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FAQ
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L’utilizzo della conciliazione può costituire una minaccia per il mercato dell’avvocatura?
In realtà  le controversie continueranno ad esistere e coloro che si dimostreranno più sensibili alle esigenze della loro clientela ad una rapida e più economica risoluzione delle controversie, assisteranno probabilmente il cliente soddisfatto anche per le controversie future. Gli avvocati stanno dimostrando una sempre maggiore sensibilità  verso le procedure di ADR approfondendo la loro conoscenza sia al fine di agire come conciliatori terzi neutrali(quando non sono coinvolti loro clienti) sia nel rappresentare efficacemente i propri clienti davanti al conciliatore. Il responsabile del contenzioso di una grandissima multinazionale ha recentemente dichiarato durante un convegno a Milano che la sua società  non lavorerà  più con quegli avvocati esterni che non dimostrano di conoscere le procedure di ADR. In Gran Bretagna, per esempio, fa parte dell’obbligo deontologico dell’avvocato quello di informare il proprio cliente sul ricorso alle procedure di ADR prima di andare in tribunale.
 
Qual è la differenza tra un arbitro e un conciliatore?
Il conciliatore non emette giudizi, ma assiste le parti nel trovare una soluzione comune. Un arbitro, anche lui nella veste di terzo neutrale, produce un giudizio vincolante per le parti sulla base delle evidenze presentategli durante la procedura di arbitrato.
 
Qual è la differenza tra arbitrato e conciliazione?
L’arbitrato ha come esito un giudizio vincolante adottato da un terzo neutrale. L’arbitrato nasce da un accordo delle parti che può essere preesistente all’insorgere della controversia o successivo a questa, tuttavia la principale differenza risiede nel fatto che in tale procedura la soluzione alla controversia è imposta alle parti da un terzo neutrale. Nella conciliazione il terzo neutrale aiuta le parti ad elaborare la loro personale soluzione.
 
Una parte coinvolta nella controversia può, attraverso la procedura di conciliazione, avere accesso a delle informazioni riservate riguardanti la posizione della parte opponente nella controversia?
Ciascuna parte ha il controllo completo delle informazioni rivelate durante la conciliazione. Se non si vuole che la controparte venga a conoscenza di determinate informazioni è sufficiente renderlo noto al conciliatore che provvederà  in tal senso. È da osservare, comunque, che nell’ipotesi che si tratti di un’informazione in grado di influenzare la decisione dell’altra parte su un possibile accordo, si avrà  ben poco danno nel rivelarla durante la procedura.
 
La procedura di conciliazione aumenta i costi di gestione della controversia?
È vero esattamente il contrario. Tali procedure riducono i costi di gestione di una controversia che viene affrontata e risolta in tempi molto più brevi rispetto a quelli “tradizionali”di un procedimento giudiziale. In ordine ai costi economici di solito le parti si accordano per una divisione in parti uguali (si veda la tabella tariffe).
 
La procedura di conciliazione causa un maggior impegno in termini di lavoro per le parti?
Nel lungo periodo si risparmia tempo. Una procedura giudiziale ordinaria può richiedere molte ore di disponibilità  nell’arco di mesi o di anni prima di arrivare ad una conclusione. La procedura di conciliazione richiede disponibilità  solo per le sessioni comuni e private senza sottrarre ulteriore tempo. In ogni caso occorre tenere ben presente che anche qualora la procedura non sortisca a soluzione, certamente ne beneficerà  la fase di preparazione dell’eventuale procedura giudiziale ordinaria che risulterà  più breve ed agevole.
 
Proporre l’utilizzo di una di conciliazione rappresenta un’ammissione di fallimento del negoziato?
Al contrario. I negoziati si interrompono per diverse ragioni e il ricorso alla procedura di conciliazione rappresenta una valida opzione per la ripresa delle trattative o per impedire che si realizzi un blocco perenne delle stesse.
 
La parte che propone la conciliazione si pone in una posizione di debolezza nei confronti della controparte? Come può essere evitato?
La conciliazione è intesa come una procedura negoziale in cui tutte le posizioni possono essere discusse. Proponendo la conciliazione si mostra fiducia nella propria posizione e contemporaneamente volontà  di testarla, non un segno di debolezza. In ogni modo, il ricorso ad un ente indipendente di ADR consente di riunire le parti o i loro avvocati per discutere preliminarmente sull’opportunità  della procedura e convincere la controparte ad iniziare la conciliazione. Un altro modo, è l’implementazione di una procedura interna di ADR che impone ad una parte (in ossequio della propria corporate policy) la proposta alla conciliazione prima di ogni altro procedimento aggiudicativo.
 
