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9 ottobre 2002

L’importanza della buona fede nelle procedure di conciliazione

di Redazione MondoADR
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La partecipazione in buona fede è un requisito fondamentale nella procedura di conciliazione. Il buon esito della conciliazione dipende infatti dalla capacità delle parti a collaborare ed a ricercare soluzioni mutuamente soddisfacenti. Tale requisito, purtroppo, non sempre viene soddisfatto. In simili casi, come dimostra una recente decisione di una corte distrettuale degli Stati Uniti, il convenuto può essere obbligato al pagamento di una sanzione.

Nel caso in questione G. Gee Nick (la parte attrice) dipendente del Kentucky Fried Chicken, presentò accusa di molestie sessuali contro il suo datore di lavoro, Morgan’s Food (il convenuto). (Cfr. Nick v. Morgan’s Foods of Missouri, Inc., 270 F.3d 590, 8th Cir. 2001)

Dopo una prima consultazione sulle questioni preliminari, alle parti fu ordinato il ricorso alla mediation che – secondo le local rules – deve svolgersi rispettando i principi della difesa scritta (ossia la presentazione da parte di ciascuno, con un minimo di cinque giorni lavorativi di anticipo rispetto all’incontro di conciliazione, di una breve memoria scritta, riepilogante il contesto della controversia nonchè ogni altra informazione su responsabilità e danni) e del dovere di partecipazione (la partecipazione agli incontri di conciliazione di tutte le parti, incluso il decision-maker – ossia la persona avente il potere di transigere la lite – l’avvocato, i rappresentanti sindacali e gli altri aventi diritto).

Nel caso in questione nessuna delle due prescrizioni venne rispettata dal convenuto.

La società Morgan‘s Food, infatti, nonostante le ripetute richieste del conciliatore, non provvide alla memoria scritta – ritenuta dall’avvocato di fiducia una inutile perdita di tempo – nè tantomeno ritenne necessario far partecipare agli incontri di conciliazione il proprio decision-maker, reperibile solo telefonicamente perchè altrove.

Durante la conciliazione, la parte attrice offrì due diverse possibilità di accordo, entrambe ingiustificatamente rifiutate dal convenuto senza nessuna controproposta. L’incontro di conciliazione si concluse quindi in tempi assai rapidi e senza successo ed al conciliatore non rimase altro che informare la corte della scarsa partecipazione della società Morgan’s Food alla procedura di ADR.

Secondo la corte, la Morgan’s Food preferì risparmiare le ore di lavoro necessarie per preparare la memoria scritta e le spese di viaggio per il decision maker. Una simile condotta, contraria alla buona fede, aveva comportato comunque un dispendio di energie e di tempo per la corte, per il conciliatore, per la parte attrice e per il suo avvocato nominato d’ufficio. Il convenuto aveva il dovere di comunicare alla corte l’intenzione di non conciliare.

Conseguentemente, la corte condannò la Morgan’s Foods al pagamento di una multa di $ 1.390. Sanzionò anche l’avvocato di fiducia per $ 1.390. L’ammontare complessivo, da pagare all’avvocato di controparte, copriva le spese dell’incontro di conciliazione, le spese legali sostenute dall’avvocato della ricorrente per preparare e partecipare alla conciliazione e la richiesta di risarcimento per il comportamento in malafede durante

la conciliazione. La corte inoltre sanzionò la società con una multa di $ 1.500 da pagare al cancelliere della corte distrettuale, per non aver presentato il promemoria richiesto e per aver delegato un rappresentante privo dei necessari poteri.

(Articolo tratto da JAMS Dispute Resolution Alert Newsletter, March-April 2002)

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