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18 maggio 2016
ADR e investimenti di imprenditori stranieri

L’Ambasciatore USA auspica il rafforzamento della mediazione per aumentare gli investimenti americani in Italia

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L’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, Phillips, ha tenuto, presso l’università Bocconi di Milano, un interessante intervento con il quale ha riassunto a grandi linee cosa serva, secondo gli americani e all’interno della nostra legislazione, per far crescere gli investimenti nel nostro paese. L’intervento è stato effettuato durante il corso “Comparative business and european law”, all’interno del dipartimento di Studi Giuridici presieduto da Marco Ventoruzzo.

Mettetevi nei panni un Amministratore delegato di una multinazionale che deve decidere se investire in Italia

Dopo i saluti di rito, riservati al il presidente della Bocconi Mario Monti, e al rettore dell’università Andrea Sironi, l’alto esponente americano si è soffermato sugli aspetti che potrebbero maggiormente “aiutare gli imprenditori americani” nel decidere di investire nel nostro Paese.

L’ambasciatore ha iniziato il suo colloquio con gli studenti ripercorrendo le fasi che porterebbero alla scelta del luogo di lavoro dopo al termine degli studi universitari: per la bellezza dell’Italia e vicinanza dei familiari, il luogo prescelto per avviare e consolidare la carriera lavorativa dovrebbe essere proprio il nostro Paese.  Questa scelta potrebbe essere notevolmente agevolata se l’Italia riuscisse ad attrarre investimenti stranieri, americani in particolare: si creerebbero nuovi posti di lavoro, non solamente “operativi” ma anche “dirigenziali”. Molto si è fatto secondo il diplomatico USA, in questi ultimi anni, ma molto si può e si deve ancora fare.

Agli studenti e professori della Bocconi, l’Ambasciatore Phillips ha invitato a mettersi nei panni dell’ Amministratore Delegato di una multinazionale che deve convincere il suo consiglio di amministrazione a investire in Italia. Quali argomenti può utilizzare? Quali sono i pro e i contro di un investimento in Italia?

Un piano in sei punti per attrarre investimenti in Italia 

Secondo Phillips, per poter attrarre investimenti stranieri in Italia è fondamentale intervenire sui seguenti punti:

  1. Ridurre  il numero di casi civili e l’arretrato;
  2. Promuovere ed espandere la Risoluzione Alternativa delle Controversie;
  3. Fermare il sistema degli infiniti ricorsi in appello;
  4. Creare e consolidare dei tribunali specializzati in materia commerciale;
  5. Riforma fiscale e porre fine a procedimenti fiscali imprevedibili;
  6. Riforma della pubblica amministrazione.

Il sistema giudiziario legato al commercio è, in Italia, lentissimo. Secondo alcune stime il Bel Paese si posiziona al 111° posto per “esecuzione di un contratto per via giudiziaria” e servono più di 3 anni per avere una prima sentenza sulle questioni commerciali: un arco di tempo davvero troppo lungo. Il “tempo è denaro”, e non ci si può aspettare di attrarre investimenti se questo sistema giudiziario continua ad essere così lento. Non ci si può aspettare che le aziende siano disponibili ad investire con il rischio di vedere bloccati migliaia, se non milioni, di dollari nell’attesa di una sentenza del Tribunale. Nel Stati Uniti, il 90% delle cause civili si risolve prima ancora che venga preso in carico dal Tribunale: le parti negoziano direttamente o con l’aiuto di un mediatore e raggiungono un accordo, e tornano in tempi brevi e veloci, ad occuparsi dei loro affari.

Promuovere ed espandere la Risoluzione Alternativa delle Controversie

L’Ambasciatore Phillips ha ribadito che l’ADR negli Stati Uniti funziona molto bene, è accessibile a tutti ad un costo ragionevole consentendo di risparmiare tempo e denaro rispetto ad adire in tribunale. Negli Stati Uniti, le parti e gli avvocati  concordano su un arbitro o su un mediatore, in genere un giudice in pensione molto rispettato o un avvocato. In questo modo, le parti in lite sono direttamente coinvolti nella procedura e sono più soddisfatti con i risultati.

Le procedure di ADR, ha proseguito l’Ambasciatore, riducono il tempo per ottenere o concordare una decisione di ben il 80-90 per cento. <<Una volta ho avuto un caso molto complesso>> ha ricordato Phillips <<che era in corso da quattro anni e dove le parti avevano speso milioni di dollari in spese legali. Il presidente del tribunale ha inviato tutte le parti a parlare con un altro giudice che fungeva da mediatore, per vedere se potevamo risolvere il caso. Nel giro di due ore abbiamo trovato un accordo.>>

Entro la fine dell’anno, l’Ambasciatore ha annunciato che organizzerà un evento sull’ADR a Roma con un noto mediatore americano  per spiegare agli avvocati italiani e giudici, e studenti di legge, come e perché il sistema funzioni così bene.
Conclusioni

L’Ambasciatore Phillps ha quindi concluso ribadendo la necessità di rafforzare ulteriormente il sistema di risoluzione alternativa delle controversie in Italia. Queste ottime iniziative sull’ADR dovrebbero essere incentivate anche dagli avvocati, i quali, adattandosi nel più breve tempo possibile, saranno in grado di offrire un servizio migliore ai loro clienti e all’economia italiana nel complesso.

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