Se una delle parti ritiene di avere una forte posizione legale del suo caso, quale convenienza ha di ricorrere ad una conciliazione?
Nell’ipotesi in cui una parte ritenga di avere una posizione molto forte e di vincere sicuramente in tribunale, durante la conciliazione dovrebbe essere in grado di persuadere l’altra parte a raggiungere un accordo. Qualora ciò non avvenga evidentemente la sua posizione non è poi così forte. Il conciliatore può essere in questi casi di fondamentale aiuto per una valutazione quanto più realistica delle rispettive posizioni di pretesa delle parti e dunque dell’effettiva forza di una rispetto all’altra nella controversia.
 
Le parti perdono il controllo della controversia rivolgendosi ad un conciliatore?
No. Il conciliatore non ha alcun potere di emettere un giudizio o di forzare la procedura. La controversia avrà  una soluzione soltanto se sarà  accettata come giusta e soddisfacente da entrambe le parti.
Cosa accade se la conciliazione non porta alla risoluzione della controversia e non ha successo?
Qualora la conciliazione non sortisca gli effetti desiderati, si è liberi di ricorrere ad ogni altro strumento di risoluzione delle controversie incluso il procedimento giudiziario o l’arbitrato. In sostanza non si ha nulla da perdere, al contrario si è sicuri di aver tentato tutte le strade possibile per raggiungere un accordo soddisfacente. Qualsiasi cosa sia stata detta od affermata in sede di conciliazione resta strettamente riservata ed al conciliatore non potrà  essere chiesto di prestare testimonianza del comportamento di ciascuna delle parti per ogni futuro procedimento. Comunque la conciliazione esprime tutto il suo reale valore positivo anche in caso di insuccesso, in virtù dei sicuri progressi che si realizzano durante il procedimento negoziale infatti le parti riescono ad identificare particolari questioni interessanti la controversia, ad avere una maggiore consapevolezza delle proprie rispettive posizioni, ad diminuire la distanza delle rispettive posizioni negoziali. Dopo una conciliazione, per esempio, può essere avviata una procedura arbitrale dove l’arbitro sia tenuto a dare un lodo “legato”tra l’ultima offerta e controfferta delle parti.
 
Qual è la possibilità  di successo della conciliazione?
Un recente studio della Northwestern University sulla percentuale di successo di controversie conciliate da conciliatori “professionisti”(adeguatamente formati ed esperti nelle tecniche di conciliazione) e gestite dai quattro maggiori fornitori di servizi di ADR rivela che la percentuale di successo totale è del 78%, di cui l’81% se le parti avevano volontariamente scelto la procedura di conciliazione e del 76% nel caso di conciliazione ordinata dal giudice o eseguita in forza di una clausola contrattuale. L’esperienza del settore (informale) insegna che i conciliatori professionisti non scendono mai al di sotto dell’80% di casi risolti con successo. L’importante in queste statistiche è riferire la percentuale di successo non vagamente alla “procedura di conciliazione”(come se questa funzionasse da sola), ma ad un conciliatore o ad una società  di conciliazione che garantisca la professionalità  dei suoi conciliatori.
 
Quanto costa una conciliazione?
A livello internazionale si è ampiamente affermata la regola etica secondo cui il conciliatore è pagato secondo una tariffa oraria o giornaliera in base al suo onorario (a prescindere dal valore della controversia) oppure è pagato secondo una tariffa oraria che varia al variare del valore della controversia (per agevolare il ricorso alla conciliazione anche per le controversie di medio valore). La regola generale, impone il rispetto di un efficiente rapporto di costi/risultati per le parti, non arrivando mai ad onorari spropositati rispetto al valore della controversia, ma ad una giusta remunerazione del consulente/conciliatore per il suo lavoro. Quindi nel calcolo del costo (che sarà  preventivato dal “case manager”di ADR Center) si deve considerare la durata degli incontri che nella maggior parte non superano le otto ore o una giornata e mezza. Le spese relative al procedimento di conciliazione sono sostenute equamente da tutte le parti della controversia. Le stesse regole etiche oramai consolidate in tale settore non consentono normalmente, salvo espressa e diversa disposizione delle parti, nè un bonus per il successo della conciliazione nè tanto meno un pagamento a percentuale sul valore della controversia così come normalmente avviene nella procedura di arbitrato. In tale modo il conciliatore riesce a porsi in una reale posizione di equidistanza e imparzialità  rispetto alle parti e soprattutto rispetto alla controversia. Ogni più dettagliata informazione potrà  essere comunque acquisita dal tariffario ufficiale di ADR Center.
 
