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27 maggio 2013
Botta e risposta

Scontro tra Maurizio De Tilla e Michele Vietti sul ripristino della mediazione obbligatoria

di Redazione MondoADR
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Scontro tra Maurizio De Tilla e Michele Vietti sul ripristino della mediazione obbligatoriaL’avv. Maurizio De Tilla in qualità di Presidente dell’Associazione nazionale avvocati italiani – con una lettera aperta – aveva criticato le recenti posizioni del vicepresidente del CSM Michele Vietti a favire del riprristino della mediazione obbligatoria. A breve giro di posta, Michele Vietti ha replicato duramente a De Tilla ricordando statistiche e best practices europee. Di seguito le due lettere.

Lettera di De Tilla a Vietti

Illustre On. Avv. Michele Vietti,

ricordiamo sempre le Sue grandi battaglie, come Sottosegretario di Stato, per la crescita delle professioni nel segno di una concezione identitaria e non mercantile.

Ricordiamo, altresì, quante volte Ella – come parlamentare – è stato vicino all’Avvocatura per ribadirne l’autonomia e tutelarne la dignità.

Prendiamo, inoltre, atto del Suo autorevole perdurante impegno, come Vice Presidente del CSM, per assicurare l’indipendenza della magistratura, garanzia di terzietà e di prestigio del potere giudiziario.

In tutti i Suoi alti ruoli ha svolto e svolge un lavoro prezioso per il Paese e per la Giustizia.

Non comprendiamo, quindi, la Sua ostinazione a portare avanti un’iniziativa improvvida, qual è la obbligatorietà della mediaconciliazione, che è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale e che non potrà essere riproposta per le innumerevoli ragioni di illegittimità che sono state illustrate nelle ordinanze di rimessione alla Consulta riportate per esteso nella sentenza di incostituzionalità.

È sufficiente leggere nella parte narrativa la motivazione della decisione della Corte Costituzionale per prendere consapevolezza che la normativa sulla obbligatorietà della mediaconciliazione – oltre che per il vizio macroscopico di eccesso di delega – sarebbe stata inficiata da altre ben più gravi ragioni: la grave limitazione all’accesso alla giustizia, la non gratuità della procedura, gli effetti negativi nel successivo giudizio, che comporta la introduzione di un vero e proprio quarto grado di giudizio, la lunga durata del tentativo, l’eccessiva estensione delle materie, la inidoneità dei mediatori e, infine, l’evidente intento di lucro che ha fatto in modo che si costituissero più di mille Camere di conciliazione private, autorizzate in massima parte con il silenzio-assenso.

Illustre On. Vietti,

ci permettiamo di invitarLa a prendere atto di ciò e a riflettere bene sul perché in tutti i Paesi europei non esiste la obbligatorietà della media conciliazione e, dappertutto, si va piuttosto ad incentivare la conciliazione endoprocessuale.

Sarebbe poco dignitoso aprire un nuovo fronte con una rinnovata contrapposizione tra i cittadini e gli avvocati, da una parte, e i poteri economici forti, dall’altra, che puntano alla mediaconciliazione obbligatoria.

La celerità della giustizia può garantirsi con diversi strumenti: il processo telematico, la spesa razionale delle risorse destinate alla giustizia, l’incremento dei giudici togati, la loro produttività, la introduzione di prassi virtuose con il metodo Barbuto, lo smaltimento dell’arretrato affidato a giudici laici.

Siamo sicuri che Ella saprà ben comprendere il significato di questa nostra lettera aperta rivolta a Lei per il ruolo che riveste come Vice Presidente del C.S.M.

Nel segno della più sincera stima.

Maurizio de Tilla – Presidente A.N.A.I.

 

Replica di Vietti a De Tilla
Lettera aperta all‘Avvocatura

Roma 21.05.2013

Caro Maurizio,

sono  stato  accusato   di  promuovere  un’iniziativa   “improvvida”   quale  sarebbe l’obbligatorietà della mediazione.

