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20 marzo 2008

La prima conciliazione non si scorda mai

di Veronica Alvisi
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 John N. Greer è avvocato senior presso il Governo Federale degli Stati Uniti da 18 anni. Ha alle spalle un’esperienza triennale nel campo del diritto commerciale ed industriale, e attualmente si occupa di controversie di lavoro sia per il Governo sia per la Maryland Commission on Human Relations. In un recente contributo, Greer racconta l’esperienza della sua prima conciliazione, la peggiore in assoluto.Si trattava apparentemente di un caso semplice, una lite tra datore di lavoro e lavoratore riguardo delle opportunità  di impiego. Greer accettò il suo primo caso da conciliatore come volontario per la Maryland Commission. La Commissione è nota per l’eccellente politica di addestramento dei conciliatori alle prime armi. Dopo un periodo di preparazione teorica di altissimo livello, i nuovi conciliatori devono assistere come osservatori ad almeno un procedimento prima di poter operare in prima persona. Nonostante ciò, Greer arriva impreparato all’appuntamento, anche perchè la prima controversia che si trova a conciliare presentava numerosi elementi di difficoltà .

Greer li ha riassunti come segue:
● sbilanciamento di potere: il lavoratore si trovava al fondo della struttura organizzativa e si opponeva direttamente al datore di lavoro, il quale era solito ostentare la propria superiore autorità ;
● evidente differenza d’età : il lavoratore aveva al massimo 20 anni, mentre la controparte ne aveva tra i 60 e i 70;
● atteggiamenti offensivi: Greer ha ammesso di aver trovato subito antipatico il datore di lavoro, definito manipolatore, aggressivo e sgradevole;
● gap di esperienza: il datore di lavoro era un uomo d’affari estremamente navigato, mentre il ragazzo era appena al termine dei suoi studi;
● differenze etniche: il datore di lavoro era bianco, l’impiegato era nero;
● gap culturale: i due si esprimevano in modo tanto diverso da non riuscire a comprendersi vicendevolmente;
● differenze di genere: secondo l’efficiente modello della Commissione del Maryland, Greer lavorava con una giovane donna che lo affiancava in qualità  di conciliatrice esperta. Il datore di lavoro, però, tendeva ad ignorarla;
● mancanza di tempo: Greer, che all’epoca lavorava altrove, si era ritagliato del tempo per portare avanti la conciliazione ed aveva fretta di concludere;
● paura del fallimento: Greer temeva che un fallimento al suo primo incarico gli avrebbe precluso nuovi incarichi da parte della Commissione.Nonostante il fallimento della conciliazione, Greer apprese alcune utili lezioni: in primo luogo sull’efficacia di un colloquio privato. Si dimostrò infatti necessario allontanare la parte più debole, in modo da informarla dei propri diritti. Allo stesso tempo, imparò che ci sono casi in cui è impossibile mantenersi neutrali: l’imparzialità  diventa insostenibile a fronte di un accordo evidentemente sbilanciato, oppure illegale.Inoltre, Greer capì che qualsiasi forma simulata d’addestramento non poteva essere paragonata alle liti reali, in cui le cose non si svolgono secondo schemi logici preordinati. Infine, si rese conto che, pur affermando di voler mantenere il procedimento bilanciato, tendeva invece a controllarlo: per timore che il datore di lavoro esercitasse pressioni eccessive, imponeva troppo la sua presenza sminuendo l’impiegato agli occhi del dirigente e passando da terzo neutrale a terzo dal quale ci si aspetta una decisione.
 

 

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