Quanto dura in media una procedura di conciliazione?
L’esperienza dimostra che se una conciliazione è ben preparata in circa l’80% dei casi la procedura dura non più di una giornata (8 ore).
 
Qual è il momento ideale per l’utilizzo della conciliazione?
Non esiste un momento ideale, all’interno di una vertenza, per beneficiare della conciliazione, tuttavia la controversia tra le parti deve aver raggiunto uno stato in cui si presenti un reale interesse a porre fine alla stessa o alla negoziazione inefficiente. Certamente prima si perviene a tale soluzione, maggiori sono i benefici che potranno trarsi dalla conciliazione in termini di costi, risparmio di tempo e conservazione delle relazioni d’affari. Infatti, molte controversie sono risolte anche con un negoziato diretto solo dopo anni e a poche settimane del giudizio del giudice. La conciliazione richiesta appena possibile, subito dopo il sorgere della controversia, permette di risparmiare molto tempo e denaro. Quindi anche in presenza di accordi tramite negoziato diretto, bisognerebbe considerare quando si è pervenuti ad un accordo dal momento del sorgere della controversia.
 
Qual è la differenza tra una conciliazione tra le parti, facilitata dai rispettivi avvocati, e la procedura di conciliazione formale proposta da ADR Center? Perchè l’avvocato ha bisogno di chiamare un
La conciliazione tra le parti facilitata dai rispettivi avvocati non è altro che una negoziazione diretta (per non fare confusione con i termini converrebbe appunto parlare di “negoziazione”) che rappresenta il primo e più importante strumento di risoluzione delle controversie. Se le parti riescono da sole a trovare un accordo non hanno bisogno dell’intervento di un terzo neutrale. La conciliazione formale con un terzo neutrale, invece, interviene qualora i negoziati falliscono e le parti si rivolgono ad un arbitro o ad un giudice saltando l’importante fase delle conciliazione. La conciliazione interviene proprio in questa fase (e non prima) tra il fallimento dei negoziati diretti e il ricorso ad un arbitro o un giudice
 
Qual è la procedura di Adr più diffusa?
La procedura di Adr più usata è senza alcun dubbio la conciliazione, sebbene essa possa essere adoperata congiuntamente con altri tipi di procedure.
  1. Elena
    18 luglio 2012 a 17:31 | #1

    Sono mediatore ( OCF CIAA Prato ) vorrei sapere se è possibile collaborare con Voi preferibilmente a Firenze ( ove risiedo ) e a quali condizioni e con quali modalità.
    P. S Sono un avvocato iscritto all’albo dal 1982.
    In attesa di una cortese risposta mi è gradito porgere i miglioiri saluti.

    Elena Staccioli

  2. Redazione Soluzioni ADR
    23 gennaio 2012 a 10:25 | #2

    @fabiola bonghi
    Tutte le informazioni inerenti i corsi le può trovare sul nostro sito dedicato alla formazione,
    http://www.adrcenter.com/academy/. Come previsto dalla normativa vigente, DM 145/11, e dalla circolare ministeriale esplicativa, l’organismo di mediazione presso il quale è iscritta dovrebbe garantirle il tirocinio gratuitamente.

  3. fabiola bonghi
    18 gennaio 2012 a 9:43 | #3

    Buongiorno,
    sono una mediatrice già iscritta ad un organismo: mi chiedevo se organizziate corsi di formazione per il conseguimento dei 18 crediti biennali che ogni mediatore deve frequentare, e se fosse possibile assistere ad una mediazione presso l’ADR, come pure prescritto per i mediatori dalla normativa vigente.
    Vi ringrazio in anticipo della Vs. risposta

  4. Redazione Soluzioni ADR
    2 novembre 2011 a 20:49 | #4

    I metodi ADR in Italia sono principalmente: i tavoli paritetici tra aziende e associazioni di consumatori, la mediazione e l’arbitrato. I giudici di pace fanno sicuramente parte della giurisdizione statale e non possono essere considerato come un metodo ADR.

