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3 luglio 2007

Non conciliare può costare caro

di Veronica Alvisi
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Con la recente decisione del caso P4 Ltd vs. Unite Integrated Solutions Plc, la Technology and Construction Court britannica ha chiarito che ai fini della condanna alle spese la conciliazione non può in alcun modo essere sostituita dalla negoziazione, e che il rifiuto irragionevole di tentare la conciliazione costituisce comportamento valutabile sfavorevolmente nell’accollo dei costi processuali.
La decisione sembra aprire interessanti spiragli su quello che potrebbe essere l’orientamento dei tribunali quando, con l’effettiva entrata in funzione degli organismi di conciliazione previsti dalla riforma del processo societario, i giudici italiani si troveranno a dover valutare il comportamento delle parti nella conciliazione extra-giudiziale ai fini della decisione sulle spese, così come previsto dall’art. 40, comma 5, D. Lgs. 5/2003.
Nel caso britannico, la società P4 aveva iniziato contro Unite la fase del pre-trial per individuare gli elementi e i punti giuridicamente controversi prima di esperire la c.d. action for convention, finalizzata a ottenere la restituzione della merce o il pagamento del prezzo. La domanda si fondava su un patto di riservato dominio stipulato tra P4 e Tudor e notificato a Unite nell’ottobre 2003. Unite eccepiva di aver pagato la merce a Tudor, sostenendo di conseguenza l’insussistenza di qualsivoglia obbligo a proprio carico. Nel dicembre 2003 iniziava dunque un insistente scambio di lettere tra i legali delle due società. P4 voleva informazioni su come e quanto Unite avesse pagato a Tudor, chiedendo contestualmente il pagamento di 43.000 sterline. Unite rispondeva con 6.550 sterline di offerta c.d. without prejudice (istituto transattivo tipico del sistema inglese, caratterizzato dal fatto che l’offerta non rappresenta una dichiarazione di responsabilità, e che se chi rifiuta l’offerta ottiene in giudizio una somma minore, sarà tenuto al pagamento delle spese giudiziarie a partire dalla data dell’offerta stessa), seguita da una richiesta di P4 di ulteriori 50.000 sterline.
Nell’aprile 2005, dopo il rifiuto di Unite di tentare la conciliazione della lite con un conciliatore professionista, P4 cominciava il processo vero e proprio. Unite, nel giugno 2005, formulava un’altra offerta di 6.000 sterline, fornendo poi a sostegno delle proprie ragioni prove tanto evidenti da vincere, di fatto, la causa. Il giudice Ramsey, infatti, condannava Unite a pagare solo 387 sterline a fronte di una richiesta di 70.000 avanzata da P4.
Al momento di considerare le spese processuali, tuttavia, il giudice Ramsey ha accolto le richieste di P4, affermando che Unite avrebbe dovuto pagare il costo delle spese processuali fino al momento della propria offerta di 6.000 sterline del giugno 2005. Derogando così il principio della soccombenza, il giudice ha voluto sanzionare il comportamento di Unite, che oltre a non aver fornito le informazioni di cui disponeva nella fase del pre-trial, aveva rifiutato il tentativo di conciliazione propostogli da P4.
Lo stesso Ramsey ha rilasciato dichiarazioni nelle quali non solo ha censurato il comportamento di Unite tacciandolo di irragionevolezza, ma ha altresì sottolineato come la conciliazione non possa essere sostituita da uno scambio di lettere tra gli avvocati, e che l’esperienza insegna che è proprio laddove falliscono i tentativi delle parti di negoziare autonomamente che è utile ricorrere ad un procedimento di ADR sotto la direzione di un terzo neutrale, quale è appunto il conciliatore. Ramsey ha riconosciuto che, in condizioni normali, P4 sarebbe stata senz’altro condannata al pagamento integrale delle spese processuali, anche tenuto conto del fatto che ha portato a sentenza una causa che nel merito la riconosceva creditrice di una somma molto piccola sia in termini assoluti che in relazione alla domanda.
Tuttavia, a fronte del comportamento ostruzionistico di Unite e del suo rifiuto di tentare la via della conciliazione, Ramsey si è convinto che se non avesse in qualche modo attribuito a Unite una corresponsabilità nelle spese, non avrebbe reso giustizia nel senso pieno del termine.
da Tony Allen, Winning yet losing: costs sanctions declining to mediate – ‘strongest ever case law’, www.cedr.org.uk
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