Vorrei innanzitutto chiarire che ho sempre ritenuto lo strumento della mediazione utile per deflazionare l’ormai insostenibile carico di lavoro che grava sui nostri tribunali civili.

Desidero però rassicurare che la mia non è affatto una crociata in favore della mediazione e contro il ricorso alla giurisdizione.

Tutto al contrario, la mia preoccupazione è proprio quella di ripristinare le condizioni minime  perché  la  giurisdizione  possa  tornare  a  garantire  ai  cittadini risposte tempestive ed efficienti.

E  la  mediazione   mi  sembra  un  valido  strumento   per  garantire  un  filtro all’accesso indiscriminato  alla giustizia professionale, al pari peraltro di istituti quali l’arbitrato e la conciliazione, che da molti anni affiancano il sistema contenzioso.

E’ bene pero’ riflettere sulla circostanza che se fino ad oggi i sistemi alternativi  di risoluzione delle controversie non hanno funzionato, la spiegazione va rintracciata a prescindere dalla qualità del singolo strumento alternativo.

Il problema è culturale, nel senso che dipende in larga parte dal fatto che il cittadino italiano  pretende  che  la  propria  controversia,  indipendentemente dalla  tipologia  e dalla  sua obiettiva  rilevanza,  sia giudicata  da magistrati  togati,  sino al giudizio  di cassazione.

Questa mi sembra la vera ragione del sostanziale fallimento dei sistemi extragiudiziari   di  risoluzione   delle  controversie   civili,  tra  cui  mi  permetto   di annoverare la conciliazione giudiziale, che ha percentuali di successo veramente infinitesimali, come è  ben noto a tutti coloro che quotidianamente frequentano le aule giudiziarie.

Quindi la previsione  della obbligatorietà  del preventivo  esperimento  di forme di risoluzione alternativa delle controversie si pone non già come affermazione di una prava  volontà di privazione  di diritti costituzionalmente garantiti, ma al contrario come    un  tentativo  di  lettura  costituzionalmente orientata  ed  attuale  del canone dell’art. 24 della Costituzione: il diritto ad agire in giudizio  non postula infatti che prima di rivolgersi ai giudici professionali non si debba tentare di risolvere altrimenti la lite.

E la media conciliazione, sin quando ha operato, mi risulta aver dato risultati incoraggianti, anche sul piano della partecipazione degli avvocati in un ruolo stragiudiziale che in altre parti del mondo rappresenta per loro una parte rilevante dell’attività professionale.

E non è vero che l’Italia sarebbe l’unico Paese ad avere forme obbligatorie di  mediazione.

In Austria  esiste la conciliazione  preventiva obbligatoria  quando si tratti di una controversia in materia locatizia, di proprietà immobiliare e nelle liti di vicinato.

In Belgio  la  mediazione  è  obbligatoria  per  le  industrie  nei  seguenti  settori: telecomunicazioni, assicurazioni, poste, diritti dell’infanzia, rapporti con il governo, rapporto  con  le  istituzioni  dell’Unione  Europea,  banche,  energia,  collocamento privato, pensioni, prodotti finanziari.

In Danimarca la conciliazione è obbligatoria per le imprese nel settore del turismo in merito ai viaggi e all’alloggiamento e nel settore dei mutui ipotecari.

In  Estonia  l’arbitrato  è  obbligatorio  in materia di  assicurazione  per le  imprese, mentre è volontaria la conciliazione.

In Francia  il procedimento informativo sulla conciliazione preventiva è obbligatorio mentre il procedimento deve essere espletato in caso di divorzio e nei procedimenti davanti al Conseil des prud’hommes, in materia di contratti di locazione abitativi, per la vendita diretta ed in tema di pubblicità in relazione alla partecipazione delle industrie.

In Germania l’obbligatorietà  è prevista in caso di immatricolazione dei veicoli a motori e per i reclami davanti alla Banca centrale tedesca. Alcuni Land hanno inserito l’obbligatorietà per altre materie quali le controversie patrimoniali di valore non superiore a 750 €, nell’ambito del diritto di vicinato ed in materia di diffamazione.