  5. Ruggero vota
    30 ottobre 2011 a 17:12 | #5

    Buongiorno,
    Volevo sapere brevemente quali sono i metodi adr attivi in Italia e se il giudice di pace può essere definibile come un metodo adr. Grazie

  6. Giordano
    1 giugno 2011 a 18:55 | #6

    Cortesemente potreste prevedere dei corsi a Settembre nella Provincia di Ancona.

    Vorrei partecipare ad un corso ed a Luglio mi laureo .

    Grazie .

  7. Francesca
    17 maggio 2011 a 17:36 | #7

    salve
    è possibile per un mediatore chiedere la cancellazione da un organismo presso il quale era stato in precedenza accreditato? Se si con quale procedura?

    Distinti saluti

  8. Laura
    30 aprile 2011 a 15:49 | #8

    Molte grazie per la Sua risposta, Dr.sa Guttadauro, è già un segnale positivo e di speranza!

    Distinti saluti

  9. mondoadr
    28 aprile 2011 a 22:51 | #9

    @ Laura

    Con riferimento al suo commento, pertinente ma di carattere “generale”, non posso che dare una risposta “particolare”, ovvero quella dell’esperienza di ADR Center.Lavoriamo nel campo della mediazione da 13 anni, ovvero quando la mediazione non si sapeva cosa fosse in Italia. Ma facevamo comunque già allora mediazioni, di natura volontaria e per lo più a livello internazionale.Nonostante ciò, posso dire che il volume di mediazioni cui siamo stati esposti in quest’ultimo mese è eccezionale.Ed è una piccola rivoluzione, culturale prima ancora che economica.C’è ancora tanta ignoranza, disinformazione e, forse, ostilità, ma qualcosa si muove. Istanze ne arrivano in continuazione, in continuazione riceviamo richieste di informazione, e i nostri case manager lavorano incessantemente per garantire la migliore qualità possibile.Ecco, parlare di immobilismo mi sembra in contrasto con quanto noi stiamo sperimentando, giorno dopo giorno.Ovviamente questa è solo l’esperienza di ADR Center. E probabilmente non fa testo.Ha ragione: si può, e deve fare molto di più. Immagino ci voglia tempo soprattutto per i nuovi organismi ad organizzarsi. Noi siamo preparati da tempo, abbiamo mediatori validi e case manager efficienti, e ciò nonostante stiamo anche noi imparando da questa lezione. Le opportunità di lavoro sono già cresciute, forse in minima parte, ma continueranno a crescere sempre di più. La rivoluzione sembra in atto, e ci vuole solo un pò di pazienza. Sicuramente fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

    Paola Guttadauro

  10. Laura
    28 aprile 2011 a 12:18 | #10

    Gradirei avere un commento o parere da parte di qualche esperto di MondoADR in merito al mio suesposto intervento #18 del 15 aprile 2011.

    Molte grazie

  11. mondoadr
    26 aprile 2011 a 17:17 | #11

    In linea generale gli esperti di diritto sono più richiesti dalle parti. Vi sono pero’ dei settori tecnici come le controversie bancarie e finanziarie dove la sua esperienza può essere molto ultile sia come mediatore che co-mediatore. LD

  12. marco m
    21 aprile 2011 a 12:15 | #12

    buongiorno,sono un promotore finanziario di una nota banca italiana, laureato in economia, da poco mi sono avvicinato al mondo della conciliazione grazie a mio suocero gia mediatore.
    sarei interessato a frequentare il corso ma mi chiedevo quali sono veramente le chance di poter esercitare, in quanto ho visto alcuni dati sulla scelta dei mediatori e che i piu scelti in assoluto siano avvocati e magistrati come sembrerebbe piu logico fare.
    ringrazio in anticipo e porgo cordiali saluti

  13. Laura
    15 aprile 2011 a 13:26 | #13

    Riporto qui di seguito uno stralcio di un articolo recentemente pubblicato proprio da MondoADR. Si tratta di un progetto (che) concretamente ha inteso avviare una ricerca sul territorio di Roma avente ad oggetto, tra l’altro:
    – una mappa dei conflitti che possono trovare soluzione tramite la mediazione (per i cui risultati si rimanda al rapporto)

