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Nr. 1 Registro organismi di mediazione Ministero della Giustizia
28 marzo 2011

La primavera della Giustizia civile

di Dario Seminara
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La voce dell'avvocatura a favore della mediazione L’equinozio di primavera si ha nel giorno in cui il sole è allo Zenit sull’equatore, per cui il dì raggiunge durata esattamente eguale alla notte; esso cade al 20 marzo e segna l’inizio della primavera. E il caso ha voluto che l’avvento di questa primavera coincidesse con l’entrata in vigore della riforma cui al D.Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010.  La quale in sintesi consiste nel fatto che oggi il cittadino, prima di iniziare una causa civile nelle materie cui al detto decreto (locazioni, divisioni, successioni ereditarie, risarcimento danno da responsabilità medica, etc.), deve prima, senza necessità di assistenza d’avvocato, tentare la conciliazione, attraverso un Mediatore imparziale. Se la conciliazione riesce, il cittadino ha raggiunto il suo obiettivo in poche settimane e con pochi soldi: se la conciliazione non riesce, egli fa la causa: coi tempi e i costi ben noti (in questo caso essendo tra l’altro necessario l’avvocato).  Per comprendere meglio la portata dell’innovazione, evitando di cedere alle paure che inevitabilmente provoca il nuovo, necessità evidenziare la matrice comunitaria  del D.Lgs. 28/10, risalendo alla riunione di Tampere del 1999 l’invito del Consiglio Europeo ad istituire procedure extragiudiziarie ed alternative; invito poi formalizzato nel Libro Verde presentato il 10.04.02 dalla Commissione della Comunità Europee agli stati membri a favore dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie (A.D.R.) in materia civile e commerciale. Proprio la Direttiva 2008/52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21.05.08  fondante il D.lgs. in commento così univocamente recita: “L’obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia … dovrebbe comprendere l’accesso ai metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbe contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la disponibilità dei servizi di mediazione. La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti”. *** In sostanza a livello europeo sono suggerite, ai fini della risoluzione delle controversie, procedure alternative a quelle giudiziarie. Procedure che si ispirano al principio della conciliazione, da concludersi auspicabilmente con un’intesa tra le parti in luogo della sentenza, che è il naturale epilogo del procedimento giudiziario. Queste procedure alternative di risoluzione delle controversie sono generalmente designate, nel linguaggio legale anglosassone, con l’acronimo A.D.R., che sta per Alternative Dispute Resolution: in italiano, Risoluzione Alternativa delle Controversie. Quanto precede per comprovare come la riforma dell’equinozio di primavera debba considerarsi il portato -non di un colpo di sole del nostro Guardasigilli, ma-  di un lungo e ben ponderato processo teso al miglioramento della vita dei cittadini. Ed infatti, oggi i Giudici, nonostante il loro impegno (certo superiore alla media degli altri pubblici impiegati), non riescono a smaltire il carico dei processi civili: il cui numero è enorme e insostenibile, e causa costi crescenti sia per lo Stato che per cittadini (che pagano anche con stress enorme la durata di un processo civile, che magari li vede opposti a congiunti o vicini di casa): attribuire, come fa taluno, l’eccesso del numero dei processi civili alla litigiosità dei cittadini; o allo scarso rispetto dei molti per i diritti degli altri; o all’eccessivo numero di avvocati, che, per sopravvivere, devono crear inutili cause, è battaglia di retroguardia. Qui ed ora dobbiamo cercare di far partire e bene il sistema dell’ A.D.R..  Or è noto che gran parte degli avvocati guardano negativamente questa riforma: altri hanno invece fatto i corsi per Mediatore. Per contro, la Categoria dei Commercialisti, che rettamente vi ha visto nuove possibilità di lavoro, ed apprezzabili chances di riduzione dei tempi della giustizia, ha molto gradito la riforma,  e moltissimi già sono, tra i Commercialisti, i Mediatori.  Alcune organizzazioni di categoria degli avvocati ritengono la riforma errata ove essa non prevede la necessità dell’assistenza degli Avvocati. Ma e’ evidente che il mondo ideale sia (quello senza liti, o comunque, in subordine) quello in cui le liti si risolvono senza necessità di avvocati. Onde la norma non può, se non contraddicendosi, prevedere la necessità di avvocati, la cui assistenza evidentemente presenta un costo che è auspicabile evitare. Fermo restando che ogni parte ben può farsi assistere, se lo vuole, da avvocato, il quale farà l’interesse del suo cliente consigliandogli la “magra transazione” che molto spesso vale di più di una “causa grassa” a volte solo per i legali. Ancora si imputa alla riforma il provocare perdite di tempo e danaro al cittadino che vuole Giustizia: ma il tentativo di conciliazione avrà durata di poche settimane, ed il costo, previsto per legge, è limitato e parametrato al valore della lite: nulla rispetto alla possibilità che ora ha il cittadino, in pochissimo tempo, di godere di un Mediatore professionale e imparziale, e quindi di un tentativo di conciliazione che avrà certamente molte più probabilità di successo per il fatto che si svolgerà in un ambiente sereno, fuori dalle aule di giustizia, e diretto da un Mediatore che avrà avuto ed ha il tempo necessario per dirigere la mediazione. Tempo che purtroppo non ha il Giudice Ordinario, che in angusti spazi è gravato da un numero di processi tale che la conciliazione davanti allo stesso resta mera utopia. E quanto all’addebito per cui il Decreto in parola costituisce per il cittadino inutile aggravio di costi, ne va al contrario evidenziato l’art. 17/3, per cui il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di 50.000 euro, pagandosi l’imposta solo per la parte eccedente. *** Ancora, agevolazioni fiscali sono previste dall’art. 20/1, che dispone che il pagamento dell’indennità necessaria per l’ A.D.R. dà luogo ad un credito d’imposta, nelle misure ivi indicate. *** Or solo il tempo ci dirà se la riforma dell’equinozio di primavera avrà portato duratura luce nella lunga notte della Giustizia civile, oppure si sia trattato di effimera brezza marzolina: certamente, escluso è che si tratti di uno tsunami ai danni del cittadino e della Giustizia, sicché del tutto ingiustificato ci appare il grido di allarme di tanta parte dell’Avvocatura.

