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20 febbraio 2005

Organismi terzi neutrali di conciliazione: la possibile soluzione per i bond argentini

di Fabio Luciani
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Con la recente ordinanza n. 11225/05 la Corte di Cassazione ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano nelle controversie instaurate per ottenere il rimborso delle somme investite nei bond argentini.
La Corte ha ritenuto applicabile la regola di diritto pubblico internazionale, secondo cui gli Stati sono immuni dalla giurisdizione di un altro Stato (par in parem non habet iurisdictionem), riconoscendo tuttavia l’efficacia della clausola interna al prestito obbligazionario che prevede la competenza dei giudici di New York o di quelli argentini.
Il difetto di giurisdizione del giudice italiano rischia di compromette la possibilità per i risparmiatori di casa nostra di ottenere giustizia, in quanto oltre alle difficoltà di carattere tecnico legate alle azioni legali presso giudici stranieri, si aggiungono gli oneri economici generati da procedimenti giudiziari di questo genere. Negli Stati Uniti, per casi dalle dimensioni simili, la definizione delle controversie molto spesso passa attraverso transazioni ottenute con l’intervento di un conciliatore. Questa soluzione potrebbe generare effetti positivi sia per i risparmiatori italiani, che vedrebbero ridursi i tempi e i costi della controversia, sia per le banche e lo Stato argentino, che avrebbero la possibilità di chiudere la vicenda con un notevole guadagno in termini di immagine e costi. L’esperienza statunitense sta dimostrando l’efficienza e l’efficacia della conciliazione, soprattutto in casi come questo. Forse, allora, la soluzione appropriata per la vicenda dei bond argentini potrebbe essere ricercata invocando l’intervento degli organismi terzi neutrali di conciliazione (ADR provider), i quali sarebbero sicuramente in grado di fronteggiare situazioni di questo genere in virtù dell’esperienza e della preparazione necessaria, maturati in anni di presenza nel contenzioso internazionale. Questa proposta è avvalorata anche dalle recenti novità legislative italiane concernenti il diritto societario, laddove il D. Lgs. 5/2003 riconosce l’importanza della conciliazione e degli organismi terzi neutrali. Questi ultimi si adoperano, infatti, nel contattare le parti coinvolte nella controversia, cercando di portare tutti allo stesso tavolo di negoziazione. Da questo momento il conciliatore (scelto di comune accordo) si prodigherà nel cercare un possibile accordo, mediando interessi e posizioni spesso solo apparentemente distanti. La netta differenza strutturale e funzionale della conciliazione rispetto a qualsiasi altro procedimento giudiziario ordinario o arbitrale è evidente, poichè mentre questi ultimi si concludono con l’emanazione di un provvedimento a carattere vincolante (sentenza per il giudizio, lodo per l’arbitrato) deciso dal giudice o dall’arbitro, nella conciliazione la definizione è affidata alla volontà delle parti che si estrinseca in un negoziato assistito da un conciliatore. Trattandosi di un procedimento per sua natura svincolato dalle norme procedurali proprie del giudizio ordinario o di quello arbitrale, tutte le risorse (in termini di costi, di tempi e di opportunità ) possono essere proficuamente utilizzate al fine di valutare la sussistenza degli interessi in gioco, evitando così le sterili diatribe di contrapposizione che inaspriscono i rapporti e compromettono le possibilità di avere un valore aggiunto dalla definizione della controversia. Nel caso dei bond argentini, la conciliazione e gli organismi terzi neutrali potrebbero allora profilarsi come uno strumento efficiente per una situazione che al momento sembra essere ancora più complicata. Fabio Luciani

Con la recente ordinanza n. 11225/05 la Corte di Cassazione ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano nelle controversie instaurate per ottenere il rimborso delle somme investite nei bond argentini.
La Corte ha ritenuto applicabile la regola di diritto pubblico internazionale, secondo cui gli Stati sono immuni dalla giurisdizione di un altro Stato (par in parem non habet iurisdictionem), riconoscendo tuttavia l’efficacia della clausola interna al prestito obbligazionario che prevede la competenza dei giudici di New York o di quelli argentini.
Il difetto di giurisdizione del giudice italiano rischia di compromette la possibilità per i risparmiatori di casa nostra di ottenere giustizia, in quanto oltre alle difficoltà di carattere tecnico legate alle azioni legali presso giudici stranieri, si aggiungono gli oneri economici generati da procedimenti giudiziari di questo genere. Negli Stati Uniti, per casi dalle dimensioni simili, la definizione delle controversie molto spesso passa attraverso transazioni ottenute con l’intervento di un conciliatore. Questa soluzione potrebbe generare effetti positivi sia per i risparmiatori italiani, che vedrebbero ridursi i tempi e i costi della controversia, sia per le banche e lo Stato argentino, che avrebbero la possibilità di chiudere la vicenda con un notevole guadagno in termini di immagine e costi. L’esperienza statunitense sta dimostrando l’efficienza e l’efficacia della conciliazione, soprattutto in casi come questo. Forse, allora, la soluzione appropriata per la vicenda dei bond argentini potrebbe essere ricercata invocando l’intervento degli organismi terzi neutrali di conciliazione (ADR provider), i quali sarebbero sicuramente in grado di fronteggiare situazioni di questo genere in virtù dell’esperienza e della preparazione necessaria, maturati in anni di presenza nel contenzioso internazionale. Questa proposta è avvalorata anche dalle recenti novità legislative italiane concernenti il diritto societario, laddove il D. Lgs. 5/2003 riconosce l’importanza della conciliazione e degli organismi terzi neutrali. Questi ultimi si adoperano, infatti, nel contattare le parti coinvolte nella controversia, cercando di portare tutti allo stesso tavolo di negoziazione. Da questo momento il conciliatore (scelto di comune accordo) si prodigherà nel cercare un possibile accordo, mediando interessi e posizioni spesso solo apparentemente distanti. La netta differenza strutturale e funzionale della conciliazione rispetto a qualsiasi altro procedimento giudiziario ordinario o arbitrale è evidente, poichè mentre questi ultimi si concludono con l’emanazione di un provvedimento a carattere vincolante (sentenza per il giudizio, lodo per l’arbitrato) deciso dal giudice o dall’arbitro, nella conciliazione la definizione è affidata alla volontà delle parti che si estrinseca in un negoziato assistito da un conciliatore. Trattandosi di un procedimento per sua natura svincolato dalle norme procedurali proprie del giudizio ordinario o di quello arbitrale, tutte le risorse (in termini di costi, di tempi e di opportunità ) possono essere proficuamente utilizzate al fine di valutare la sussistenza degli interessi in gioco, evitando così le sterili diatribe di contrapposizione che inaspriscono i rapporti e compromettono le possibilità di avere un valore aggiunto dalla definizione della controversia. Nel caso dei bond argentini, la conciliazione e gli organismi terzi neutrali potrebbero allora profilarsi come uno strumento efficiente per una situazione che al momento sembra essere ancora più complicata. Fabio Luciani

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