confronto di fronte al mediatore.

Siamo, pertanto, convinti che, ove le parti si siedano al tavolo, la mediazione possa rivelarsi utile anche alla risoluzione delle controversie in tema di responsabilità medica, dove le relazioni intercorrenti, nonché le componenti umane ed emotive che queste casistiche involgono, possono essere opportunamente valorizzate da parte del mediatore. La procedura di cui all’art. 696-bis c.p.c., lungi dal poter integralmente sostituire la mediazione, potrebbe invece ragionevolmente traslarsi all’interno della media- zione, laddove il contributo del consulente tecnico appaia necessario per la proficua risoluzione della controversia.

Quanto alla negoziazione assistita, di cui siamo convinti sostenitori, è bene essere consapevoli – senza alcun preconcetto ideologico – che questo strumento consensuale non può ritenersi sostitutivo della mediazione.  La procedura negoziale tra le parti, assistite da avvocati (senza l’ausilio del terzo), andrà senz’altro semplificata, incentivata e, quindi, promossa in ambito forense, ma non può ritenersi valida quale condizione di procedibilità, in quanto scarsamente efficace al cospetto di parti che non siano particolarmente disponibili a confrontarsi.

Conclusivamente, caro Ministro Bonafede, siamo disponibili a discutere una revisione dell’attuale modello di mediazione (che è ampiamente perfettibile, a cominciare da un ripensamento del primo incontro di  fronte  al mediatore), oltre a valutare una revisione delle materie soggette alla condizione di procedibilità, ma non ci sembra in alcun modo ragionevole depotenziare la mediazione, in favore di strumenti che non hanno la stesse po- tenzialità e, soprattutto, non sono paragonabili alla mediazione.

Questo Governo, con le diverse anime che lo caratterizzano, dovrebbe ben riconoscere la validità della mediazione, come metodologia di composizione virtuosa di diverse posizioni. Oltretutto, la mediazione ha un valore sociale, che va molto al di sopra della sua applicazione alle controversie civili e commerciali. Rappresenta la massima espressione di una cultura del dialogo, che andrebbe sempre promossa, a scapito di ogni logica avversariale.

Confidiamo che le nostre osservazioni possano essere opportunamente valutate da questo Governo, che si è sempre proposto con la bandiera del “cambiamento”.

Con osservanza.

Roma, 17 dicembre 2018

Il Segretario Generale U.N.A.M. Avv. Mauro Carlo Bonini

Il Presidente U.N.A.M. Avv. Angelo Santi

commenti
  1. saverio cuoco
    18 Marzo 2019 a 13:03 | #1

    Sarebbe opportuno anche al fine di evitare l’intasamento delle aule giudiziarie, che cause di valore pari a circa euro 5.000,00 venissero preliminarmente esaminate dagli organismi di mediazione.
    Su tali importi non sarebbe difficile trovare un accordo evitando lungaggini e costi della giustizia ordinaria.

  2. avv.Emanuela Pucci
    15 Gennaio 2019 a 19:08 | #2

    Non so quanto possa essere pertinente questo scambio d’idee sotto il profilo del sostegno alle vostre proposte.Nel marzo 2017 venivo invitata dalla Corte d’appello di Chambery, in quanto ex avvocata e attuale mediatrice a Milano e Lyon, ad intervenire sulle prassi italiane in un seminario sul rapporto tra procedure alternative di risoluzione dei conflitti e gli esperti giudiziari. In effetti, al Convegno era stato dato impulso dalla Compagnie Nationale des Experts Comptables de Justice ( i commercialisti esperti giudiziari ). Ritenevo utile quindi focalizzare l’attenzione dei partecipanti CTU e/o commercialisti sul nostro 696 bis , sconosciuto al diritto francese. Il 696 bis appare come espressione codificata dell’autonomia delle parti in un’ottica di ADR in genere ( i professionsti francesi, ma non i magistrati, non digeriscono molto bene l’obbligatorietà della mediazione italiana) , con tutti i relativi distinguo; ero anche conscia di contribuire almeno un po’, per una buona causa ed essendomi dilungata su ogni distinguo possibile, alla confusione terminologica, che poi è il destino maledetto della mediazione di fronte ai suoi utenti!.Resta comunque la considerazione che, pur in mancanza di strumenti giuridici come il 696 bis , in Francia si stia cercando di creare una relazione tra ADR ( MARD in Francia) et CTU con relativa perizia . Al convegno di Chambery, dunque, esponevo la mia idea italiana sulla necessità o possibilità di utilizzare più spesso il 696 bis , ancor prima di apprendere dello sforzo del legislatore italiano in punto 696 bis e/o mediazione per la materia assicurativa e la responsabilità medica. Stesso ragionamento per la materia bancaria, ove la CTU anche in mediazione appare essenziale. Si vis pacem para bellum e dunque insisterei sull’adattabilità della perizia( e dell’opera del CTU ), in sede di 696 bis, anche alla cultura ed alla procedura di mediazione, nel rispetto del contraddittorio ( o meglio con una concorde rinuncia allo stesso in caso di CTU mediatore, perché possa ben lavorare) e dei principi di neutralità e indipendenza( il CTU mediatore non depositerebbe CTU, ma comunicherebbe alle parti solo uno schema ; se ne potrebbe prevedere la sostituzione per il successivo giudizio in caso di mancato accordo etc etc): cio’ appare un esercizio di equilibrio procedurale o contrattuale possibile, seppur difficile, ma auspicabile in certe materie prettamente tecniche .

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