Or è come se, nel nuovo schermo cinematografico della Giustizia Civile, sia comparso un treno, in corsa contro la platea. Non scappiamo, cari Colleghi, come gli spettatori alle prime proiezioni dei fratelli Lumiere; ma guardiamo  con interesse e senza pregiudizi alla novità dell’Alternative Dispute Resolution.  Se l’ A.D.R. avrà successo, come io penso e spero, dipenderà dalla forza delle nostre ragioni, dalla unicità dei nostri obiettivi: e lieti ne saranno per primi i cittadini/clienti, e, subito dopo, gli avvocati, ed i giudici.

commenti
  1. stefania
    24 marzo 2011 a 21:43 | #1

    per fortuna qualcun altro la pensa come lei

    da toplegal.it 21/03/2011

    DIBATTITO SULLA CONCILIAZIONE: UN’OPPORTUNITÀ PER AVVOCATI E CLIENTI

    La posizione di David Maria Santoro, litigator di Simmons & Simmons

    Nessuno sciopero. Ma grande attenzione. TopLegal è andato a vedere quali reazioni ha suscitato l’entrata in vigore della conciliazione obbligatoria nelle law firm attive in Italia.
    Come osserva in questa intervista (prima di una serie di interventi) David Maria Santoro (nella foto) litigator dello studio Simmons & Simmons, si tratta di una grande opportunità. Anche se per sfruttarla al meglio sarà decisivo il ruolo degli organismi di conciliazione.

    Che impatto vi attendete dall’entrata in vigore della legge sulla conciliazione obbligatoria?
    Ritengo che l’entrata in vigore della mediazione, introdotta dal D.Lgs. 28/2010, vada valutata positivamente, in un contesto nazionale caratterizzato da un sistema giudiziario che non riesce ad assicurare velocità nei procedimenti e ha un alto tasso di litigiosità specifica.

    
Per voi e per i vostri clienti è un’opportunità o un problema?
    E’ sicuramente un’opportunità. Poter raggiungere la soluzione di una controversia in tempi brevi costituisce attualmente un risultato di primario interesse, considerata la notoria, defatigante durata di un processo civile e la sua intrinseca lontananza rispetto alla vita “reale”; per le imprese, la mediazione rappresenta dunque una sfida operativa ed un’opportunità che si deve saper cogliere.

    Da cosa dipende il successo di questa innovazione?
    Non c’è dubbio che un ruolo fondamentale spetterà agli organismi di conciliazione alla loro professionalità e capacità di individuare soluzioni delle controversie che siano realmente “alternative” alla via giudiziale: su questo, come sulla preparazione e sull’attitudine dei consulenti, si giocherà buona parte dell’efficacia del nuovo strumento messo a disposizione dal legislatore.
    


    Questo obbligo avrà un impatto anche economico sulla vostra attività?
    Ritengo che per studi legali, quali Simmons & Simmons, non si possa parlare di impatto economico quanto di impatto in termini di produttività dello studio, visti gli attuali tempi lunghi del contenzioso, che naturalmente si riflettono sulla fatturazione dei compensi ai clienti.

    Condividete le critiche mosse dai vertici dell’avvocatura?
    
Come sempre in casi del genere, l’introduzione di una innovazione ha generato un coro di reazioni contrarie, che in realtà appaiono dirette soprattutto a tutelare rendite di posizione ovvero a cercare correttivi prima ancora di aver visto come funziona veramente ciò che si vuole correggere.

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