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18 gennaio 2006

Quanto è bello litigare

di Giusy Trapuzzano e Luigi Cominelli
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Il miglior modo di sostenere la conciliazione è conoscere alla perfezione come funziona e che attrattive esercita il contenzioso: conosci il tuo nemico.

Litigare in tribunale è seducente, e per capire come convincere qualcuno a non farlo è necessario sapere perchè litigare piace. Il contenzioso è competitivo e aggressivo: le metafore che usiamo in proposito parlano di avversari e di battaglie, di vittorie e di sconfitte. Per chi studia e pratica il diritto, il contenzioso è ancora il metodo più importante di risoluzione delle controversie, la via principale per risolvere tutti i problemi. Entro certi limiti, gli avvocati utilizzano la negoziazione e la conciliazione nella pratica di tutti i giorni, e pure in occasione di un procedimento contenzioso.

Il sistema, tuttavia, resta nel suo insieme fortemente avversariale. Molte controversie vengono alla fine conciliate, ma questo avviene in genere quando il processo è già  in corso e sono già  state spese grandi risorse: l’accordo transattivo è considerato complementare e accessorio rispetto al processo, e non alternativo.

I giuristi – avvocati, giudici, professori – rischiano di dimenticare che il loro ruolo primario è quello di risolvere i conflitti. Per molte controversie, il contenzioso avversariale ha lo stesso significato delle antiche ordalìe.

Perchè si perpetua questa predilezione per il contenzioso giudiziale? Il processo soddisfa alcuni bisogni che non possono essere soddisfatti altrimenti: il desiderio di vendetta, il senso di potere, la necessità  di essere ascoltati da tutti e di acquisire legittimazione pubblica, la richiesta di un atto simbolico riparatore. Al fondo di questi bisogni vi sono forti pulsioni emotive che cerchiamo di assecondare, accettando costi monetari elevati e il rischio di perdere la causa e quindi l’intera posta in gioco. Il desiderio di essere ascoltati e vendicati pubblicamente in un’aula di tribunale è rafforzato dai modelli di processo proposti al cinema e alla televisione. L’esperienza concreta del giudizio si rivela poi tutt’altra cosa.

La conciliazione non offre una risposta a questi bisogni, ma offre altro: rapidità , possibilità  di scegliere il conciliatore che ascolterà  la nostra versione dei fatti, flessibilità  di luoghi e tempi, costi contenuti, riservatezza, un esito della lite che sia condiviso e controllabile. Agli avvocati e ai giudici esperti spetta il compito di distinguere le situazioni nelle quali il contenzioso non potrà  essere evitato, da quelle in cui i bisogni che abbiamo evidenziato non sono così forti da giustificare i numerosi effetti indesiderati.

Luigi Cominelli e Giusy Trapuzzano
da The Satisfactions Of Litigation, di Charles Parselle – mediate.com

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