    – una rilevazione e sistematizzazione delle controversie giudiziarie degli ultimi 5 anni che devono essere sottoposte obbligatoriamente al tentativo di mediazione ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs: 28/2010 (condizione di procedibilità della domanda giudiziale)

    dal cui primo rapporto sullo stato dei conflitti nella città di Roma: “la Mappa dei conflitti”, è emerso che su un totale di cause iscritte a ruolo presso il Tribunale di Roma e l’Ufficio del Giudice di Pace dei Roma nel quinquennio 2005-2010, pari a 1.233.744 (di cui 1.203.947 definite con sentenza), il 10% circa sono i procedimenti soggetti al tentativo obbligatorio di mediazione dal 21/03/2012 (per effetto del rinvio di un anno della obbligatorietà nelle materie condominio e risarcimento danni da circolazione stradale; tale percentuale scende al 3% se si considera la data del 21/03/2011 (attuali materie sottoposte alla condizione di procedibilità).
    L’esame del dato menzionato conferma che il maggior impulso all’utilizzo della mediazione quale strumento di risoluzione alternativa delle controversie perverrà dalla mediazione delegata e da quella su base volontaria o da clausola compromissoria.

    Mi permetto un commento al riguardo, forse polemico e provocatorio, ma ci terrei ad avere un qualche riscontro.

    Quello illustrato nella suesposta ricerca non è un dato molto incoraggiante per chi si affaccia alla professione di Mediatore, soprattutto dopo che si è tanto parlato di una immensa mole di lavoro che avrebbe dovuto sommergere di nuove domande gli Organismi di Mediazione. Tutti attendevamo con ansia l’ingresso della mediazione obbligatoria, nel frattempo sono sorti molti nuovi Organismi, si prevedeva un numero di Mediatori totalmente insufficiente a coprire le richieste che ci sarebbero state addirittura a pioggia battente… Almeno ciò è quanto è stato detto e ripetuto dai vari Enti formatori e dai docenti presenti ai corsi. E dov’è tutto questo “tanto” che ci si attendeva? Gli Organismi presso cui si fa domanda di iscrizione ancora non rispondono, le richieste di mediazione secondo i vari sondaggi sono pochissime, gli Avvocati continuano tutto sommato come prima perché le due materie su cui lavorano di più sono condominio e incidenti stradali, che sono andati in proroga di 12 mesi, e le restanti materie costituiscono una parte minima di contenzioso, che peraltro ancora non sanno come gestire, con il risultato che spesso i clienti, nell’inceretezza e nelle vaghezze di tutto ciò, preferiscono lasciar perdere (dovessero incorrere in costi aggiuntivi da cui gli avvocati non sanno come tutelarli!). Tutta la mole di lavoro che avrebbe dovuto sommergerci, non avrebbe forse dovuto creare una corsa degli Organismi a reclutare Mediatori, a specializzarli se possibile, ad accaparrarsi il maggior numero di procedimenti e avviarli, le varie segreterie avrebbero dovuto essere impazzite..! Ma perché sono state dette tutte queste cose? Per incoraggiare la “corsa ai corsi”? E ora? E’ tutto fermo: ma allora c’è, o non c’è, tutto questo lavoro? E se c’è, dov’è? Se è una questione di tempo, di avvio, di rodaggio, perché non ci si organizza intanto per fare pratica, per creare magari le possibilità di specializzarsi in materie confacenti alle proprie attitudini, o anche per coadiuvare le varie segreterie degli Organismi stessi a smistare le pratiche, ad organizzare il tutto, in modo che si possa partire a tutto tondo una buona volta..? Niente. Silenzio. Quali deduzioni, riflessioni, conclusioni dobbiamo trarre da questa immobilità? C’è una sola speranza che tutto questo non sia soltanto il solito pasticcio all’Italiana?

    Grazie a chiunque vorrà rispondermi.
    laura

  14. mondoadr
    1 aprile 2011 a 5:37 | #14

    Si, in quanto laureato.

