+39 06 36 09 37
Il portale di riferimento sulla risoluzione alternativa delle controversie
Nr. 1 Registro organismi di mediazione Ministero della Giustizia
20 maggio 2009

L’utilizzo della mediazione in materia di conflitti ambientali

di Maria Giuseppina Drago
Print Friendly
La nuova era del diritto ambientale nasce nel 1992 quando in seno alla Conferenza di Rio, si sviluppa il concetto di sostenibilità  ambientale. Il quadro istituito era teso ad affrontare i molti problemi ambientali che coinvolgono e interessano oramai l’intero globo: mutamenti climatici, biodiversità , deforestazione, inquinamento. In quest’ ottica si è stati unanimemente concordi nel riconoscere che lo sviluppo sostenibile è strettamente connesso alle risposte delle Nazioni alla Convenzione di Rio; risposte che devono quanto più possibile, scaturire sia dalla più ampia partecipazione di comuni, associazioni e cittadini alle decisioni in materia di ambiente, sia a livello sovranazionale; così il Principio 10 della Convenzione.

 
Ciò significa che per attuare una politica volta a intervenire nel processo di produzione di strumenti di controllo e regolamentazione che abbiano come obiettivo la sostenibilità , è necessaria una “cultura del dialogo”. E’ da dire, tuttavia, che i fatti parlano diversamente. Situazioni di tensione legate a conflitti ambientali sono infatti oramai protagoniste quotidiane delle cronache nazionali e non solo. Aspri conflitti si sono sviluppati recentemente in occasione di misure orientate alla gestione dei rifiuti – si ricordi il caso del termovalorizzatore di Acerra e il deposito nazionale per i rifiuti nucleari di Scanzano Jonico, – alla costruzione di centrali elettriche, alla realizzazione di infrastrutture per la viabilità  ed il trasporto, quali l’aeroporto di Malpensa 2000 ed il Ponte sullo Stretto, solo per citarne qualcuno. Si tratta di conflitti che sorgono tra l’interesse sociale e la sostenibilità  ambientale di un progetto, la misura della cui complessità  è data dal numero di comitati cittadini sorti spontaneamente in difesa del proprio territorio, e noti alle cronache come “No-Tav”, “No-Ponte”, etc… . Tali movimenti non devono essere considerati alla stessa stregua di fenomeni incontrollabili, essendo organizzazioni che nascono soprattutto a causa di una assoluta carenza di comunicazione tra gli addetti ai lavori, le istituzioni ed i cittadini. A ciò si aggiunga che in materia ambientale le soluzioni che si vogliono adottare, difficilmente possono accontentare tutti, il che genera tra i cittadini la c.d. sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), secondo cui può accadere tutto altrove e si può decidere qualunque cosa, purchè non riguardi il proprio spazio.

 
Dunque il fattore scatenante il conflitto risiede proprio nella strategia adottata dai proponenti, che viene meglio definita con l’acronimo DAD – decide-announce-defend – in base al quale una volta progettato l’intervento, e ottenute le dovute autorizzazioni amministrative, lo si presenta al pubblico e lo si difende innanzi agli eventuali e immancabili oppositori, adducendo motivazioni di natura esclusivamente tecnico-scientifica. Per prevenire e gestire queste situazioni occorre pertanto adottare approcci decisionali alternativi improntati al dialogo e alla negoziazione con i diversi soggetti a diversi livelli (singoli, gruppi e associazioni), fondati sulla conoscenza e sulla reale volontà  di costruire decisioni condivise, basate su una pianificazione e progettazione partecipata degli obiettivi e delle misure per realizzarli.

 
Tutto ciò può diventare possibile attraverso l’utilizzo dello strumento della mediazione. Avendo carattere preventivo, informale e volontario, la mediazione consentirebbe di ottenere notevoli vantaggi in termini di efficienza ed equità  del processo decisionale; laddove per equità  si intende, prima di tutto, il non far ricadere sui soggetti più deboli i costi e gli oneri dell’intervento che si intende realizzare. Inoltre, intervenendo fin dalle prime fasi del processo decisionale, e dunque coinvolgendo tutti gli attori interessati ab initio, favorirebbe una loro maggiore responsabilizzazione e maggiore impegno nei confronti di una decisione che anch’essi hanno contribuito a costruire. In questo processo gioca un ruolo cruciale la figura professionale del mediatore/facilitatore, soggetto terzo più appropriato alla gestione dei processi partecipati tipici della programmazione di politiche ambientali, e ai processi che Agenda 21 Locale (1)
 promuove per gli Enti Pubblici, e che sono divenuti punto di riferimento per le politiche ambientali e sociali di molte Istituzioni intergovernative, della Commissione Europea, di governi nazionali, e di organismi non governativi.