In Irlanda è  necessaria  la  partecipazione  a  metodi  ADR  per  il  settore  della pubblicità, delle pensioni, della vendita diretta e dei servizi finanziari.

In Inghilterra vi è attualmente una forte spinta verso la mediazione obbligatoria. In Svezia la mediazione è obbligatoria per le controversie che ineriscono la locazione ad uso commerciale.

Credo quindi che si debba ragionevolmente tornare a parlare subito di ADR, senza pregiudizi e in un’ottica costruttiva.

Ma con uno spirito necessariamente proiettato verso una radicale riforma del nostro sistema giudiziario, piuttosto che ancorato a forme di conservazione che, di fronte allo stallo attuale, non hanno più ragione di essere.

Michele Vietti

commenti
  1. Paolo P.
    20 giugno 2013 a 12:14 | #1

    Paolo P. :

    Purtroppo le posizioni espresse dall’avvocato Maurizio De Tilla non rappresentano più gli interessi della classe forense, ma sono espressione di una cieca crociata che non ha più motivo.
    Infatti, è palesemente destituita di fondamento l’affermazione che “gli avvocati sono contrari alla mediazione”. Al contrario, soprattutto i giovani avvocati partecipano attivamente al processo di modernizzazione della giustizia civile, offrendo il loro contributo in più del 70% degli Organismi che sono stati costituiti.
    L’avv. De Tilla si è sempre espresso contro la mediazione “obbligatoria” ed onerosa, affermando sempre nei suoi interventi che era favorevole alla mediazione facoltativa ed a basso costo. Come è nota dopo la nota sentenza della Corte costituzionale 272/2012, la mediazione poteva essere esperita in via facoltativa e molti Organismi di mediazione, al fine di incentivare il ricorso alla stessa, hanno offerto il servizio a costi assai ridotti.
    Provate a chiedere all’Avv. De Tilla quante mediazioni sono state presentate presso gli Organismi privati o presso i gli Organismi costituiti dai consigli dell’ordine degli avvocati.

  2. alessio
    16 giugno 2013 a 20:59 | #2

    La prova provata che la mediazione obbligatoria è stata istituita solo per creare un giro di affari e far lucrare neo pseudo organismi di mediazione èil fatto che per l’unica materia in cui precedentemente era obbligatoria (diritto del lavoro) è stata abolita. E sapete perché? Perché era GRATUITA! Perché l’hanno tolta se la ritengono cosi importante? PERCHÉ ERA GRATUITA E NON ARRICCHIVA NESSUNO!

  3. ugo boss
    16 giugno 2013 a 12:59 | #3

    Ma quale bravo Vietti! La mediazione obbligatoria nel 80% dei casi si risolve, soprattutto di questi tempi, con la stesura di un verbale di mancata conciliazione per assenza della parte chiamata in conciliazione. Basta vedere i dati dei due anni in cui è stata in vigore. Ma ci vogliamo convincere che se i Tribubali non funzionano e per la scarsa organizzazione e per la carenza di personale. Si guardi la procura di Bolzano che attraverso una radicale riorganizzazione del tribubale ha strarisolto i problemi legati alla lentezza della giustizia. Si pensi più che altro ad accelerare il processo telematico e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che, per quanto è dato di sapere, è stato bloccato con la mancata approvazione in Parlamento dello Statuto dell’Agenzia Digitale. Vergogna! La verità è che si cerca di mettere una pezza ad un vestito che invece deve essere rifatto ex novo, nonché a favorire qualche imprenditore (?!?) che ha investito nella mediazione! Quindi, che resti facoltativa e non obbligatoria. D’latronde come ha detto lo stesso Vietti, in Europa non è obbligatoria tranne che in sparuti settori. In Italia, tra l’altro, mi riulta che la mediazione obbligatoria già sia vigente nelle telecomunicazioni e qualche altro settore. Piuttosto, si reintroduca il tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di lavoro, paradossalmente stralciato dall’obbligatorietà! Mah!!! Siamo in Italia!!!

