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20 ottobre 2008

L’importanza dell’ADR nella risoluzione delle controversie internazionali (I parte)

di Flavia Orecchini
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Esiste un’alternativa alla lentezza, ai costi, al formalismo e alla rigidità  della giustizia ordinaria? La soluzione si chiama ADR. Con questo acronimo (Alternative Dispute Resolution) si indicano i metodi alternativi di risoluzione delle controversie che sempre più stanno prendendo piede in tutto il mondo e che vengono considerati da molti una panacea per ovviare a limiti e impacci della giustizia ordinaria.
Il ricorso a questo tipo di procedure – ispirate al modello anglosassone della conciliazione condotta da un esperto neutrale, piuttosto che al contenzioso tipico dell’arbitrato e del processo civile -
 
è in costante crescita, soprattutto negli ultimi anni. Infatti, una soluzione più snella, rapida ed economica comporta un reale vantaggio a favore delle imprese, che spesso si trovano a impiegare consistenti risorse inseguendo per anni una decisione in tribunale. Inoltre, con i metodi di ADR si esce da un’ottica di win/lose tipica del modello processo/giudizio, per entrare invece in un’ ottica di win/win , in cui tutte le parti possono soddisfare i loro interessi.

Infatti, compito del conciliatore, diversamente da quello del giudice o dell’arbitro, non è quello di prendere una decisione vincolante in merito alla lite, ma assistere i contendenti cercando di trovare una soluzione negoziata accettabile da entrambe le parti. La pratica consente così di arrivare ad una soluzione della lite in tempi e costi contenuti, e permette di non interrompere i rapporti esistenti tra le parti.

Le procedure di ADR rappresentano uno strumento fondamentale anche per cercare di aggirare quelle barriere giudiziarie che spesso impediscono, o rendono più gravose per le imprese esportatrici, le attività  di interscambio o collaborazione tra paesi. Differenze presenti nei sistemi giuridici, barriere linguistiche e culturali, oltre ovviamente alla distanza, accrescono molto il rischio d’impresa.


 

I progetti internazionali di ADR Center:
 
MEDA, Marocco, Nigeria, Turchia e Barbados.

A fronte di un aumento del numero delle liti in campo internazionale e non, sono sorte diverse società  che utilizzano la pratica dell’ADR per la risoluzione di controversie. La più attiva, sul territorio italiano, è ADR Center, una società  di consulenza con sede a Roma fondata dieci anni fa da Leonardo D’Urso e Giuseppe De Palo, oggi leader nel settore dell’ADR che, con oltre 300 professionisti e uno staff di quasi 200 persone dislocate in 28 uffici in tutto il mondo, ogni anno si occupa di risolvere più di 12.000 controversie.
Molto attiva in campo nazionale – conta tra i suoi maggiori clienti grandi società  come Pirelli, Fiat, Procter & Gamble, Enel, Bnl – sta esportando all’estero il servizio attraverso una serie di progetti in campo internazionale, finanziati da organismi internazionali di aiuto – come Banca Mondiale o l’Ue attraverso

la Commissione Europea.
Il primo obiettivo di tali progetti è di sensibilizzare e formare i destinatari (professionisti provenienti sia dall’ambiente legale che commerciale) all’utilizzo delle tecniche ADR e ai benefici derivanti da una risoluzione delle dispute cost-effective, in quanto permette di evitare lunghe e costose battaglie legali. La filosofia di ADR Center si basa sul presupposto che i conflitti possono essere risolti con tecniche che portano benefici ad entrambe le parti e, di conseguenza, ad una espansione delle risorse economiche e del commercio internazionale. Attraverso l’implementazione di cicli di formazione, conferenze e altre attività , ADR Center cerca di aiutare a gestire i conflitti in materia commerciale in modo più efficiente, e a costruire così relazioni commerciali più solide.

I benefici per lo sviluppo degli scambi commerciali globali sono stati riconosciuti da molti organismi internazionali, e in particolare dall’Unione Europea, che lo scorso maggio, con una importante Direttiva (Direttiva 2008/52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008), ha sottolineato l’importanza della conciliazione come strumento per fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. La direttiva riconosce che gli accordi risultanti dalla conciliazione hanno maggiori probabilità  di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti.