  15. antonio
    29 marzo 2011 a 15:19 | #15

    buonasera
    Vorrei sapere, se come amministratore di condominio iscritto anaci, posso intraprendere l’attività di mediatore, considerando che sono laureato in scienze politiche (vecchio ordinamento).

    grazie anticipatamente per la risposta

  16. mondoadr
    8 marzo 2011 a 11:24 | #16

    @Donato

    per la candidatura come mediatore e per proposte per l’apertura di unresolution center contatti la responsabile dott.ssa Giusy Trapuzzano, all’indirizzo di posta cv@adrcenter.com. Si prega di allegare curriculum vitae e lettera di motivazione.

  17. Donato
    6 marzo 2011 a 9:52 | #17

    Buon Giorno,
    fra qualche giorno dovrò sostenere gli esami per la qualifica di MEDIATORE PROFESSIONISTA ai sensi del D.L. 28/2010* Premetto che non sono laureato ma il settore dlla mediazione-conciliazione l’ho sempre coltivato nella mia attività ultra quarantennale di Perito Industriale esperto in controversie riguardanti il Risarcimento Danni da RC-RCA-Furto/Incendio.
    La mia domanda è: ” Essendo io a Lecce posso sperare di far parte del Vs ADR CENTER e come?
    A tal proposito avanzerei anche la richiesta se vi fosse da parte Vs. la volontà di “aprire” un ADR CENTER (succursale) a CASARANO (LE). Mi interesserei io di tutto (anche di fornire degli ottimi locali alla bisogna). Aspetto una Vs. gentile risposta. Grazie. Donato DE DONNO

  18. mondoadr
    28 febbraio 2011 a 18:40 | #18

    @Anna
    sicuramente il dilagare della mediazione, e la varietà delle controversie deferite alla stessa, creerà opportunità di lavoro per tutti, anche per coloro che abbiano un profilo più internazionale.

  19. Anna
    28 febbraio 2011 a 14:14 | #19

    Salve,
    sono una ragazza polacca. Sono pure laureata. Mi stavo chiedendo se secondo voi mi conviene fare il conciliatore. Mi piacerebbe tanto però mi domando se ci sarà il lavoro pure per me. Ovviamente parlo bene italiano ma non sono madrelingua e mi sembra naturale che un italiano scelga un conciliatore italiano invece di polacco. Secondo voi ci sarà tanta richiesta di conciliatori che parlino altre lingue(conosco pure l’inglese)? Grazie

  20. Carla
    7 gennaio 2011 a 20:06 | #20

    mondoadr :Non credo in quanto la sua università doveva essere accreditata come ente di formazione presso il Ministero della giustzia.

    vorrà dire che mi informerò sulla posizione della mia vecchia università e verificherò. grazie

  21. mondoadr
    4 gennaio 2011 a 22:40 | #21

    Non credo in quanto la sua università doveva essere accreditata come ente di formazione presso il Ministero della giustzia.

  22. Carla
    3 gennaio 2011 a 13:33 | #22

    Buongiorno. Volevo areve un’informazione. Mi sono laureata 2 anni fa con il nuovo corso Magistrale e nel mio piano di studi ho sostenuto un esame che si chiamava “Introduzione ai metodi ADR (Alternative Dispute Resolutions)” adesso divenuto “Mediazione e Conciliazione”(stesso professore, programma e durata-50 ore teorico/pratiche). Posso farlo riconoscere ai sensi del D.lgs 28/2010 e del D.M 180/2010 per avere la qualifica di mediatore?

  23. mondoadr
    17 dicembre 2010 a 15:22 | #23

    @Giovanna
    ai sensi del D.lgs 28/2010 e del D.M 180/2010 i requisito per diventare mediatore è la frequenza e il superamento di un corso formativo di 50 ore come minimo erogato da un ente di formazione accreditato. Per accedere al corso bisogna essere impossesso di una laurea anche triennale in qualsiasi disciplina o, in alternativa, essere iscritti ad un albo professionale.

  24. giovanna
    17 dicembre 2010 a 15:06 | #24

    buongiorno
    volevo sapere che requisiti impone la legge per diventare conciliatore.
    è necessaria la laurea?
    conta l’aver condotto esperienze in altro genere di mediazione, per es. immobiliare con iscrizione ai relativi albi?