  4. igor
    16 giugno 2013 a 12:31 | #4

    Erennio Fabozzi :

    Ritengo che Il Preg.mo Avv. De Tilla abbia palesato una sua non conoscenza della Mediazione Civile, ” Es. : …la non gratuità della procedura…” e mi fermo qui. Desidero invece congratularmi con l’ On. Avv. Vietti: chiaro, non competitivo, disponibile e sottolineo BEN PREPARATO SULL’ARGOMENTO. La Mediazione è un diritto del cittadino.
    Cordialmente Saluto L’On. Vietti

    gratis la mediazione obbligatoria? VIVA DE TILLA

  5. marco
    15 giugno 2013 a 22:46 | #5

    Complimenti Vietti: ha replicato con l’informazione alla disinformazione.
    Ha replicato con senso dello Stato e del bene della giustizia ai pretestuosi interessi lobbistici.
    Avanti così.

  6. nino
    15 giugno 2013 a 21:10 | #6

    Basta con gli azzeccagarbugli che fanno tutto il possibile per allungare i termini procedurali soprattutto quando difendono convenuti perdenti. Bisogna scoraggiare con ogni mezzo questa prassi che è frutto di una cultura giuridica ottocentesca che vada oltre ogni sensata e ragionevole schermaglia difensiva. Ne va di mezzo la effettiva tutela dei diritti di ciascuno garantita dalla costituzione

  7. Gemma
    15 giugno 2013 a 18:32 | #7

    Concordo con il pensiero dell’On. Vietti

  8. Anna Di Iullo
    15 giugno 2013 a 17:15 | #8

    Congratulazioni all’On. Vietti, sopratutto per aver chiarito il tema dell’obbligatorietà della mediazione nei Paesi Europei.

  9. Marco.M
    13 giugno 2013 a 12:50 | #9

    Causa che pende Causa che rende: La lungaggine dei processi , e la linfa vitale dove sguazza ,e gozzoviglia L’ OUA , con le sue laute parcelle.
    La mediazione , è Economica 53 Euro per l’ inizio pratica , contro svariate centinaia di euro , dei soliti noti Avvocati Opportunisti , Si risolve in TRE MESI MASSIMO , contro un minimo di 10 anni attuali , Perché più pende più rende , ed efficacie al 90 % , L’efficienza fa rima con bassi costi , non fa rima con laute parcelle.

  10. Marco.M
    13 giugno 2013 a 10:20 | #10

    Bravo Vietti. Causa che pende Causa che rende , E piu’ e’ lunga la causa più vi gozzoviglia OUA con le loro laute , PARCELLE … la mediazione gli fa perdere le pagnotte…perché Economia , Veloce , Efficiente!!!

  11. Filippo
    11 giugno 2013 a 16:22 | #11

    Bravo Vietti!!!

  12. Flavio Rampello
    9 giugno 2013 a 19:08 | #12

    Complimenti a Vietti per il gran senso di responsabilità dello stato e per la lucida e concreta risposta a de trilla che vuole affossare il sistema giustizia per favorire mirabili interessi di pochi miopi avvocati.

  13. Flavio Rampello
    9 giugno 2013 a 18:58 | #13

    I tempi della giustizia italiana sono incompatibili con quelli dell’impresa. Occorre far presto e reintrodurre la mediazione obbligatoria come strumento evoluto e necessario onde evitare il collasso definitivo dei tribunali e delle imprese.

  14. gianpietro colla
    30 maggio 2013 a 17:21 | #14

    Le ADR sono necessarie e fanno parte di una cultura evoluta. La mediazione civile e commerciale obbligatoria e’ doverosa se vogliamo che i cittadini Italiani entrino in contatto con questo istituto giuridico.

