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Approvata la proposta di direttiva in materia di conciliazione

Redazione MondoADR
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Lo scorso 23 aprile il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la direttiva che favorisce il ricorso alla conciliazione. In seduta plenaria è stata difatti adottata, senza alcuna modifica, la posizione comune presentata ed approvata lo scorso febbraio.

L\’Aula ha così sottoscritto il compromesso raggiunto dalla relatrice Arlene McCARTHY (PSE, UK) con il Consiglio, che riprende la quasi totalità dei suggerimenti formulati dal Parlamento europeo nel corso della sua prima lettura del maggio 2007.

Obiettivo principale della direttiva, che entrerà in vigore trascorsi 20 giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è favorire il ricorso a procedure di risoluzione alternativa delle controversie che siano in grado di garantire «un accesso più rapido e meno costoso alla giustizia».

La relatrice ha, inoltre, affermato prima dell’approvazione finale che «troppo spesso matrimoni che finiscono male comportano l\’avvio di procedure giudiziarie lunghe, costose e penose. In particolare quando si tratta di decisioni sull\’affidamento dei figli che, talvolta, sono prese dopo alcuni anni di processo».

E’ opportuno precisare che per “controversia transfrontaliera” si intende una controversia in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro (ad esclusione della Danimarca) diverso da quello di qualsiasi altra parte, nel momento stesso in cui – a controversia già insorta – concordano di ricorrere alla procedura di conciliazione. Il ricorso alla conciliazione è ordinato da un organo giurisdizionale oppure deve essere esplicitamente previsto dal diritto nazionale.

Cinque, quindi, i punti salienti della direttiva appena adottata:

•  campo di applicazione: la direttiva si applica a tutte le controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare le disposizioni in essa contenute anche ai procedimenti interni – civili e commerciali, previa specificazione entro i termini previsti per l’adozione della direttiva. Ne restano in ogni caso escluse le questioni fiscali, doganali o amministrative, e i procedimenti per responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri. La direttiva non trova applicazione neppure alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale, come ad esempio alcune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l\’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone o organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia;

•  principio di volontarietà: le parti gestiscono il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l\’organo giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di fissare un termine al processo di conciliazione. La scelta della procedura non impedisce, comunque, il ricorso alle normali vie giudiziarie;

•  professionalità, competenza ed imparzialità del conciliatore: gli Stati membri devono favorire l\’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei conciliatori, la diffusione del codice europeo di condotta, lo sviluppo di un sistema di certificazione alle organizzazioni che forniscono servizi di conciliazione e la formazione iniziale e successiva dei conciliatori;

•  principio di riservatezza: gli Stati membri devono assicurare che né i conciliatori, né le parti, né le persone coinvolte nella gestione del procedimento di conciliazione rivelino a terzi o rendano testimonianza nell\’ambito di procedimenti giudiziari o in arbitrati, in merito ad informazioni risultanti dal procedimento di conciliazione o con esso connesso, eccezion fatta per i casi espressamente previsti. Questo principio, difatti, non trova applicazione nei casi in cui ciò sia necessario per «superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato», come ad esempio per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all\’integrità fisica o psicologica di una persona, oppure nel caso in cui la comunicazione del contenuto dell\’accordo risultante dalla conciliazione sia necessaria ai fini dell\’applicazione o dell\’esecuzione di tale accordo.

•  clausola di trasposizione: gli Stati membri devono adottare la direttiva nell’ordinamento nazionale con adeguati provvedimenti legislativi, regolamentari ed amministrativi, entro 36 mesi dall’entrata in vigore della direttiva. Entro 30 mesi, invece, devono comunicare gli organi giurisdizionali o le autorità competenti a ricevere la richiesta per rendere esecutivo l’accordo scritto raggiunto nel corso della procedura.

In questo modo si vuole garantire che le parti, o una di esse con l\’esplicito consenso delle altre, abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto dell’accordo scritto risultante da una conciliazione sia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo, tuttavia, non potrà essere reso esecutivo qualora risultasse contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta o qualora la legge di detto Stato membro non ne preveda l\’esecutività.

La direttiva precisa, inoltre, che il contenuto dell\’accordo potrà essere reso esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto autenticato da un organo giurisdizionale o da un\’altra autorità competente in conformità del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.

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