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22 novembre 2004

La clausola d’arbitrato diminuisce la segretezza della conciliazione

di Redazione MondoADR
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Una Corte d’Appello californiana ha sostenuto che in presenza di un riferimento all’arbitrato in un accordo di conciliazione, costituente l’unica eccezione alla riservatezza della conciliazione stessa,sia consentito menzionare taleaccordo in una successiva controversia.

Le regole probatorie della California pongono limiti rigorosi alla divulgazione di informazioni ottenute durante il procedimento di conciliazione, ad eccezione di quegli accordi di conciliazione di natura obbligatoria od esecutoria sottoscritti dalle parti o, per quelli contenenti “espressioni che dispiegano tali effetti”.

Nel caso Thomas Fair c. Karl E. Bakhtiari, la prima Corte d’Appello del I distretto dello Stato ha affermato che la clausola che sottoponeva le controversie riguardanti un accordo di conciliazione alle regole di arbitrato di JAMS, era equivalente alla formula “espressioni che dispiegano tali effetti”, e ha ritenuto pertanto che con tale previsione si evidenzia la volontà  delle parti di rendere obbligatorio tale accordo.

Il collegio delle corti d’appello ha notato che la Corte Suprema della California, nella sua decisione del caso Foxgate Horneowners’ Association, Inc. C. Bramela California, Inc., nel2001, ha affermato che le regole probatorie del codice “vietano fermamente di rivelare il contenuto delle discussioni avvenute in sede di conciliazione, in mancanza di un’esplicita previsione”.

L’unica eccezione è indicata nella Sezione 1123 delle regole sui confini tra fondi, che prevede che il contenuto di un accordo di conciliazione possa essere rivelato solo se abbia la firma di tutte le parti, se queste abbiano previsto la sua obbligatorietà , o se l’accordo contenga clausole esplicite in tal senso. L’eccezione si verifica anche nel caso in cui tutte le parti hanno concordato, per iscritto o verbalmente, la possibilità  di rivelare il contenuto delle discussioni, ovvero se si utilizza l’accordo al fine di “dimostrare una truffa o un qualsiasi altro comportamento illegale, rilevante ai fini della controversia”.

Analizzando alcuni commenti della Commissione perla Revisione dell’art. 1123, si deduce che la preoccupazione del legislatore, non era tanto quella di valutare le parole specifiche utilizzate nell’accordo di conciliazione, ma piuttosto di garantire con certezza la volontà  delle parti.

La corte ha affermato che “pur mancando una specifica clausola di obbligatorietà  dell’accordo, il riferimento alle regole che disciplinano l’arbitrato dimostrerebbe la chiara volontà  delle parti di rendere tale accordo vincolante”. Essa ha aggiunto, inoltre, che “l’inclusione di una clausola che richiami le norme di arbitrato di JAMS, dimostra che le parti hanno previsto l’intervento di un arbitro nell’ipotesi di una qualsiasi controversia relativa all\’accordo di conciliazione”.

In conclusione, la corte ha affermato che l’art. 1123 riflette chiaramente l’intento del legislatore di rendere ammissibili gli accordi che le parti hanno voluto rendere vincolanti. Non ammettere pertanto l’utilizzabilità  di tale articolo nel caso di specie, equivarrebbe a violare tale intento.

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