I progetti in campo internazionale realizzati – o in fase di implementazione – da ADR Center si sono rivolti a diverse aree e paesi: area MEDA, Marocco, Nigeria, Turchia, ed infine Barbados.

Proprio la Commissione Europea nel 2004 ha stanziato circa 1,6 milioni di Euro per un progetto volto a promuovere l’arbitrato e la conciliazione internazionale in 10 paesi mediterranei (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e West Bank-Gaza). Il progetto pilota, dal titolo Promotion of International Commercial Arbitration and Other Alternative Dispute Resolution Tecniques in MEDA Countries (in breve, Progetto ADR-MEDA), di durata triennale e conclusosi nel gennaio 2008, è stato gestito da un consorzio di quattro organismi.

La società  leader era proprio ADR Center, insieme al Centre de Mediation et d’Arbitrage di Parigi, IBF International Consulting e l’italiana Confartigianato, un’associazione che conta centinaia di migliaia di piccole imprese. Il progetto ha avuto l’obiettivo di promuovere e diffondere le tecniche di gestione alternativa delle controversie nelle relazioni commerciali internazionali per i paesi dell’area mediterranea e di assistere le piccole e medie imprese nell’acquisire maggiore fiducia nell’utilizzo di queste pratiche.

Sono state previste diverse importanti attività , tra cui workshop specifici di sensibilizzazione per professionisti della sfera giuridica e per uomini d’affari e cicli di corsi di formazione per conciliatori,
 
tenuti da note personalità  dell’ambiente europeo dell’ADR, come il Prof. De Palo, che è anche il team leader del progetto. Nel settembre 2007 si è svolta a Roma una conferenza internazionale di due giorni, che ha visto riunite oltre 400 persone tra esperti di conciliazione e arbitrato, avvocati, giudici, uomini d’affari e rappresentanti del governo. In tale occasione è stata firmata dai rappresentanti del CCBE (Council of Bars and Law Societies of Europe), dell’Unione Araba Avvocati e dell’Unione degli ordini Forensi della Turchia,
 
la “Carta Euro-Mediterranea sulla Risoluzione Appropriata delle Controversie”, un accordo fondamentale per avvicinare i paesi europei a quelli della sponda sud del Mediterraneo.

In tale occasione è stato presentato il testo “Arbitration and Mediation in Southern Mediterranean Countries”, curato dal Prof. De Palo e dalla professoressa Mary Trevor, e che consiste in un’analisi approfondita sullo stato dell’arbitrato, della conciliazione e della diffusione dell’ADR nei 10 paesi dell’area mediterranea. Il progetto ha inoltre previsto un sondaggio per capire quanto la pratica dell’ADR è diffusa nell’area MEDA. L’indagine è stata distribuita alle associazioni locali degli ordini degli avvocati e alle camere di commercio e dell’industria.
È attualmente in fase di implementazione il progetto Alternative Dispute Resolution/Mediation Pilot Project (PEP – MENA) per il Marocco.

Il progetto si inserisce nel contesto delle azioni che il consorzio delle aziende private, Private Enterprise Partnership (PEP) della regione del Middle East and North Africa (MENA) porta avanti in quest’area con l’obiettivo di migliorarne il clima economico per il settore privato soprattutto a livello delle Piccole e Medie Imprese, attraverso l’eliminazione delle “barriere giudiziarie”e lo snellimento delle procedure di risoluzione delle liti.
Il progetto pilota può servire da modello per il Marocco e per l’intera area. PEP-MENA sta, difatti, incentivando l’utilizzo delle tecniche di Risoluzione Alternativa delle Controversie attraverso cicli di formazione per giudici, avvocati ed esperti del settore. Le attività  previste comprendono training di base e avanzati a Rabat e Casablanca, formazione dei futuri Mediation Trainers e produzione di materiali e manuali utilizzabili dall’IFC anche in futuro.
 


 


 

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