 
In questi processi partecipativi a livello locale, il facilitatore gestisce gruppi di lavoro composti da rappresentanti di diversi attori e settori della città , guidando la discussione al fine di trovare punti di condivisione su obiettivi di miglioramento ambientale e conseguenti azioni da realizzare. Il mediatore è dunque una figura di supporto finalizzata a facilitare i processi decisionali per l’attuazione delle politiche ambientali, ed a gestire situazioni di conflitto sorte dal mancato consenso partecipato. La tecnica di cui esso si avvale, è quella dell’ars del dialogo. La comunicazione, in questo come in tutte le situazioni conflittuali, assume un ruolo fondamentale, essendo, per l’appunto, il conflitto, un’interruzione della comunicazione. Purtroppo essa spesso è utilizzata dalle parti in modo autonomo, diventando inequivocabilmente strumentale, allo scopo di far “digerire alle comunità  locali la costruzione di un impianto o di una infrastruttura su cui non tutti sono d’accordo. La comunicazione ha, invero, regole ben precise anche e soprattutto in una situazione di conflitto, regole che per essere seguite devono essere utilizzate in modo trasparente. Ciò è possibile solo se a gestire il processo di comunicazione, sia un soggetto terzo, un medium, che a sua volta potrà  utilizzare altri media di comunicazione per cercare di gestire la situazione di conflitto.

 
Detto ciò, in Italia non sono ancora molte le città  che hanno attivato i processi di Agenda 21 Locale rispetto ad altri paesi europei. Tant’è che i proponenti un progetto non utilizzano lo strumento della mediazione quale prima alternativa, ma vi fanno ricorso solo a conflitto già  aperto. Probabilmente la responsabilità  è da imputare innanzitutto ad una scarsa cultura della negoziazione, e ad una naturale tendenza ad affidarsi a criteri tecnico-giuridici. In secondo luogo occorre precisare che gli stessi processi di realizzazione di un progetto pubblico, richiedono competenze di natura comunicativa, gestionale, strategica, di gestione di gruppi di lavoro, etc…, che sono spesso assenti nella struttura burocratico-amministrativa di un ente pubblico. A ciò si aggiunga una certa ambiguità  sul ruolo che la pubblica amministrazione ricopre in seno al conflitto ambientale, passando dal ruolo di oppositore, a quello di proponente, quando non anche a quello di mediatore, in mancanza di mediatori ambientali di professione. Ciò chiaramente influisce sulla strategia e sui comportamenti da adottare, nonchè sulla capacità  dello stesso sistema politico amministrativo di creare consenso intorno ad un progetto considerato di pubblica utilità .

 


 

(1)
 Agenda 21 Locale è
 un programma delle Nazioni Unite, approvato durante la Conferenza di Rio, che si concretizza in un piano d’azione strategica per lo sviluppo sostenibile, da realizzare su scala globale, nazionale e locale, che preveda la più ampia partecipazione possibile di tutti i portatori d’interesse che operano in un determinato territorio.
commenti
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...
Articoli Consigliati
Roma, 29 maggio 2009
La mediazione delle liti civili commerciali. Cos’è realmente e come funziona
Si avvicina la data dell’incontro che lancerà il progetto europeo “Lawyers in ADR” assegnato dalla Commissione ad ADR Center e orientato a promuovere...
Roma, 11-12 giugno 2009
“Hostage”Negotiation
Michael Tsur, fondatore e Direttore del “Mediation and Conflict Resolution Institute”, nonché esperto negoziatore di ostaggi, realizzerà assieme a...
Milano, 18-19 giugno 2009
Master Class “Principles of Persuasion”
Dopo il successo di Roma, anche Milano ospiterà la Master Class “Principles of Persuasion” unico corso in Italia riconosciuto da Robert Cialdini,...
Newsletter

NON PERDERTI LE NEWS SUL MONDO
DELLA MEDIAZIONE E GIURISPRUDENZA

Iscriviti alla Newsletter per ricevere le notizie in ambito giuridico e di gestione delle controversie.
Ho letto e accetto l’Informativa sulla Privacy

Loading...
Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. ok