  15. Riccardo Izzo
    28 maggio 2013 a 20:08 | #15

    Maurizio in realtà conosce i vantaggi di quella da lui definita “media-conciliazione” ed in varie occasioni ha manifestato anche la validità dello strumento (ne potrebbe essere altrimenti). Sorvolo sul bisogno delle professioni di conservare “posizioni” specialmente in periodi di creisi come questi, ma ho notato che molti colleghi non sanno che un “accordo tra le parti” determina un incremento del compenso professionale “fino al 40%!”.
    Illuninata l’apertura alle innovazioni dell’On.le Vietti.

  16. Mariarosaria Porfilio
    28 maggio 2013 a 16:33 | #16

    28 maggio 2013 a 16:30 | #1 Rispondi | Cita
    Il tuo commento é in attesa di poter essere moderato.

    Lucida l’analisi del Vicepresidente del CSM.
    Mia personale annotazione.
    Immaginate di entrare in un ristorante italiano ed in uno straniero, in un ufficio pubblico italiano ed in uno straniero, etc.: nei primi due si troverà chiasso e/o confusione, nei secondi regna brusio e/o ordine.
    Quindi non tanto gli italiani culturalmente sono portati a volere la decisione di un giudice quanto negli italiani come popolo manca la formazione e l’informazione al mediare.
    Per mediare occorre esser pre-disposti ad ascoltare l’altro ed in silenzio per poter com-prendere le altrui ragioni: occorre esser educati al rispetto dell’altro.
    Per questo è necessario che la mediazione, che ci proviene da una direttiva europea, sia resa obbligatoria nel nostro Paese acchè abbia successo.

  17. Mariarosaria Porfilio
    28 maggio 2013 a 16:30 | #17

    Lucida l’analisi del Vicepresidente del CSM.
    Mia personale annotazione.
    Immaginate di entrare in un ristorante italiano ed in uno straniero, in un ufficio pubblico italiano ed in uno straniero, etc.: nei primi due si troverà chiasso e/o confusione, nei secondi regna brusio e/o ordine.
    Quindi non tanto gli italiani culturalmente sono portati a volere la decisione di un giudice quanto negli italiani come popolo manca la formazione e l’informazione al mediare.
    Per mediare occorre esser pre-disposti ad ascoltare l’altro ed in silenzio per poter com-prendere le altrui ragioni: occorre esser educati al rispetto dell’altro.

  18. Luigi Tesser
    28 maggio 2013 a 15:00 | #18

    Condivido pienamente la risposta dell’On. Vietti e mi lascia perplesso il tono della lettera dell’avv. de Tilla che appalesa in modo inequivocabile l’interesse economico della sua categoria che si sente “minacciata” dalla possibile rimessa in marcia della mediazione.

  19. Gian Marco Boccanera
    28 maggio 2013 a 14:56 | #19

    Plaudo con grande soddisfazione alla risposta lungimirante dell’On.le VIETTI: non è più tempo di ideologie nè di corporativismi anacronistici quando si tratta di salvare il SistemaPaese dalla disgregazione, prima economica e poi sociale.
    La finalità vera e nobile della Mediazione è quella di ricondurre l’antagonismo entro i limiti fisiologici in cui normalmente esso può esprimersi. Consentire poi il mantenimento dei rapporti, di indubbia valenza socioeconomica. Liberare risorse dal conflitto, in un momento di ricchezza “congelata” per il timore della congiuntura negativa. Aumentare le “aspettative” che qualcosa di strutturale sta veramente cambiando, prima che nelle leggi, nell’ habitus mentale e comportamentale dei cittadini. Coadiuvare il SistemaGiustizia a liberarsi di appesantimenti per poter rifiorire con la tecnologia informatica e aumentarne così la SLA, il livello standard di servizio accettabile (Standard Level Agreement) a TUTTI i cittadini.
    Continuare a tenere il punto proprio adesso, INVECE, oltre che dare un pessimo esempio generale, avvelena sempre di più il clima tra italiani, indipendentemente dal ruolo che essi hanno nella vita di questo Paese. Spingendoli sempre più a rischio verso l’atteggiamento di Hobbesiana memoria dell’ Homo Homini Lupus.
    Gian Marco Boccanera