  25. mondoadr
    26 novembre 2010 a 16:17 | #25

    @Marco
    Grazie molto della richiesta. La politica di ADR Center è aprie sedi in proprio e in ogni caso dedicate esclusivamente all’attivtà di mediazione. L’esperienza insegna che l’apertura di un organismo di mediazione presso uno studio legale ha l’effetto di diminuire le richieste di mediaizone da parte degli altri avvocati che assistono i propri clienti.
    Grazie ancora per il vostro interesse in ADR Center.

  26. Marco
    25 novembre 2010 a 12:03 | #26

    Salve, siamo tre avvocati ed il prossimo anno apriremo un nuovo studio legale associato.
    In considerazione del fatto che trattiamo molto sul nostro territorio (viterbese) controversie in materia condominiale ed immobiliare volevamo sapere se potevamo aprire, all’interno del nostro studio legale, una sorta di vostra filiale per la conciliazione.
    Tale richeista è determinata dal fatto che il tentativo di conciliazione da amrzo 2011 diverrà condizioen di procedibilità in materia condominiale.
    Fateci sapere.
    Grazie

  27. mondoadr
    20 novembre 2010 a 21:44 | #27

    VINCENZO 67 :Funzionario di un ufficio legale di una grossa e nota Società, ovviamente laureato in Giurisprudenza, mi chiedevo che chances concrete avrebbero, per affermarsi in questa professione, coloro che, come il sottoscritto, non sono Avvocati.In sostanza, sul piano della “concorrenza” non si rischia di perdere già in partenza a favore della potente e numerosa casta degli Avvocati? Vale la pena, se non si è iscritti relativo Ordine, di investire denaro in questi corsi?Pongo questa domanda perchè è noto che una città come Roma conta, di per sè, un numero di Legali superiori a queello di tutti gli Avvocati francesi, per cui è prevedibile che in Italia ci sarà la ressa…anche considerato il fatto che un numero elevato di questi professionisti o fanno pochi affari o -addirittura! – per conciliare il pranzo con la cena ,hanno dovuto ripiegare su professioni intellettualmente “meno nobili” del tipo di quella di “operatore ecologico”.Nel rinraziarVi per la Vs gentile risposta, invio cordiali saluti. Vincenzo

    Negli altri paesi dove il ricorso alla mediazione è praticato da decenni (come negli Stati Uniti), dopo un inzio “livellato” di tutti i mediatori quelli i più richiesti dalle parti e dai loro consulenti (a prescindere dalla loro professione iniziale) sono semplicemente i più bravi.

  28. VINCENZO 67
    18 novembre 2010 a 19:00 | #28

    Funzionario di un ufficio legale di una grossa e nota Società, ovviamente laureato in Giurisprudenza, mi chiedevo che chances concrete avrebbero, per affermarsi in questa professione, coloro che, come il sottoscritto, non sono Avvocati.
    In sostanza, sul piano della “concorrenza” non si rischia di perdere già in partenza a favore della potente e numerosa casta degli Avvocati? Vale la pena, se non si è iscritti relativo Ordine, di investire denaro in questi corsi?
    Pongo questa domanda perchè è noto che una città come Roma conta, di per sè, un numero di Legali superiori a queello di tutti gli Avvocati francesi, per cui è prevedibile che in Italia ci sarà la ressa…anche considerato il fatto che un numero elevato di questi professionisti o fanno pochi affari o -addirittura! – per conciliare il pranzo con la cena ,hanno dovuto ripiegare su professioni intellettualmente “meno nobili” del tipo di quella di “operatore ecologico”.
    Nel rinraziarVi per la Vs gentile risposta, invio cordiali saluti. Vincenzo

  29. mondoadr
    9 luglio 2010 a 9:58 | #29

    Gent.le dott. Cristian,
    probabilmente si confonde con un altro organismo. ADR Center non ha organizzato per il momento nessun corso a La Spezia; nel caso in cui se ne organizzasse uno in quella città sarà nostra cura segnalarglielo. Al momento teniamo corsi a Milano e Roma. Se interessato, non esiti a contattarci.
    Grazie

  30. cristian
    8 luglio 2010 a 18:16 | #30

    salve ,

    io sono interessato a frequentare un corso per conciliatori professionisti , ho letto che non avete raggiunto un numero sufficiente a La Spezia , vorrei sapere se ci sono possibilità di riaprire un corso a La Spezia o se avete altre sedi non troppo lontane dalla mia città.
    vorrei conoscere la durata gli orari ed il costo……. grazie Cristian

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