  20. Andrew Colvin
    28 maggio 2013 a 12:55 | #20

    Vorrei fare una precisazione sulla replica di Vietti. La spinta verso la mediazione obbligatoria in Inghilterra non è tanto forte, perché esiste uno strumento di persuasione: nel liquidare le spese alla fine del processo, il giudice tiene conto dei motivi di un eventuale rifiuto di una parte di partecipare ad una mediazione proposta dalla sua controparte. Questa valutazione di comportamento può rovesciare la regola della soccombenza.

    Una parte ad una controversia, a qualsiasi momento – non soltanto prima di iniziare una causa, deve tenere conto del effetto del suo comportamento. La chiave quindi di questa, ed altre, regole processuali è la responsabilizzazione della parte in contenzioso.

    La mediazione in Inghilterra non è tanto diffusa quanto spesso si pretende, ma il rischio di pagare le spese anche in caso di vittoria incoraggia un realismo nelle trattative fra le parti. L’imperativo di responsabilità prevale su quello dell’obbligatorietà.

    Ma se poi non vogliamo essere responsabile, che fare?
    Andrew Colvin

  21. giampaolo loperfido
    28 maggio 2013 a 12:30 | #21

    La mediazione non deve essere l’ennesimo passaggio burocratico. Il mediatore non si deve molto interessare alle carte, la mediazione è una questione di pancia di viscere di forti sensazioni e malesseri. Il mediatore deve saper capire gli interessi e i bisogni delle parti, il diritto, la procedura, non sono funzionali alla mediazione.
    Nella mia esperienza, 50 mediazioni all’attivo (non sono avvocato ne giurista ne commercialista non sono notaio ne tanto-meno magistrato)ho capito che le persone in lite avevano voglia di parlare di farsi ascoltare sfogarsi. La mediazione ha una funzione sociale che è quella di dirimere i conflitti, l’obbligatorietà inopinatamente cancellata da una sentenza politica serviva a fare abituare le persone ad essere più civili a non troncare la comunicazione con l’altro, ma per il tramite di un mediatore trovare una soluzione condivisa alla controversia, un giudice al contrario con una sentenza tronca ogni rapporto tra le parti. Basta pensare all’obbligatorietà del casco per le moto quante vite ha salvato e quanto ha fatto risparmiare alla sanità nazionale. L’avv. De Tilla, con tutto il rispetto, credo abbia capito poco della mediazione e della sua funzione o per una questione di conservatorismo fa finta di non capire. L’interesse particolare fatto passare per interesse generale non va più bene; a nessuno. Bravo On. Vietti.

  22. mario
    28 maggio 2013 a 11:36 | #22

    Bravo Vietti, dalle una buona lezione a De Tilla che rappresenta il passato che non ritornerà più.

    La mala giustizia non scarichiamola allo stato è imputabile per il 50% anche agli avvocati che con i rinvii dei processi si fanno i loro interessi in barba a quei diritti che tanto esaltano di tutelare.

  23. Erennio Fabozzi
    28 maggio 2013 a 11:07 | #23

    Ritengo che Il Preg.mo Avv. De Tilla abbia palesato una sua non conoscenza della Mediazione Civile, ” Es. : …la non gratuità della procedura…” e mi fermo qui. Desidero invece congratularmi con l’ On. Avv. Vietti: chiaro, non competitivo, disponibile e sottolineo BEN PREPARATO SULL’ARGOMENTO. La Mediazione è un diritto del cittadino.
    Cordialmente Saluto L’On. Vietti

  24. alessandro motta
    27 maggio 2013 a 16:44 | #24

    FINALMENTE!!!

    Leggo questa risposta di Vietti con vero sollievo.

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